La rivoluzione dell'iPod, la carica dei talent show
MARINELLA VENEGONI
MILANO
Con la fine degli Anni Zero, un’orda di classifiche riepilogative sta per abbattersi sulle nostre smemoratezze ormai croniche. Ma si può giurare che la compilazione più temeraria apparterrà alla musica popolare, perchè dal 1999 a oggi la tecnologia ha surclassato ogni contenuto, e i ricordi faticheranno a riemergere sotto il cielo sventurato del pop. Che mai è stato così in crisi, e mai così libero. Ecco comunque qualc
he piccolo pezzo di storia del costume destinato a segnare il decennio che sta per chiudersi.

1. Le reunion
La nostalgia, o forse il desiderio di vedere dal vivo un passato conosciuto solo per sentito dire, hanno prodotto alcuni milioni di dollari. Più puro è stato l’one-shot dei Led Zeppelin a fine 2007, più decisamente mercenari i Police, i Genesis, Iggy and the Stooges, Duran Duran, Spandau Ballet, giù giù fino ai Backstreet Boys, e persino i Litfiba buoni ultimi. In controtendenza Oasis e Pooh, dal futuro ancora incerto.
2. I Maledetti
Anche qui, un soffio di Anni ’60-’70. Dallo stonamento del decennio sono emersi la grande Amy Winehouse vittima di se stessa e Pete Doherty vittima di Kate Moss; gli Usa ci han dato la saga della povera Britney Spears, simbolo della sregolatezza che non fa genio, e ultimamente riabilitata al ruolo di Mamma sulla copertina di Elle America; Axl Rose è ospite fisso della categoria, ma anche Steven Tyler (ex?) Aerosmith non se la passa bene (a 60 anni la saggezza sarebbe un obbligo). Michael Jackson è assurto al cielo degli intossicati dalla disperazione, finendo in un mucchio non suo.
3. Italiani internationals
Mai ci era andata così bene: Laura Pausini ha appena conquistato il quarto Latin Grammy, Andrea Bocelli è secondo in classifica Usa col disco di Natale, Tiziano Ferro sta facendo la sua strada, e Zucchero i suoi chilometri. Dedizione, un pizzico di provincialismo in meno, e su tutto il marchio della latinità.
4. I pianisti
Fenomeno tutto italiano, questo. Il più discusso (e famoso) è Allevi, il più internazionale Einaudi, il più cantautorale Cammariere, l’emergente Cesare Picco, in sordina Cacciapaglia: ma quanti! Abbandonarsi alle suggestioni della tastiera calma le italiche isterie, si vede.
5. La band del decennio
Senza dubbio, i Radiohead. Hanno dettato l’agenda nei suoni (aprendo le danze nel 2000 con Kid A), nei contenuti (rampognando Bush nel 2003 con Hail to the Thief) e nel marketing, con In Rainbow che nel 2007 venne offerto al prezzo scelto dal consumatore: una rivoluzione che ha spiazzato il mercato per sempre. Altri volti hanno sgomitato, con generosità: i Coldplay i più cool, ma Jack White è un bluesrocker d’attacco, e Norah Jones esplora nuove strade. Gli Arcade Fire sono alfieri degli indipendenti, i Wilco segnano l’epoca.
6. Quelli che non hanno tradito.
O, almeno, ce l’hanno messa tutta. Soprattutto americani, ma amati dovunque: Dylan ha sparato 4 grandi album Springsteen e gli U2 si sono confermati re dal vivo; come pure l’intoccabile Madonna. Nomi che sono diventati marchi, o almeno come tali trattati dall’industria dei concerti sempre più aggressiva.
7. Cantautori in letargo.
Solo Paolo Conte e Franco Battiato tengono botta in un decennio che ha visto alquanto defilati dal punto di vista creativo e «politico» tutti i big della nostra storia; resiste la Nannini, emergono Carmen Consoli, Bersani, Pacifico, Elisa.
8. I Talent Show.
La nascita di questo curioso fenomeno ha ulteriormente sbarellato l’universo pop. Ogni paese ha il suo: la macchina ha sfornato Kelly Clarkson e il newglam Adam Lambert, Leona Lewis e Susan Boyle, da noi il simbolo è Giusy Ferreri.
9. Le scomparse.
A sparire (per sempre?) sono stati i dischi e i negozi che li vendevano; ma anche gli album e il ruolo artistico delle case discografiche con i loro contratti e le programmazioni.
10. Le cover, i cofanetti, i live, i best
Nella prudenza generata dalla crisi e dalle canzoni piratate on line al 95 %, resistono soltanto i titoli classici, rilanciati dai legittimi proprietari o da chiunque altro. La discografia residua ha risucchiato ogni possibile guadagno dai cataloghi, rimessi tutti abbondantemente in vendita: e ogni (cauta) uscita di album si porta dietro uno sfruttamento ultraintensivo a botte di best e live.
11. L’invenzione
Nel 2001 è comparso, irresistibile, il primo Ipod. Diecimila canzoni in tasca, e all’improvviso la vostra discoteca finisce in amaro abbandono nell’angolo buio del salotto.