Anestesia, a volte spaventa, ma è sicura?

Il film Awake inizia con le seguenti parole scritte sullo schermo:- "Ogni anno più di 21.000.000 di persone ricevono un'anestesia totale, la maggior parte delle quali dorme serenamente e non ricorda niente. 30.000 di questi pazienti non sono così fortunati, si ritrovano incapaci di dormire e restano intrappolati in un fenomeno noto come anestesia cosciente. Questi pazienti sono completamente paralizzati. Non possono urlare per chiedere aiuto. Sono svegli.".
Sul web non è possibile trovare nessuna spiegazione riguardo a questo fenomeno (almeno in italiano), alla voce Anestesia Cosciente, si parla solo di un certo tipo di anestesia, che si usa volutamente quando il caso lo richiede, che viene appunto chiamata anestesia cosciente, ma che non ha nulla a che vedere col fenomeno di cui si parla sopra.
L'unica cosa esaustiva che ho trovato è "solo" sull'anestesia in generale. Nel caso ci fosse qualcuno che può illuminarci, lo faccia! Grazie.
Lupin4th
A cosa serve l'anestesia? Quanti tipi ne esistono e quali sono i loro effetti? Un viaggio alla scoperta di una pratica che suscita spesso inutili preoccupazioni.
L’anestesista è fondamentale durante un intervento chirurgico. Senza non sarebbe possibile operare nella vastissima gamma di casi che oggi conosciamo. Spesso, però, l’anestesia spaventa i pazienti: alcuni hanno paura di sentire dolore, altri la paragonano a uno stato di coma. Questi timori sono fuori luogo: quando è svolta con competenza e professionalità, l’anestesia è una pratica assolutamente sicura e presenta rischi molto limitati. Esistono tre tipi di anestesia: generale, locale e regionale. La Dottoressa Roberta Monzani, anestesista e Responsabile medico del Day Hospital Chirurgico di Humanitas, ce li ha spiegati. E ci ha chiarito anche i dubbi dei più scettici. Dottoressa Monzani, che cos’è l’anestesia generale? «L’anestesia generale, detta anche narcosi, ha lo scopo di far perdere al paziente la coscienza e la sensibilità al dolore in tutto il corpo durante un intervento chirurgico. Questo sonno prodotto artificialmente è necessario quando non è possibile sottoporre il paziente a un altro tipo di anestesia o quando il tipo di intervento non permette di fare diversamente». «Le sostanze che producono la narcosi (anestetici generali) sospendono temporaneamente le funzioni che riguardano la vita di relazione senza interrompere le funzioni vegetative (cioè quelle vitali come respirazione e circolazione del sangue). In pratica, gli scopi dell’anestesia generale sono l’ipnosi (perdita della coscienza), l’effetto analgesico (eliminazione del dolore), la miorisoluzione quando serve (rilassamento/paralisi muscolare) e l’amnesia (perdita del ricordo di quanto accaduto durante l’operazione). I narcotici possono essere somministrati per inalazione o per endovena». È applicabile a tutti? «Praticamente sì, ma è fondamentale che prima dell’operazione l’anestesista valuti il quadro clinico generale del paziente. Alcune malattie croniche, infatti, richiedono attenzioni particolari. I farmaci che il paziente prende per curare queste malattie possono interferire con l’effetto dell’anestesia o aumentare lo stress dopo l’operazione. Si tratta di farmaci come l’Aspirina, gli antinfiammatori, gli anticoagulanti, gli antidepressivi, gli ipoglicemizzanti e gli antiasmatici». «Di solito, quando un paziente risulta allergico all’anestetico si ricorre all’adrenalina. Tuttavia, questa sostanza è controindicata in certi casi. Naturalmente si può risolvere comunque il problema, ma è necessario che l’anestesista sia informata». «Anche alcool, fumo di tabacco, prodotti dietetici e erbe medicinali possono interferire con l’anestetico. È fondamentale, in definitiva, informare l’anestesista di tutto quello che si sta prendendo, anche se può sembrare non pericoloso, in modo che ci si possa comportare di conseguenza». È vero che l’anestesia generale e gli intervanti chirurgici sono più pericolosi per un anziano? «Al contrario dell’opinione comune, i rischi dell’anestesia generale o della chirurgia non aumentano con l’età. È vero, però, che con il passare degli anni i nostri organi (cuore e sistema circolatorio, fegato, polmoni, reni, ecc.) invecchiano e fanno più fatica a svolgere le loro funzioni. Questo significa che il tipo e la dose dell’anestetico vanno scelti in base alle condizioni dell’anziano, perché il suo metabolismo peggiora col tempo». «Comunque, tutti questi aspetti si possono analizzare nella visita prima dell’operazione anche con esami di routine (analisi di laboratorio e specialistiche). Durante l’intervento, poi, l’anestesista tiene continuamente sotto controllo le condizioni del paziente (soprattutto lo stato del cuore e la respirazione). Questo controllo, insieme all’esperienza dell’anestesista, fanno in modo che difficilmente qualcosa sfugga al controllo». Che cosa sono, invece, l’anestesia locale e quella regionale? E che differenza c’è tra le due? «Quella locale e quella regionale sono due tipi di anestesia parziale: agiscono solo su una parte determinata del corpo, quella su cui si deve intervenire chirurgicamente. Infatti, quando la parte interessata e il tipo di operazione lo consentono, basta “addormentare” solo quella parte anziché tutta la persona. Il paziente, dunque, non perde la coscienza: rimane sveglio, ma non sente dolore. L’anestetico, infatti, interferisce con il sistema nervoso e impedisce che l’informazione “dolore” dalla zona operata arrivi al cervello». «L’anestesia locale si pratica in una zona molto delimitata del corpo, mentre quella regionale agisce su una zona più estesa. La scelta di uno o l’altro tipo cambia secondo la quantità di nervi presenti nella zona da operare». «In particolare, si usa l’anestesia locale per eseguire biopsie e per operare gli organi della vista e quelli genitali, gli arti, le mani, i piedi e per alleviare il dolore durante il parto». «Inoltre, per migliorare ulteriormente l’efficacia dell’anestesia durante e dopo l’operazione, l’anestesista può decidere di dare a persone particolarmente ansiose o agitate anche altre sostanze sedative. La durata dell’anestesia comunque dipende dal tipo e dalla quantità di anestetico usato». Da chi dipende la scelta dell’anestesia parziale o generale? «L’anestesia parziale è raccomandabile alle persone che non se la sentono di affrontare la perdita completa di coscienza prodotta dall’anestesia generale. Viceversa, è sconsigliabile a chi si sentirebbe a disagio nel rimanere sveglio e cosciente durante l’intervento, nonostante sia sotto sedativi». «In ogni caso, come abbiamo già detto, prima di scegliere il tipo di anestesia e di anestetico, bisogna conoscere il paziente. Per esempio, le sue allergie. La scelta di procedere con anestesia parziale o generale, dunque, dipende da un insieme di fattori che includono: il tipo di chirurgia (a volte è assolutamente necessaria l’anestesia generale), la volontà, lo stato d’animo e le condizioni di salute globale della persona, le competenze dell’anestesista e il parere del chirurgo».
A cura di Lucrezia Zaccaria
humanitasalute.it