Howl, alle radici dell'urlo che sconvolse l'America

Visto in anteprima italiana Howl, che domani sera sarà proiettato (Teatro Strehler di Milano) nell’ambito del 24° Festival Mix di cinema gaylesbico e queer culture, per poi uscire nelle sale il 27 agosto. Il film è firmato da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, tra i più affermati registi, sceneggiatori e produttori di documentari (due Oscar nel loro palmares). Partendo dal processo per oscenità intentato nella San Francisco del 1957 contro il poema (pubblicato l’anno prima ) dell’allora 31enne Allen Ginsberg, il film offre un assist per scoprire la Beat Generation (ma “noi cercavamo solo di farci pubblicare”, ammette Ginsberg) e intreccia con grande efficacia tre piani narrativi: il processo, che costituisce l’architrave portante, un’intervista girata in stile docu-fiction con lo stesso Ginsberg (interpretato da un James Franco tanto bravo da far sembrare veri questi insert ricchi di flashback) e il poema stesso, reso sul piano figurativo con bellissime animazioni del Monk Studio, dallo stile non a caso visionario e allucinato, realizzate da alcuni graphic novelist tra cui Eric Drooker, già collaboratore di Ginsberg.
Lungi dall’essere un biopic, Howl descrive con maestria (e mirabile accuratezza nella ricostruzione iconografica) il clima perbenista negli Usa degli Anni Cinquanta (già visto in Milk) e fa riflettere con intelligenza e sensibilità sui rapporti tra arte e parola, sulla definizione di oscenità (il linguaggio diretto e crudo anche nell’inneggiare alla sessualità – incidentalmente omo - di Ginsberg, che scandalizzò l’America, viene considerato dal giudice funzionale all’opera d’arte), sui limiti eventuali dell’arte. Presentato al Sundance Festival e accolto da molti critici con freddezza e riserve, a noi – che conosciamo molto poco l’opera di Ginsberg – è piaciuto, per la passione con cui è stato realizzato e per le grandi prove attoriali di tutto il cast, in cui spiccano Jon Hamm (l’avvocato difensore, già magnetico interprete di Mad Men) e David Strathairn (il rappresentante dell’accusa).