Torniamo a Sinéad: timida, senza ombra di dubbio. Una tale discrezione non può non tradursi musicalmente in atmosfere intimistiche – come conferma la scelta di esibirsi in versione acustica, che certo una Piazza del Podestà gremita di gente poco valorizzava. “Times They Are A – Changing” di Bob Dylan in apertura del concerto(“perché il presente più tardi diventerà passato”), poi un viaggio fra Irlanda e dischi recenti dell’artista (“Universal Mother”, “Theology”), fino all’attesissima “Nothing Compares 2 You”. Ma Sinéad non piange più quando la canta, come nel videoclip.
E’ stato interessante sentirla parlare, nella conferenza stampa tenutasi qualche ora prima del concerto al Relais “Marchese del Grillo”, del suo rapporto con altri generi musicali di ispirazione spirituale: la musica nera d’America, il reggae, la musica religiosa dell’Irlanda degli anni ’70. “Tutti questi popoli combattevano per lo stesso ideale: il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali”. La lotta genera sofferenza, ilblues, condizione esistenziale universale declinata da ogni popolo in maniera diversa, ricca, piena di storia e storie. Perché la musica popolare è spirituale, e ha sempre storie da raccontare.
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