'Oltre ogni logica di navigazione'. Carmen Consoli, in grigio e nero, ha catturato fin dal primo brano il pubblico della 'Cavea' dell'Auditorium di Roma, circondata dall'abbraccio dei violini. La cantante siciliana si è esibita ieri sera nell'ambito della rassegna 'Luglio suona bene', ospitando nel finale due personaggi d'eccezione: Gino Paoli e il jazzista Paolo Fresu. Dopo l'overture, lasciata al suono degli archi, il concerto ha preso il via con 'Col nome giusto' e 'Fiori d'arancio'. Quest'ultimo brano ha incontrato subito il favore della platea, che ha seguito la chitarra dell'artista battendo ritmicamente le mani. Un andamento 'allegro' spezzato subito dalla canzone 'Mio zio', contenuta nell'ultimo album 'Elettra', che racconta in maniera cruda l'incesto subito da una bambina,. La Consoli ha intrattenuto con note e parole, il tutto unito da un filo di sottile ironia: "Ho una passione profonda per le rose e lo scorso anno l'Italia è stata attraversata da una perturbazione atlantica che ne ha ritardato la fioritura. Rispetto a questo 'contrattempo' un contadino mi si è avvicinato e mi ha detto 'i fiori non hanno data di scadenza' signorina, ma hanno i loro tempi".Un piccolo racconto utile per introdurre 'Perturbazione atlantica', ma in realtà il suo e' stato un ricamo continuo, che non ha rinunciato a richiami all'attualità. In particolare, per presentare la sua 'Geisha', ha fatto menzione degli ultimi scandali sessuali che hanno coinvolto il paese e che sono stati tradotti in un'esecuzione molto sentita, sostenuta da forti percussioni e dalla dolcezza del flauto traverso. I violini e le mani del pubblico hanno poi accompagnato 'Il pendio dell'abbandono', canzone che ha preceduto 'Mandaci una cartolina', dedica speciale al papà scomparso: "Mio padre era, oltre che un ottimo musicista, un tipo allegro - ha dichiarato con un filo di commozione la cantante - e gli amici del bar della 'reggione' (perché in Sicilia tendiamo a raddoppiare le consonanti) mi hanno raccontato questo aneddoto: loro erano soliti prenderlo in giro domandandogli 'e quando muore signor Consoli'... e lui con il suo solito sarcasmo gli diceva: 'vi mando una bella cartolina'." L'atmosfera, dopo un momento d'emozione, si è sciolta con 'Pioggia d'aprile', che la stessa Consoli ha sottolineato con la sua chitarra acustica. Scendono le luci e si alzano le note del piano: il mutamento è il prologo alla canzone 'Autunno dolciastro', estratto dall'album del 1998 'Mediamente isterica'. Versione delicata in cui la voce della 'Cantantessa' si è distinta in maniera profonda nel silenzio della Cavea. L'andamento del concerto è stato un continuo d'emozioni, un'altalena di sensazioni, tra l'adagio e il compulso: "Chiamiamo sirene - ha affermato l'artista - le auto che trasportano morti, le grida di dolore.. eppure siamo diventati sordi a queste grida". Con un intro soft, 'Eco di sirene' è esplosa tra violini e percussioni nel ritornello ed è stata chiusa dai rintocchi di un grande gong al centro del palco. Lo strumento si è fatto poi 'ponte' per il brano 'Contessa miseria', successivo nella scaletta. Le 'parole di burro' sono state scandite in coro dal pubblico, che ha apprezzato come sempre anche i violini de 'L'ultimo bacio', i quali hanno creato un'atmosfera raccolta prima dell'epilogo finale. Quello che più ha colpito e' stato l'ensemble dei 10 musicisti che accompagnavano la Consoli, composto in un'armonia delicata di suoni. Un'interruzione in stile teatrale e' stata quella operata da Alfio Antico, percussionista e cantante italiano (tra i maggiori interpreti europei della tammorra), che con il suo tamburo ha recitato versi in dialetto unendosi alla cantante nei brani 'Guten Morgen' e 'Alla finestra'. Un 'pausa' musicale 'necessaria' per accogliere sul palco due personaggi d'eccezione: prima la tromba di Paolo Fresu, protagonista di un'altra serata in corso all'Auditorium, e poi Gino Paoli, che a sorpresa Carmen ha introdotto intonando 'Una lunga storia d'amore'. Un momento inatteso, e molto apprezzato dagli spettatori presenti sulle gradinate, che è stato salutato da un'ovazione generale. Le quasi due ore di concerto si sono poi chiuse con un salto nel passato: "Tanti anni fa nel '95 - ha concluso la Consoli - presentai un brano e passai per il rotto della cuffia le selezioni di Sanremo. L'anno dopo presentai un altro brano e uscii al primo turno, ma se oggi siamo ancora qui qualcosa vorrà dire ". Il finale è quindi stato aperto da 'Quello che sento', seguita da 'Amore di plastica', 'Confusa e felice' e concluso da 'In bianco e nero'..
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