In ricordo di Amy Winehouse a due anni dalla tragica morte

Un talento che è morto troppo giovane. A due anni dalla morte la cantante inglese continua a far parlare di sé per vari motivi, ma è la sua musica ciò per cui sarà ricordata.
Troppo facile citare – come in tanti facemmo – i primi versi di Rehab, una delle sue canzoni più famose, per cominciare un articolo su Amy Winehouse. Oggi, 23 luglio, sono due anni che un’intossicazione da alcol ha ucciso una delle voci e delle performer più nitide e brillanti di questi ultimi anni e che, nonostante ciò, continua a far parlare di sé. In questi ultime settimane, soprattutto, la Winehouse è tornata a riempire le copertine dei giornali inglesi quasi come ai tempi dell’uscita del suo esordio “Frank”, ma ancora più come quello che è considerato il suo capolavoro (nonché uno dei lavori più importanti di questi ultimi anni), ovvero “Back to Black”. Certo è che la cantante inglese di problemi ad andare sui giornali non ne ha mai avuto, che fosse per la musica o per la sua vita giù dal palco.
Musicalmente la Winehouse raggiunse la fama mondiale, come detto, grazie al suo secondo e ultimo album (il terzo uscì solo postumo), che aveva tra i singoli “Rehab”, appunto, “Back to Black” e “Love is a losing game”, ma già con “Frank” aveva conquistato l’Inghilterra e anche gli States. Una carriera fulminante, al pari della sua vita che non ha superato la fatidica età dei 27 anni, soglia famosa nel mondo del rock. Il suo enorme talento musicale, infatti, faceva da contraltare a una vita non semplice, costellata di alcol e droga e di un amore che l’ha praticamente consumata.
Amante del soul e del jazz, la Winehouse ha sempre espresso la sua devozione e il suo modo di cantare a Sarah Vaughan, mito giovanile assieme a Dinah Washington e Ella Fitzgerald: “Sarah Vaughan è una delle mia cantanti preferiti di sempre. Era uno strumento. Ascoltai un album e lei era come uno strumento a fiato, un clarinetto. Arrivai a Sarah Vaughan tardi, a 18 anni, ma ho imparato a cantare grazie a Dinah Washington”. Ma le sue passioni musicali erano varie, e spaziavano dal rap al gospel, passando per il jazz, appunto: “Ricordo la prima volta che ascoltai ‘Around Midnite’ – disse la Winehouse – attraverso le pareti di casa. Ero tipo: ‘Che roba è?’”, che è un po’ la reazione che ebbe quando dalla stanza del fratello le arrivarono le note di Ray Charles, costringendola a correre e entrare senza neanche bussare, come era solita fare: “Chi è?” domandò, “Ray Charles” rispose il fratello e da quel momento, per tre mesi, non ascoltò altro.
Proprio il fratello, qualche settimana fa, in un’intervista esclusiva al Guardian parlò del suo rapporto con la sorella. Un’intervista molto interessante che sarà ricordata per le sue parole sui problemi della sorella con la bulimia, la vera causa della morte di Amy, a detta sua. Un fratello che la racconta con emozione, ma senza essere lacrimevole, che ne svela l’aspetto più privato, senza effetto “occhio nella serratura”, che racconta della sua fragilità di fronte a un successo enorme che non è riuscita ad affrontare e che l’hanno portata ad abusare di alcol e droga, al punto, negli ultimi mesi della sua vita, da non riuscire a terminare i concerti. “Non desiderava essere famosa – ha raccontato il suo migliore amico – Non credo abbia mai avuto un’enorme voglia di avere successo. Lei era contenta di fare uno spettacolo al Jazz Cafè di Londra una volta al mese e poi andarsene a giocare a biliardo. Molte persone, nella loro vita, sono guidate dalla voglia di successo, ma Amy era guidata dalla sua passione per la musica”.
In occasione di una mostra in onore della cantante anche la madre, con cui la Winehouse non ha mai avuto un ottimo rapporto, è tornata a parlare dichiarando – e facendo le prime sui tabloid inglesi – che sapeva che la figlia non avrebbe mai raggiunto i 30 anni e amareggiandosi per non essere riuscita a fare di più.
Immaginarsi un talento come quello dell’autrice di “Back to Black” sola con la sua guardia del corpo in quello che sarà l’ultimo dei suoi giorni, tra video su Youtube, foto e tre bottiglie di vodka fa un effetto strano ed è per questo che a due anni dalla sua morte continua a essere la musica il modo migliore per ricordarla.
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