



Merito soprattutto di Chris Martin, impossibile non accorgersene. Una volta quelli come lui li si chiamava "animali da palcoscenico". Corre come un invasato da una parte all'altra del palco con il microfono in mano e senza steccare mai una nota, suda magliette su magliette, tutte con un cuore rosso in basso a sinistra, ma brano dopo brano e' ancora piu' dinamico. Anche quando siede al pianoforte tormenta lo sgabello con saltini da leprotto in cattivita': sorride, ammicca, parla in un italiano accettabile, raccoglie i peluche che le fan deliranti gli lanciano e si mette un palloncino sotto la t-shirt a mo' di pancia, dicendo: "Questi saranno i Coldplay tra 30 anni". Oggi, invece, i Coldplay sono una delle migliori band presenti sulla scena della musica mondiale: togliamo il valore aggiunto di Chris Martin, togliamo l'impatto sorprendente di un palco ipertecnologico, con luci e palloni fluttuanti in mezzo palazzetto, laser ed effetti vari ed eventuali a ogni reef, rimangono le canzoni. Bellissime. A cui la dimensione live dona uno splendore diverso, piu' ritmato, piu' rock, se vogliamo usare l'etichetta che il gruppo ha dato all'ultimo tour.
La scaletta, a voler essere maliziosi, non puo' non strappare applausi: ci sono tutti i successi, da "The scientist", eseguita nel corso di un breve set acustico nelle retrovie della gradinata ovest, a "In my place", "Speed of sound" e il capolavoro "Fix you". Ma il momento piu' alto lo si raggiunge con "Viva la vida", autentico inno alla gioia dei nostri tempi che testimonia un fatto non scontato: i Coldplay non si sono crogiolati sulla loro storia, una base ormai ben sedimentata, ma hanno saputo sfornare nuove idee e ammaliare ancora. Si chiude con "Lovers in Japan" e "Death and all his friend" in un trionfo di coriandoli colorati sparati dal tetto. Il bis e' uno solo, "Yellow", il raccordo con il passato, l'omaggio alla memoria di chi, nel presente, trascina strizzando l'occhio alla qualita'. E stasera a Milano si replica.
Sul set conosce il collega francese Vincent Cassel, che sposa nel 1999 e dal quale avrà una figlia cinque anni più tardi battezzata con il nome di Deva. Monica reciterà ancora diverse volte accanto al marito in pellicole come: “Come mi vuoi” (1996), “Dobermann” (1997), “Compromis” (1998) e “Méditerranées” (1999). L’attrice, conosciuta ormai a livello mondiale, non dimentica il suo Paese natale: è presente in fiction tv e spot, inoltre posa per i calendari di due riviste “Max” e successivamente “GQ”, che battono ogni record di vendita. Nel 1998 Marco Risi la dirige ne “L’ultimo capodanno”. Due anni più tardi ottiene il ruolo della protagonista nel film di Giuseppe Tornatore “Malèna”, che la consacra come una delle più promettenti giovani attrici internazionali. Ancora una volta viene messa in evidenza la sua bellezza tipicamente mediterranea ed esaltata la sua sensualità, così come era già successo negli spot per la D&G diretti dallo stesso Tornatore. Negli Usa la Bellucci recita nel thriller di Stephen Hopkins “Under Suspicion” (2000), insieme a Morgan Freeman e Gene Hackman. Nel 2001 la pellicola del francese Christophe Gans “Il patto dei lupi” diventa un cult in tutta Europa, tanto da farle ottenere un altro ruolo di primo ordine: la capricciosa Cleopatra in “Asterix e Obelix: Missione Cleopatra” (2002). Suscita invece grande scandalo al Festival di Cannes del 2002 il drammatico “Irréversible”, nel quale Monica ha dovuto interpretare la vittima di uno stupro in una scena durata più di otto minuti sotto la regia di Gaspar Noé. Il 2003 è un anno significativo per la carriera dell’attrice di Città di Castello: Gabriele Muccino le offre il ruolo di Alessia, l’amante di Fabrizio Bentivoglio in “Ricordati di me”. Grazie a questa pellicola conquista una nomination ai David di Donatello come miglior attrice non protagonista e un Nastro d’Argento. Monica lavorerà nuovamente con Muccino nel 2007 per realizzare gli spot della linea di biancheria “Intimissimi”. Allo stesso tempo i fratelli Wachowski la incontrano durante un volo transoceanico e la scritturano per i due capitoli finali della loro saga Matrix: “Matrix Reloaded” (2003) e “Matrix Revolution” (2003), in cui veste i panni di Persephone accanto a Keanu Reeves. Negli Usa Monica ottiene buona visibilità anche con il film ambientato in Nigeria “L’ultima alba” (2003), accanto a Bruce Willis. Nel 2004 interpreta Maria Maddalena ne “La passione di Cristo” di Mel Gibson, scelta molto difficile in quanto recitato interamente in aramaico e al centro di forti polemiche religiose. Dopo “Agents Secrets” (2004), con il marito Vincent Cassel e la pellicola diretta da Spike Lee “Lei mi odia” (2004), Monica si dedica alla figlia Deva, partorita a Roma nel settembre 2004. L’anno successivo è un’affascinante regina ne “I fratelli Grimm e l’incantevole strega” del visionario Terry Gilliam accanto a Matt Damon e allo scomparso Heath Ledger. Con la regia di Bertrand Blier veste i panni della prostituta Daniela in “Per sesso o per amore?” (2005), con Gerard Depardieu. Per Paolo Virzì nel suo “N (Io e Napoleone)” (2006) è la baronessa Emilia Speziali. Molto discussa (e molto cliccata su Internet) la scena di sesso che la Bellucci ha interpretato con Riccardo Scamarcio in uno dei tre episodi di “Manuale d’amore 2” (2007). Nella pellicola diretta da Giovanni Veronesi l’attrice è una fisioterapista molto sexy che vive una notte di passione con il paziente Scamarcio su sedia a rotelle. Ancora un ruolo da prostituta nel 2007 in “Shoot’em Up” accanto a Clive Owen: anche qui la loro performance amorosa durante una serrata sparatoria è stata tra le più cliccate sul web. La Bellucci continua a lavorare tra Italia, Francia e Stati Uniti in “Le Deuxième Souffle” (2007), accanto a Daniel Auteuil, e successivamente in “Sanguepazzo” di Marco Tullio Giordana. La pellicola, presentata fuori concorso al Festival di Cannes 2008, è ispirata alla storia vera dell’attrice Luisa Ferida che visse negli anni del fascismo una travolgente quanto distruttiva passione per il collega Osvaldo Valenti. “L’uomo che ama”, opera seconda di Maria Sole Tognazzi con Monica Bellucci e Pierfrancesco Favino aprirà la terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma a ottobre 2008. Sin dagli esordi i critici cinematografici hanno esaltato maggiormente le doti fisiche di Monica Bellucci piuttosto che quelle recitative. In realtà Monica si è dedicata con passione a questo mestiere scegliendo anche di interpretare ruoli difficili come quello di Alex in “Irréversibile” ed ha conquistato così la fiducia di grandi registi quali Francis Ford Coppola, Spike Lee e Giuseppe Tornatore. Grazie a queste prestigiose collaborazioni e alla spola tra Europa e Stati Uniti Monica Bellucci è attualmente la diva per eccellenza tra le giovani attrici italiane.
e giovani attori di talento: Emile Hirsch (da Penn diretto in Into the Wild) Josh Brolin (Planet Terror, American Gangster, No Country for Old Men, W), James Franco (Spider-Man 3, In the Valley of Elah) e Diego Luna, lanciato nel 2001 assieme a Gael García Bernal da Y tu mamá también, coppia ricostituita nel film di imminente uscita Rudo Y Cursi).
http://www.youtube.com/watch?v=WW0lQrWn5VI
E l'altro protagonista, Pierce Brosnan, che tutti conosciamo per i suoi ruoli di impavido 007 rivela al mondo una buffa curiosità: di essere stato terrorizzato all’idea di dover cantare e danzare. Dice Brosnan: “Non credo di essermi mai sentito tanto agitato in vita mia! Ma alla fine, mi sono arreso a questa esperienza e mi sono molto divertito. E’ stato divertentissimo cantare e poter esprimere le mie emozioni attraverso il canto”.
Aveva ragione lei, la sua musica ha avuto fin da subito un sapore internazionale e il tempo ha pagato la sua coerenza. Succede infatti che per caso uno dei reality show più seguito degli Stati Uniti, “So you think you can dance”, scelga “Dancing” come colonna sonora di una delle coreografie, scelta ripetuta poi con “Rock your soul” ed Elisa parte alla conquista dell’America, esibendosi in un primo concerto sold out al Joe’s pub di New York City. In 12 anni della ragazzina schiva che si ostinava a cantare in inglese seppur italianissima non è rimasto niente se non una timidezza naturale che ha imparato a far convivere col successo divertendosi. Quella che abbiamo davanti oggi è un’artista che duetta con una delle star nostrane , Luciano Ligabue così come con una leggenda americana come Tina Turner e che ha voglia di crescere e di dare sempre di più al suo pubblico. Dopo la direzione artistica del musical “Hair”, “Mechanical Dream” è l’ultima fatica dell’artista friulana, che abbandona l’ idea canonica di concerto per abbracciare quella di spettacolo. Concepito come un unico grande spettacolo andato in scena all’Arena di Verona, Elisa ha deciso di salutare il suo pubblico con altre 2 date, il 30 settembre a Roma e il 7 ottobre a Milano, prima di ritirarsi per lavorare sulla sua prossima fatica. “Mechanical Dream” racchiude in sé un mondo, quello di Elisa fatto di elettronico, come suggerisce il titolo dello spettacolo, e di onirico, quella dimensione parallela e romantica cara all’artista. Nulla è lasciato al caso, scenografie spettacolari, attenzione ai costumi, ballerini che si esibiscono sulle coreografie di Luca Tommasini studiate sulle canzoni di Elisa ma anche ispirate ad alcuni dei film più amati dalla cantautrice. Naturalmente la scaletta toccherà alcune dei più grandi successi dell’artista, che però si esibirà anche in diverse cover tra cui “Wuthering Heights” di Kate Bush. Insomma, nel complesso un sogno, quello ‘meccanico’ di Elisa. Mechanical Dream – Elisa Palalottomatica Martedì 30 settembre ore 21.00 Biglietti: Tribuna numerata laterale 46,00 euro, terzo anello 40,25 euro www.ticketone.it
Un film fatto da una regista e in cui le donne hanno una parte preponderate. "La maggior parte dei film - ha argomentato Streep - è pensata per gli uomini e sono molto felice di aver fatto "Mamma mia", anche gli studios sono rimasti sconvolti dal suo successo, perché hanno visto che le donne vogliono divertirsi. Oggi - ha continuato - è più facile per un'attrice trovare un ruolo, ci sono più donne registe, più sceneggiatrici e produttrici, forse solo nella vita pubblica le donne sono ancora considerate un po' meno capaci degli uomini ma in molti paesi le cose stanno cambiando".
"La Palin? Voterò ovviamente Obama - ha risposto a una domanda l'attrice - e su di lei posso dire che noi americani non la conosciamo affatto. Io so perché si trova in quella posizione ma preferisco non parlarne".
Per la Streep si parla già di terzo Oscar per il suo prossimo film "Dubbio" con Philip Seymour Hoffman, che uscirà in America a dicembre. Tanto successo le ha fatto montare la testa? "Assolutamente no - ha risposto - sono madre di quattro figli che mi giudicano continuamente, non mi sento mai la prima della classe. Ogni volta che finisco un film penso che si tratti dell'ultimo e che non mi proporranno mai un altro ruolo. L'età? Talvolta mi sento un po' più stanca - ha concluso sorridendo - ho qualche dolore alle ginocchia ma ancora tanta vitalità. Noi donne con il passare degli anni sappiamo dare di più".
Liam oggi, pungolato dai giornalisti, torna a parlare di quell'episodio, ma a modo suo: "Tony Blair ci ha ricevuto e, ovviamente, da bravo politico, non s'è accorto di nulla, troppo impegnato a lucidare la sua Stratocaster". Ricorda quegli album, tra cui 'Definitely Maybe', che hanno inventato un genere, un nuovo rock dal sound britannico e post-beatlesiano, realizzati, come ha spesso dichiarato la band, facendo uso massiccio di stupefacenti. Poi si fa serio e dice: "La droga non ti aiuta, è da deficienti, ti butta completamente a terra, e non bisogna scherzarci". Arriva il momento di parlare del nuovo lavoro, realizzato in soli tre mesi, che uscirà in Italia venerdì prossimo per Big Brother - Sony Bmg, preceduto da un singolo 'The shock of the lightning', in vendita già da oggi, e che contiene anche 'Falling Down', remixata dai Chemical Brothers. Un album fatto non solo di chitarra, basso e batteria, in puro stile Oasis, e segnato dalla voce di Liam, aggressiva e inconfondibile, ma anche con molti sprazzi di rock 'progressivo', in brani come '(Get off your) high horse lady' e 'To be where there's lifé. Un disco che prosegue sulla strada della sperimentazione, mai eccessiva, degli ultimi album e che confonde ballate, scritte soprattutto da Liam, come 'I'm outta timé e 'Soldier on', con pezzi dal ritmo ipnotico e ossessivo, dalla batteria ben pestata, come 'The turning' e 'Waiting for the rapture'. "E' semplicemente un altro bel disco degli Oasis - commenta Liam deciso - Suona diverso? A me non sembra. Noi siamo rock. Niente chitarre acustiche, solo giacche di pelle". Nei testi delle nuove canzoni si trovano continui riferimenti a Dio e alle paure dell'uomo. "Sapete, il mercato religioso è molto vasto e bisogna approfittarne", spiega Liam a modo suo. A chi azzarda l'ennesimo paragone con i Beatles, risponde duro: "Noi non abbiamo modelli". Del panorama musicale contemporaneo, il cantante 36enne apprezza i Kasabian, ma non i Coldplay ("sono come Sting, troppo classici"). Tifoso accanito, come il fratello, del Manchester City, dice: "Vinceremo e domineremo il mondo e se non lo dominiamo, ce lo compriamo".
Otto anni fa, proprio a Milano, l'ennesimo litigio tra i fratelli portò Noel ad abbandonare la band, che terminò il tour senza di lui. Per Liam, "queste sono solo cose che succedono". Ora il tour del nuovo album li porterà in giro per il mondo per 14 mesi ("il più lungo della nostra carriera"). Noel ha recentemente dichiarato che, al termine delle esibizioni live, si dedicherà a progetti da solista. E Liam? "Piuttosto mi costruisco un'arca. Se qualcuno vuole andare da solo, lo faccia pure, io non lo farò, non fa per me", risponde il 'fratellino'.
Divenuto adulto, Michael, ancor pieno di rancore, scrive un romanzo autobiografico per liberarsi la coscienza e vendicarsi una volta per tutte delle violenze subite rendendole pubbliche. Il libro è sul punto di essere pubblicato quando la scomparsa improvvisa della madre, morta in un incidente d'auto appena prima di una riunione di famiglia, cambia le carte in tavola costringendo gli altri membri a un confronto chiarificatore. Bella e accurata l'ambientazione di questo dramma di impianto teatrale girato in gran parte a Austin, Texas e nelle aree circostanti. La scelta di alternare la ricostruzione di due linee narrative di eventi accaduti a distanza di ventidue anni movimenta l'esposizione dei fatti creando attesa nello spettatore, avvinto dai segreti morbosi che la famiglia Taylor, e in particolare il violento capofamiglia, sembra nascondere. Questo continuo confronto presente/passato viene esplicitato attraverso l'uso significante degli elementi a disposizione del regista: tutto, dall'uso del colore e della luce al tessuto dell'immmagine passando per gli elementi simbolici contenuti all'interno del testo filmico, concorre alla trasmissione del messaggio. L'intento dichiarato di Dennis Lee è quello di voler scandagliare in profondità un conflitto che corrode dall'interno le dinamiche familiari analizzando accuratamente la personalità dei singoli caratteri. In questo senso essenziali sono le scelte di montaggio che, affiancando e selezionando i momenti topici della narrazione, filtrano e ricostruiscono tutto ciò che lo spettatore deve vedere omettendo dettagli che verranno svelati solo nell'epilogo per non compromettere la tensione diegetica. La storia procede così per ellissi, omissioni e svelamenti che conducono dritti al drammatico chiarimento finale.
Al di la di questa scelta di sviluppo temporale non lineare, salta agli occhi fin dai primi fotogrammi che Fireflies in the garden ripropone, non sappiamo quanto consapevolmente, modi e forme tipici della grande tradizione melodrammatica degli anni '50 - '60 (per intenderci quella dei Douglas Sirk o Elia Kazan). Il taglio delle inquadrature, i colori pastellati, i dialoghi e le relazioni che intercorrono tra i personaggi, ma soprattutto la trama stessa rivelano una patina di antico che accosta il film a un filone a cui hanno attinto a tutti i livelli registi più o meno blasonati. Se di recente un'operazione filologicamente accurata e artisticamente riuscita come quella compiuta da Todd Haynes con Lontano dal paradiso aveva riportato in auge il revival del genere, quando si va a vedere l'opera prima di Dennis Lee sembra che il risultato ottenuto sia stato raggiunto senza alcuna progettualità alla base. Le radici profondamente autobiografiche della vicenda si mescolano con uno stile patinato e un po' retrò che sembra condurre quasi per caso al risultato estetico definitivo. Niente da dire sulle interpretazioni dei personaggi o sull'accuratezza stilistica e registica. Quello che manca al film è, di fatto, una personalità ben definita, difetto questo sicuramente imputabile all'inesperienza di Lee, ma che raffredda una pellicola basata essenzialmente su una dimensione sentimental-emotiva, ridimensionandone, purtroppo, l'impatto sullo spettatore. Sospeso in questa situazione di limbo tra passato e presente, il film di Dennis Lee sceglie la via più semplice per accattivarsi le simpatie dello spettatore piazzando un finale consolatorio, con tanto di proiezione del filmino di famiglia, là dove fino a poco prima i conflitti sembravano insanabili. Scorciatoia questa accuratamente - e intelligentemente - evitata da Haynes, che in questo caso pesa come un macigno sul giudizio complessivo sulla pellicola facendo risultare un lieto fine "necessario", almeno a detta del regista, così tanto stucchevole.
Merlin, l'agenzia che gestisce i diritti delle etichette indipendenti tra i cui membri figurano Koch, Beggars Group, Tommy Boy e Domino, ha definito "scoraggiante" che MySpace abbia lanciato il servizio senza un accordo con i suoi membri.
Merlin - con una quota di mercato pari al 9% negli Stati Uniti - vuole un accordo simile a quello raggiunto con le grandi etichette. Questo la metterebbe sullo stesso piano, o addirittura al di sopra, di Emi, la più piccola delle quattro maggiori case discografiche.
Costo dei biglietti per Bologna: Parterre 43 euro + prevendita; Gradinate Numerate Primo e Secondo Anello 45 euro + prevendita. On line:
L'evento sulla spiaggia di Jaz, famosa per il mare turchese e la spiaggia dorata, costerà circa 7 milioni di dollari, secondo il Russian Mirax Group, che sponsorizza il concerto.
La spiaggia è stata scelta come sede del concerto dopo l'esibizione dei Rolling Stones l'anno scorso e altri eventi musicali, tra cui un concerto di Lenny Kravitz quest'estate.
Nemmeno Francis Ford Coppola si rendeva conto del firmamento di stelle steso sul cast de “I ragazzi della 56esima strada” (Tom Cruise, Patrick Swayze, Matt Dillon, Rob Lowe, Emilio Estevez). Poi Elio aveva avuto il tempo di iscriversi al liceo scientifico, prima di cadere con entrambi i piedi nel pozzo della propria passione. Teatro Azione è ancora il nome di una delle scuole di teatro private di livello più alto a Roma, diretta da Isabella Del Bianco e Cristiano Censi. Ultimamente, poi, avevamo visto uscirne un altro astro nascente, Carolina Crescentini. Ma, a differenza della coetanea, Elio non ha avuto bisogno di tre anni di Centro Sperimentale, per colpire nel segno.Gli è bastato operare, non senza sforzo (ché il teatro lui “l’amava e l’ama”), una scelta fondamentale. Dire sì ai fratelli Vanzina, che lo volevano ne “Il cielo in una stanza” (1998), piuttosto che a Giancarlo Cobelli che voleva portarselo in tournée sui palcoscenici d’Italia. Germano ha optato per il grande pubblico, anche a costo di cominciare rasoterra. Quando si ha talento, frequentare i bassifondi della qualità non può che essere d’aiuto, per capire dove non si deve né si vuole arrivare. Si procede per negazione, di modo da ottenere una potenza di fuoco maggiore, quando si va poi verso il traguardo agognato. Questa la storia di Elio Germano, che dai Vanzina è passato subito a Ettore Scola (interpretava il figlio di Abatantuono in “Concorrenza Sleale”), dando poi una mano alla portentosa Valeria Golino nell’applauditissimo (soprattutto all’estero) “Respiro” di Emanuele Crialese e veleggiando con ottimo vento verso il primo ruolo da protagonista in “Liberi” di Gianluca Maria Tavarelli.Giovanni Veronesi, poi, si sa, quando si tratta di commedia e di quella commedia un po’ amara alla Verdone ma più generazionale, è “la gallina oggi”: “Che ne sarà di noi?”, cosceneggiato dal regista con Silvio Muccino (anche partner con Giuseppe Sanfelice) offre a Germano anche una candidatura al Nastro d’Argento 2005 come miglior attore non protagonista.Gli altri grandi nomi sono Gabriele Salvatores (“Quo vadis baby?” e “Come Dio comanda”), Michele Placido (“Romanzo Criminale”), Paolo Virzì (“N – Io e Napoleone” e “Tutta la vita davanti” ) e Daniele Luchetti. Con quest’ultimo Elio gira “Mio fratello è figlio unico”, film molto apprezzato in cui oscura anche il sex symbol Riccardo Scamarcio e vince il David di Donatello.Forse perché ultimamente quest’Italia del grande schermo ci ha nutriti a giovani che interpretano film da giovani e per giovani (i vari Vaporidis e Capotondi nelle “notti prima degli esami ancora nostre”). Elio Germano è la prova non solo che la tendenza possa essere sovvertita, ma piuttosto che esista un binario parallelo, quello percorso dagli attori veri, vale a dire coloro che osano misurarsi con ruoli estremi e differenti tra loro. Germano è uno di quelli e, ultimo onore al merito, se è riuscito a rompere il guscio dell’“attor giovane” dalla faccia pulitina aperta al vento delle crisi generazionali verso gli orizzonti di un’età che volentieri può essere mascherata, è solo grazie a un talento enorme sempre tenuto a bada da principi rigidi di sfida. In altre parole Germano, come conferma egli stesso in diverse interviste, segue una ferrea disciplina artistica, che tanto lo porta a compiere un approfondito lavoro sui personaggi, quanto lo ha spinto a mettersi sempre alla prova, anche a costo di dire no a strade meno accidentate, che lo avrebbero sì condotto allo stesso successo, ma ingabbiandolo in quello che non è, un attore convenzionale.Con i migliori auguri di una carriera sempre più luminosa, un buon compleanno.
http://it.youtube.com/watch?v=7F4rwVw0oe4
L'esercito di Madonna
Nella sua prima puntata in onda ieri notte Reality - il programma curato da Paola Palombaro e realizzato in collaborazione con la redazione del TgLA7 ha proposto un ritratto di quello che chiama "l'esercito di Madonna": "Una folla senza età che ama la cantante, che segue le sue trasformazioni e che con lei è cresciuto e invecchiato perdonandole ogni scandalo. Reality è andato a scoprirlo a Roma, sotto il palco dell'unico unico concerto italiano dell'icona pop americana." Il servizio può essere rivisto online sul sito web http://www.la7.it/
