Se si vuole ricordare, o capire, come era l'America vent'anni fa, conviene dare un'occhiata a una copertina di "Time" del luglio 1991. Su quella copertina c'è una donna stupenda, appena ventenne, con uno sguardo fragile e risoluto, seduta a gambe incrociate in salopette di jeans. Quella giovane donna era Wynona Ryder e il prestigioso settimanale nel titolo la definiva: "Angelo d'America in Blue Jeans". Se è vero che l'America 2010 non ha più un angelo custode dai capelli corti e spettinati a vegliare su di lei dal grande schermo, per una comunità di sostenitori tenace e paziente sparsa per il mondo, quella di quest'anno è pur sempre un'estate da ricordare. Winona Ryder riaffiora sulle locandine e risorge nelle sale cinematografiche, dopo quasi dieci anni di oblio quasi totale. Un piccolo ruolo, per ora, ma col sapore del ritorno. E la sorpresa è doppia. Intanto il talento della Ryder è miracolosamente intatto. E la pellicola indipendente, "The private Lives of Pippa Lee" di Rebecca Miller, in cui la Ryder ha un ruolo piccolo ma bellissimo, lascia un bel segno nel cinema indipendente americano.
Nel film del suo ritorno, sulla vita di una donna che trova nella crisi l'occasione per un nuovo inizio, Wynona non nasconde di aver portato molto di sé. La pellicola, presentata con successo al Festival di Berlino 2009, è in uscita in questi giorni in dieci paesi europei (in Italia arriva a fine anno). Prodotta da Brad Pitt, si ispira al bel romanzo omonimo della stessa Miller, la poliedrica artista americana - regista, scrittrice, pittrice e poetessa - alla sua seconda prova da regista. Protagonisti di questo film definito da "Time" "rivelazione dell'anno" sono la brava Robin Wright Penn, nella parte della confusa e felice protagonista Pippa Lee e Allan Arkin in quella del marito Herb, archetipo perfetto dell'uomo americano contemporaneo doppiamente in crisi, finanziaria e soprattutto esistenziale. Nel cast anche i bravissimi Keanu Reeves e Julianne Moore.
Il film può sembrare una variante intellettuale e raffinata della serie televisiva americana "Desperate Housewives". La perfetta musa del focolare, Pippa Lee, è in realtà un mistero. Alla soglia dei cinquant'anni reagisce al tradimento del marito abbandonandosi a un'esplorazione della sua sessualità da tempo sepolta. La Ryder nella pellicola è Sandra Dulles, l'amante del marito della protagonista. "La crisi di una donna e in generale dei rapporti sono al centro di questa storia bellissima, che mi ha regalato l'opportunità di tornare al mio pubblico", dichiara una Ryder emozionata e matura. Che aggiunge: "Il film di Rebecca è una parabola in positivo sulla possibilità di un nuovo inizio, sempre presente per chi sa coglierla. E sul principio che il coraggio non è un talento innato, ma è conquista e sacrificio".
È chiaro che l'attrice pensa anche a se stessa. A ottobre compirà, incredibilmente, quarant'anni. Lo sguardo è quello di sempre. Lo stesso che tra il 1988 e il 1990 ha incantato il mondo nelle commedie horror capolavoro di Tim Burton "Beetlejuice" e "Edward mani di forbice", e nei tanti film che sono seguiti, come "L'età dell'innocenza".
"È difficile per me controllare la gioia di tornare sugli schermi e di tornarci bene, con un progetto in cui credo e che finalmente ridà voce a ciò che di più intimo c'è in me", racconta l'attrice, reduce dal successo americano e canadese del film e intenzionatissima a rimettersi in gioco. Nel 2011 saranno tre i film con Wynona Ryder, in uno dei quali, finalmente, è protagonista: "When Love Is Not Enough: The Lois Wilson Story", di John Kent Harrison, basato sulla storia del tormentato matrimonio tra la fondatrice della Alcolisti Anonimi. Alla fine del 2011 la rivedremo nelle atmosfere alla Tim Robbins che l'hanno resa celebre, nel thriller "Black Swan" di Darren Aronofsky (il regista di "The Wrestler"). E subito dopo in "Cheaters", commedia agrodolce a firma di un Ron Howard sorprendentemente intimista.
Un ritorno in grande stile, ma vissuto con la riservatezza tenace che Wynona ha imparato negli otto anni che hanno rischiato di portare la sua carriera nei porti di un oblio definitivo. Dal 6 novembre 2002, poco dopo il lancio di "Simone" con Al Pacino, quando venne arrestata e processata per direttissima: si era infilata in borsa 5 mila dollari di abiti firmati in una boutique di lusso sulla Fifth Avenue. Borsa inclusa. Non si trattava di necessità, il lavoro all'epoca non le mancava. Si parlò di cleptomania. Con l'aggravante del ritrovamento nelle tasche della giacca di psicofarmaci senza prescrizione. La condanna fu pesante: tre anni di libertà vigilata e 500 ore di lavoro socialmente utile. È così che il tritacarne della stampa scandalistica si mette in moto e distrugge il pubblico e il privato di Wynona Ryder. Hollywood l'abbandona. Ma i fan no: non si contano le manifestazioni d'affetto spontaneo e le petizioni presentate al giudice dopo la condanna.
di Simone Porrovecchio
0 commenti:
Posta un commento