“I segreti di Osage County” non è un film per famiglie

Una donna arrabbiata con la vita, abbandonata dal marito e dalle figlie, continua, nonostante l’odio che la circonda, a essere il centro e il principale ostacolo delle loro esistenze: una “tragicommedia” in cui ridere fa male al cuore
«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro» scrisse Lev Tolstòj iniziando Anna Karenina. Infiniti e diversissimi, infatti, sono i modi in cui le persone più care possono decidere di farsi reciprocamente del male. Il contrario dell’amore − o, forse, dell’idea standardizzata che ne abbiamo − va in onda con il film I segreti di Osage County, diretto da John Wells e basato sulla pièce teatrale di Tracy Letts, dal titolo originale August: Osage County, vincitrice del premio letterario Pulitzer.
Nello sviluppo della trama nulla è lasciato al caso. La piccola e assolata contea dell’Oklahoma è arida come la vita dei protagonisti, marito e moglie, un tempo padre e madre di tre figlie ormai lontane. Beverly Weston (Sam Shepard) è un poeta inacidito dall’alcool e dall’insoddisfazione, tormentato dai versi di Thomas Stearns Eliot e dalla donna che prima amava, Violet (Meryl Streep), ora ammalata di tumore e dipendente da psicofarmaci. L’improvvisa scomparsa dell’uomo è l’occasione per una spaventosa riunione di famiglia: non appena le ragazze tornano a casa il vaso di Pandora si spacca, riversando amarezze e bugie.
Ognuna delle tre donne tenta di salvare in modo diverso sé e la madre dai suoi stessi rancori: la più piccola (Julianne Nicholson) sceglie, finché possibile, il silenzio; la figlia di mezzo (Juliette Lewis) fa finta di non capire, rifugiandosi in uomini sbagliati; la più grande (Julia Roberts), invece, prende la via senza scampo dello scontro aperto. In questo gineceo tremendo il riso si trasforma presto in ghigno, in un crescendo di accuse e veleni nel quale chi meglio conosce i punti vulnerabili dell’altro non esita a colpirli.
Nel 2011 Carnage di Roman Polański ci ha mostrato la potenza inarrestabile del gioco al massacro. Al centro di questo dramma borghese stanno due coppie che tentano “pacificamente” di riconoscere le proprie responsabilità in una zuffa avvenuta tra i figli, aggredendosi a loro volta e mostrando così l’ipocrisia delle convenzioni civili. In Osage County la perdita di ogni controllo e pudore investe la famiglia, coinvolgendo anche zii e cugini, e l’unico modo per sopravvivere è la fuga. Entrambe basate su commedie sapientemente scritte (l’opera del regista polacco si ispira alla sceneggiatura Le Dieu du carnage di Yasmina Reza), queste tragedie domestiche, come ogni novità, si espongono a numerose critiche, dalla violenza verbale gratuita agli eccessi irrealistici. Ma è davvero difficile trovare un altro luogo dove ambientarle: solo la casa è capace di legare così strettamente le sorti dell’uno a quelle dell’altro, nel bene e nel male. Come diceva lo scrittore russo Tolstòj, padre di tredici figli, «ogni famiglia infelice è infelice a suo modo».
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