«La musica pop mistica dei miei concerti è portatrice di gioia»

Un doppio concerto, un viaggio dalla spiritualità di Franco Battiato all'espressione vocale ricca di pathos di Antony Hegarty con i suoi Johnsons. Il concerto del 2 settembre in Arena è a tutti gli effetti un doppio spettacolo. L'artista siciliano e l'inglese dalla voce angelica saranno accompagnati dall'orchestra Toscanini (biglietti disponibili sul sito Eventiverona.it)
Come sta, Battiato?
Mi pare bene. Anzi, per l'età che ho, sto benissimo.
Parliamo del concerto in Arena, Come sarà?
Doppio. In comune con Antony faremo di sicuro un brano che abbiamo già inciso Del suo veloce volo. Ci sono prove da fare con l'orchestra e da sistemare altre cose. Non sappiamo se ci sarà il tempo per provare altro.
Cosa trova interessante nella voce di Antony?
Ha una voce che tocca nel profondo e per certi versi mi ricorda Nina Simone, come tipo di cantante, in cui c'è un pathos originale. è un grande artista.
E il fatto che non si riesca a capire se è un maschio o una femmina, quando canta, la interessa?
Sì, certo; contribuisce al fascino della voce. Ma io non credo ai generi: gli uomini, le donne e i trans sono tutti uguali. Mi dispiace quando un trans si opera: in fondo se si nasce così, un motivo c'è; fa parte della nostra natura. Mi facevano ridere, negli anni '60, i cattolici che dicevano: “Guardiamo la Natura; non ci sono omosessuali in Natura". E invece è piena zeppa: ci sono perfino animali che si autogenerano!
In molti suoi concerti vi è la presenza di brani elettronici. A volte li usa in maniera ironica, vero?
Sì, anche se in realtà hanno avuto una influenza su musicisti come Jim O'Rourke (già nei Sonic Youth, ndr) che ha curato una riedizione di Fetus, il mio album del '72. E poi i dischi di quel periodo sono stati pubblicati in Giappone. All'epoca quel suono non esisteva. Si parla di zone di nicchia, ma da quelle parti sono più conosciuto per dischi come Pollution che per i miei brani di successo».
Se avesse spinto di più, avrebbe avuto un altro tipo di carriera, forse più internazionale?
Forse sì, ma la risposta del pubblico a dischi come La voce del padrone è stata grandissima. L'avessi pubblicato negli Stati Uniti, magari avrebbe venduto molti milioni di copie. Ma sono nato in Italia e sono contento di quello che mi è successo qui.
Lei è anche responsabile della diffusione di certi concetti, come lo stile di vita vegetariano.
Sì, ma non direi mai a uno che mangia carne di non mangiarla.
E poi lei ci ha fatto scoprire la gioia della cultura. Basta ascoltare come canta il pop il filosofo suo collaboratore Manlio Sgalambro. Ma la cultura non era una cosa noiosa?
Solo Tremonti o Brunetta possono dire una cosa del genere. Con questo tour, durante le zone mistiche di brani come L'ombra della luce, c'è un silenzio così metafisico che tocca chiunque ascolti. Qualche cardinale che ha assistito ai miei concerti mi ha confessato di essere rimasto paralizzato. A volte non c'è idea di quello che può succedere all'interno di musica considerata pop. La gioia può esserci solo in questa condivisione.
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