E' morto Philip Seymour Hoffman

Il premio Oscar è stato trovato nel bagno del suo appartamento nel West Village con l'ago nel braccio. Aveva avuto una ricaduta con l'eroina dopo 23 anni. Lascia la compagna Mimi O'Donnell e tre figli, Alexander, nato nel 2003, Tallulah, una bimba di otto anni, e Willa, di sei
NEW YORK - Il corpo senza vita è stato trovato nel suo appartamento di Manhattan, al numero 35 di Bethune Street, con l'ago nel braccio, riverso nel bagno, Il premio Oscar Philip Seymour Hoffman, 46 anni, è morto per overdose. La telefonata che ha avvisato gli agenti è arrivata alle 11.15 di mattina, a chiamare il 911 è stato lo sceneggiatore David Katz col quale Hoffman stava collaborando. Era preoccupato che l'attore non rispondesse alle chiamate ed era andato a casa sua. Un edificio di mattoni nel West Village.
Hoffman aveva ammesso di avere avuto problemi di droga e l'anno scorso si era fatto ricoverare in riabilitazione per abuso di eroina. A maggio aveva passato dieci giorni in una clinica, poi aveva ringraziato pubblicamente la famiglia e gli amici che l'avevano supportato. Era stato senza toccare nulla per 23 anni prima di avere una ricaduta nel 2012.
Secondo il New York Post, è stato trovato con la siringa ancora conficcata nel braccio, chiusa dal laccio emostatico. La polizia ha anche trovato una bustina con l'eroina. La famiglia ha poi rilasciato una breve dichiarazione: "Siamo devastati dalla scomparsa del nostro amato Phil... E' una perdita tragica, inaspettata". Lascia la compagna Mimi O'Donnell e i loro tre figli, Alexander, nato a marzo 2003, Tallulah, una bimba di otto anni, e Willa, di sei.
Fuori l'appartamento, per strada, in poche ore si è formata una folla silenziosa. Centinaia di persone in attesa di un segno. Qualcuno ha appoggiato fiori sul portone. "Era uno del quartiere", racconta un vicino, Christian McCulloch, 39 anni. "La mattina si incontrava coi bambini mentre andava a prendere il caffè qui sotto. E' una notizia disperatamente triste".
Hoffman era tra i più grandi. La statuetta l'aveva vinta per la sua interpretazione in 'Capote', migliore attore nel 2005, ma di nomination nel aveva avute tre come miglior attore non protagonista. Era la spalla perfetta. Oltre che un grande attore di teatro, con tre candidature ai Tony Awards.
Su Twitter i saluti sono centinaia. da John Hurt, con lui in 'Owning Mahowny' (2003), all'attore di 'Frozen', Josh Gad: "Ho il cuore spezzato, e la mente. Il mio idolo è scomparso e sono così confuso e triste RIP". "Abbiamo perso uno dei più grandi oggi", scrive Aaron Paul, (Jesse di 'Breaking Bad'). "Philip Seymour Hoffman RIP amico mio. Ci mancherai sempre e per sempre". Steve Martin si dice "shocked", così come Whoopi Goldberg, mentre Ricky Gervais dice: "RIP Philip Seymour Hoffman. Uno dei più grandi attore di questa generazione e un uomo dolce, buffo, e modesto". Zach Braff lo definisce "uno dei più grandi attori dei nostri tempi", mentre Rose McGowan lo descrive come "un talento gigante toccato dal fuoco sacro", Elijah Wood aggiunge "riposa in pace, Philip Seymour Hoffman". I commenti aumentano ogni minuto. Mia Farrow, Albert Brooks, Andie MacDowell, Ellen DeGeneres, ma non solo attori, dopo Bill De Blasio anche Chelsea Clinton ha lasciato un saluto commosso.
Un trasformista da Oscar

E' STATO capace di dare il volto a uno scrittore controverso come Truman Capote (A sangue freddo, interpretazione che gli valse l'Oscar), all'infermiere di grande dolcezza e umanità di Magnolia, al prete accusato di aver abusato di un ragazzino di Il dubbio fino allo stratega di Hunger Games Plutarch Heavensbee. Ma il successo, per Philip Seymour Hoffman, trovato oggi senza vita a New York, era arrivato già da tempo, attraverso film di qualità e d'autore - in alcuni casi veri e propri cult - come Il talento di mister Ripley, Il grande Lebowsky, Boogie Nights e The Master. Pochi giorni fa lo avevamo incontrato al Sundance Festival di Park City, dove aveva presentato il suo nuovo film, A most wanted man, tratto da un romanzo di John Le Carré. 
E' stato protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie. E' stato probabilmente il miglior attore della sua generazione. Trasformista straordinario, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Neanche bellissmo, affascinante, sì. "A sedici anni avevo deciso di fare l'attore di teatro, non pensavo che il cinema facesse per me. Pensavo che il grande schermo fosse riservato a persone speciali - aveva detto tempo fa in un'intervista - e io mi sentivo assolutamente normale".
Philip Seymour Hoffman era nato a Fairport, New York, nel 1967. Il trasporto per il mestiere d'attore lo sente fin da giovanissimo, segue lezioni di recitazione e di arte drammatica a New York, si diploma nel 1989. Il debutto è nel 1991, sceglie il cinema indipendente, partecipa al film Triple Bogey on a Par Five Hole di Amos Poe. Ma almeno all'inizio quella dell'indie non può essere la sua unica strada. Comincia a girare per le grandi case di produzione, strappa un ruolo in Scent of a Woman (Profumo di donna) nel 1992. Da quel momento iniziano ad arrivare i ruoli nei grandi successi, Boogie Nights, Il grande Lebowski, Happiness di Todd Solonz (1998, nomination all'IFP/West Independent Award come miglior attore non protagonista), Magnolia  (interpreta l'infermiere di Jason Robards, il vecchio produttore in fin di vita, ruolo per il quale conquista il National Board of Review Award come miglior attore non protagonista), Il talento di Mr. Ripley, Quasi famosi, Ubriaco d'amore, Red Dragon, La 25ª ora. 
Nel 2008 aveva conquistato la sua seconda nomination all'Oscar grazie al film La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols. Nel 2009 era arrivata la terza nomination con Il dubbio, accanto a Meryl Streep, per il suo ruolo di sacerdote sospettato di aver abusato di uno studente di colore. Nel 2012 la quarta candidatura all'Oscar per Le idi di marzo.
Nel 2010 aveva anche debuttato alla regia, con Jack Goes Boating, una commedia della quale è anche protagonista, che prendeva le mosse dalla piéce teatrale di Bob Glaudini, in cui Seymour Hoffman aveva già vestito i panni di Jack, personaggio timido e socialmente inetto, un autista di limousine appassionato di reggae, single e affezionatissimo ai suoi due unici amici, Clyde e Lucy, che con Connie - una ragazza che lavora in una società di pompe funebri -  incontra l'amore.
L'anno dopo era stato lo stratega della campagna per le presidenziali Usa in Le idi di marzo, diretto da George Clooney, e nello stesso anno aveva lavorato in L'arte di vincere, di Bennett Miller. Nel 2012 aveva ricevuto un'altra nomination all'Oscar con il film The Master di Paul Thomas Anderson, ispirato a Scientology e presentato alla Mostra del cinema di Venezia dove Seymour Hoffman, ex aequo con Joaquin Phoenix, aveva vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista. 
All'attività cinematografica Seymour Hoffman aveva sempre affiancato quella teatrale. Nel 2000 aveva conquistato un Tony Award come Miglior attore da palcoscenico. Ma erano tantissimi i lavori ai quali aveva partecipato, da Defying Gravity a Il mercante di Venezia, dalla produzione off-Broadway Shopping and Fucking di Mark Ravenhill a  Jesus Hopped the 'A' Train e In Arabia We'd All Be Kings, dei quali aveva firmato la regia, entrambi scritti da Stephen Adly Guiregis per la compagnia newyorchese Labyrinth che lui stesso aveva fondato.
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