Christina Aguilera: nelle canzoni e nella vita gioco col sesso, ora lo faccio anche sul set

di Marco Giovannini

Nove lettere luminose gigantesche con cui 16 ballerine giocano a ritmo di musica. Ci si nascondono dietro facendo spuntare solo una gamba fasciata dalla calza a rete.

La macchina da presa le inquadra in primo piano a una a una, come in un rebus, finché la sequenza finale non le cattura tutte fino a comporre la parola «Burlesque», il titolo del film che segna l’esordio cinematografico della cantante Christina Aguilera.

Da vera trend setter lei non avrebbe potuto trovare un film più alla moda: nel mondo trionfa il neoburlesque, un genere vecchio di oltre un secolo, riesumato e rimodernato, che ormai compare dove meno te lo aspetti: dal Festival di Sanremo, portato dalla divina Dita Von Teese, al Festival di Cannes, con il film Tournée di Mathieu Amalric che ha vinto il premio per la regia, fino ai piccoli cineclub dove viene programmato Behind the Burly Q, documentario diretto da Leslie Zemeckis, moglie del regista Robert Zemeckis.

Il regista di Burlesque, Steve Antin, ha scelto Aguilera dopo averla vista esibirsi con le Pussycat dolls, gruppo pop al femminile fondato da sua sorella Robin Antin.

Panorama ha visitato in esclusiva il set del film, girato negli studi Sony a Culver City, vicino a Santa Monica, California, dove è stato ricostruito il Burlesque lounge, un locale che nella finzione si affaccia sul Sunset boulevard di Hollywood. Un club in disgrazia che la proprietaria, l’ex ballerina Tess (Cher), aiutata dal manager Sean (Stanley Tucci), cerca di salvare.

È lì che un giorno si presenta la giovane Ali, fuggita dalla noia dello Iowa a bordo di un bus Greyhound per inseguire il suo sogno artistico. «Sono una cantante. E brava» dice tutto d’un fiato a Tess. E non si fa smontare dalla sua obiezione («Il nostro è uno spettacolo di danza»). «Beh, posso anche ballare».

In realtà alla fine canterà e farà la fortuna sua e del locale. Per la colonna sonora Christina ha composto quattro canzoni e riarrangiato una cover della sua cantante preferita, Etta James.

«Non ho avuto neanche il tempo di preoccuparmi per la recitazione. Nei tre mesi di preparazione, prima, e nei tre di riprese, dopo, l’obiettivo primario era essere in forma fisica super. Ho studiato le coreografie all’infinito, se avevo ancora qualche filo di grasso post parto, si è volatilizzato (suo figlio Max è nato nel gennaio del 2008, ndr)»

Nessun paragone possibile fra i tanti videoclip che lei ha interpretato e il primo film, spiega.

«È stato come tornare a scuola. Una lezione di umiltà. Finora ero il boss. Il cinema invece non solo è un lavoro collettivo, ma ci sono entrata in punta di piedi, da tutti avevo qualcosa da imparare»

Quella di Burlesque non è stata la prima offerta che ha ricevuto.

«Negli anni mi erano arrivate varie sceneggiature, però nessuna adatta. Comunque non è stata solo la sceneggiatura di Burlesque a convincermi, bensì l’incontro con Steve Antin. Le pareti del suo studio erano tappezzate di immagini. Aveva fatto lo storyboard dell’intero film. C’erano l’elenco meticoloso dei costumi, la paletta dei colori, perfino i tagli di luce. Molte di quelle immagini mi erano familiari. La mia ossessione è ritagliare giornali e trasformarli in collage. Non posso pensare a una canzone se prima non ho fatto ricerche e trovato riferimenti visivi. Potevo avere un’unica perplessità, che Antin aveva girato solo un film per la tv a basso costo. L’ho spazzata via: è la persona più motivata e preparata che abbia mai incontrato»

A proposito: il regista tiene a spiegare che il burlesque ha poco a che fare con lo spogliarello: «È un’arte che discende dal vaudeville, cioè “voix de ville”, voce della città. E burlesque in francese vuol dire burla. Originariamente erano numeri di danza o canzoni, ispirati ai fatti del giorno. Uno spettacolo per la classe media, a cui si portavano anche i bambini. E il film non sarà vietato».

E su questo punto Aguilera si sente in dovere di intervenire:

«Ovvio che rimane uno spettacolo sensuale. Accentuato dai costumi, dai colori, dai profumi. Ma è dalla parte delle donne che non vanno ridotte a oggetto. È bellissimo essere circondati da corpi femminili in movimento e in salute che non hanno paura di mostrare la loro bellezza.

All’inizio della mia carriera ho dovuto lottare per affrancarmi dall’immagine di brava ragazza che aveva studiato alla scuola cattolica e partecipato al Club di Topolino (fra i suoi colleghi c’erano anche Britney Spears e Justin Timberlake, ndr). Oggi penso di non dover dimostrare né giustificare più niente; vivo la mia sensualità e la mia sessualità in maniera spontanea. Sono moglie e mamma felice.

Ma se in una canzone dico che bacio i ragazzi e le ragazze, vuol dire esattamente questo, senza tante storie. Sia chiaro, però: non tutti i ragazzi e tutte le ragazze»

Christina è una good girl o una bad girl?

«Sostanzialmente buona, però come tutte le donne ho più di un lato, e mi piace giocarci più che posso»

Nel Burlesque lounge Aguilera ha una rivale, Kristen Bell, una confidente, Julianne Hough, e un amore, Cam Gigandet, il vampiro cattivo del primo Twilight.

«La maggior parte del cast era così giovane che mi sentivo la loro nonna. Non ho confessato a nessuno che a dicembre compirò 30 anni»

Prima della scena finale, Tess dice ad Ali: «Ora trasferisci quel culetto e quel vocione sul palcoscenico, perché questo è il burlesque, dove le donne stanno sopra, e agli uomini piace così».

Fa effetto recitare con Cher?

«È incredibile. Ha sempre seguito le sue idee e il suo gusto. Oggi è una leggenda. Nella nostra prima scena insieme a lei c’era anche Stanley Tucci. Non sono mai stata così emozionata in vita mia. Cher è l’emblema delle donne forti, un modello per tutte le giovani »

Confessa che Antin le ha fatto un corso accelerato di cinema:

«Ho ripassato non solo i musical a cui Burlesque poteva ispirarsi, soprattutto Cabaret e Moulin Rouge!, ma anche quei film che raccontavano evoluzione, metamorfosi e presa di coscienza di un personaggio femminile, come My fair lady o Pretty woman. Come pure Alice nel paese delle meraviglie»

Purtroppo non è riuscita a portare via alcun vestito di scena: «Conoscendomi mi hanno tenuto lontano dalla sartoria». Ma se avesse potuto rubare qualcosa si sarebbe presa le Louboutin di velluto nero con gli Swarovski, che hanno una parte importante nella trama. «A casa ho centinaia di scarpe, eppure quelle mi mancano».

http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/07/21/christina-aguilera-nelle-canzoni-e-nella-vita-gioco-col-sesso-ora-lo-faccio-anche-sul-set/

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