Vincent Cassel: a Rio con Monica Bellucci e il surf

L'attore francese parla di sé a partire dal Brasile: "Non l'ho mai detto a nessuno, ma questo è il posto dove sarei contento di morire. E' un paese dove tutto è nuovo"
Le onde della vita lo hanno portato fino a Rio de Janeiro, sulla Praia da Joatinga nel quartiere Barra da Tijuca, nella zona sud-ovest della città, una delle spiagge di sabbia bianca più frequentate dai surfisti.
È qui che Vincent Cassel si fa vedere spesso a torso nudo e in bermuda, con l'immancabile tavola sotto braccio, ormai da quasi un anno a questa parte.
Nella città che nel 2016 ospiterà i Giochi Olimpici, l'attore francese ha scelto di trasferirsi in pianta stabile con le due figlie e la compagna Monica Bellucci, assecondando in modo definitivo la sua passione per il surf ed il Brasile.
"Li adoro entrambi perché hanno molte caratteristiche in comune  -  racconta al telefono dalla nuova casa nella zona ultrachic dell'Arpoador  -  il surf ti procura emozioni contrastanti, esattamente come la vita qui in Brasile".
"Le onde ti possono restituire violenza e dolcezza quando le cavalchi, e infatti il surf vive di questi contrasti, come del resto anche questo bellissimo paese che è diventato la mia terra e al quale mi sento profondamente legato. Da un lato c'è la bellezza straripante del paesaggio e della sua gente, dall'altra la violenza che deriva da una grande e terribile diseguaglianza sociale". Il posto del cuore per Cassel oggi è la "cidade maravilhosa", con la sua distesa di spiagge dorate baciate dai venti e dai mari del sud: una garanzia di onde tutto l'anno che fa felici i surfisti.
"Un paradiso, qui trovi delle onde pazzesche, ma anche in Europa ci sono tanti luoghi incredibili dove andare a surfare, per esempio in Francia sulla Costa Basca, a Biarritz e ad Hossegor, o alle Canarie a Fuerteventura, ci sono onde perfette ed ottimi corsi e surf camps".
L'interprete deL'odio, il film in bianco e nero di Mathieu Kassovitz premiato a Cannes nel 1995, ha diverse mete preferite in Brasile, per esempio la Praia do Madeiro nella regione del Rio Grande do Norte, e nella stessa zona Praia da Pipa.
"È sempre vero che un surfista va a cercare le onde perfette  -  aggiunge il protagonista di
In trance, il nuovo thriller mozzafiato di Danny Boyle che uscirà nelle sale in Italia dal 29 agosto  -  però al di là del contesto ambientale c'è unacomponente psicologica ed umana in questo sport che continua a colpirmi molto. Parlo ovviamente per me: quando faccio surf mi confronto ogni volta con il senso della sfida, nell'accezione più alta del termine. Il fatto di trovarmi di fronte ad una cosa molto più grande di me, che spesso può sembrare insuperabile, mi spinge a tirare fuori le migliori risorse che so di avere dentro di me, quindi non soltanto a livello fisico. Essere soli fra le onde, poi, aggiunge ancora altra tensione interiore. Devi affrontare quel momento e quella onda, ma devi farlo con umiltà e con coraggio. Questa è l'anima del surf. Ci sei tu e c'è il mare con le sue onde, niente e nessun altro ".
"Stare tanto tempo in acqua solo per trovare l'onda più bella è anche un atto egoistico secondo me  -  confessa spontaneamente Cassel, come per mettere le mani avanti prima che scatti la domanda imbarazzante  -  riconoscerlo mi pare già un buon passo, ma resta il fatto che più ci penso e più mi sembra un comportamento da inguaribile egoista restare in mare per quattro ore solamente per afferrare l'onda giusta. In fondo stai facendo tutto questo per qualcosa che passa troppo velocemente".
Non ha trovato almeno una giustificazione nel piacere che le procura il surf?
"Questo sì, ma è comunque unpiacere effimero, dura veramente pochi secondi. Magari hai passato un'intera serata a riparare la tavola, a sistemare la plancia, e poi dopo una mattinata trascorsa in mare arriva la tua onda che cavalchi per una manciata di secondi e via, tutto finisce. Però...".
Però?
"Beh, sono sensazioni impagabili. E mi accorgo di quanto sono importanti per me soprattutto quando non faccio surf per un po' di tempo. Non ce la faccio assolutamente a stare lontano dalle onde per un periodo lungo. L'attrazione è troppo forte, se sento il loro richiamo devo raggiungerle con la mia tavola".
Fisico atletico, addominali scolpiti e abbronzatura perfetta, come appare in diverse foto pubblicate su blog e giornali di gossip brasiliani, Cassel sembra fare più sport a Rio di quanto già ne facesse prima a Parigi, e questa è una delle tante cose che lo rendono felici da quando vive lì.
"Non l'ho mai detto a nessuno prima di questa intervista: il Brasile è il posto dove mi piacerebbe morire. È un paese dove tutto è nuovo, dove c'è musica ovunque, in ogni momento. C'è un fermento eccitante. Io qui sto bene, riesco a fare quello che voglio e il mio lavoro non si ferma. Qualche settimana fa sono stato a New York, ho fatto degli incontri di lavoro, poi sono ritornato qui nella mia nuova casa. Sto imparandoanche a parlare bene il portoghese, nonostante ci siano tantissimi francesi e anche molti italiani che vivono qui".
Le pesa la lontananza dall'Europa?
"Diciamo che le mie radici rimangono lì. Parigi è la mia città, a Roma vivono i genitori di Monica, i nonni delle nostre figlie, e quindi è naturale che il nostro cuore sia sempre lì".
A proposito della sua famiglia, gli chiediamo se ha saputo trasmettere la passione per il surf anche a sua figlia Deva che ha quasi dieci anni, mentre per la secondogenita Léonie, di appena tre anni, il discorso forse è ancora prematuro.
"Sì, la più grande si è già avvicinata al surf e le piace molto, sta facendo le cose per gradi e mi sembra l'atteggiamento migliore. È uno sport bello che appassiona anche i bambini, non soltanto i ragazzi o gli adulti".
In attesa di vederlo nel film di Boyle nel ruolo di Franck, il capo di una violenta banda di malavitosi, al fianco di Rosario Dawson e James McAvoy, e ancora ne La Belle et la Bêtedi Christophe Gans con Léa Seydoux, in uscita in Francia a febbraio dell'anno prossimo, Cassel si destreggia tra la famiglia, il lavoro che lo porta a volte lontano da Rio e il surf che lo aiuta a liberare corpo e mente. "Per molti anni ho fatto anche Capoeira ma a dire la verità è da un po' che ho smesso. Dal surf invece non so stare lontano".
http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2013/08/03/news/vincent_cassel_cos_il_surf_tira_fuori_il_meglio_di_me-64208773/
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