Nymphomaniac vol. 2, il film più femminista di Von Trier

Dopo il brusco finale della prima parte, il secondo capitolo non si è fatto attendere. Solo a un mese di distanza, è arrivato nelle sale italiane Nymphomaniac vol. 2, pezzo mancante del puzzle che è l’ultimo film di Lars von Trier. Il regista ha concepito il film affinchè fosse guardato tutto di seguito, e forse questa era la strada da seguire, nonostante le quattro ore di lunghezza della versione censurata che è uscita nei cinema. Meno poetico e più crudo sin dai primi fotogrammi, con meno citazioni colte e meno introspezione, lasciando più spazio possibile all’animale umano e alla sua brutalità carnale. Nel secondo capitolo dell’ultimo film di von Trier, nemmeno Seligman (Stellan Skarsgaard) riesce a rendere aulico il racconto di Joe (Charlotte Gainsbourg), che si fa sempre più crudele man mano che la ninfomane ripercorre gli anni della sua vita.
La vita sentimentale e sessuale di Joe sembra ormai essersi stabilizzata: con lei c’è Jerome, l’unico uomo amato. Ma quando la donna perde completamente la capacità di provare un orgasmo, il castello di carte comincia a crollare: nella disperata ricerca di qualcosa che riesca a scuoterla e che le restituisca la sensibilità, Joe prova le esperienze più estreme, finendo ovviamente con il distruggere tutto ciò che ha. Lo spettatore si avventura nel dramma di questa donna, vissuto senza alcun filtro o preconcetto, attendendo che il regista danese arrivi a tirare le fila del discorso. Ed ecco la prima conclusione, pronunciata proprio per bocca di Seligman: Joe viene definita «ninfomane» per il semplice fatto di essere una donna, mentre se a vivere le sue travagliate esperienze fosse stato un uomo sicuramente il racconto avrebbe destato minor scalpore. Lo spettatore però non fa nemmeno in tempo a trattenere un moto di delusione (per la morale piuttosto mainstream e mancante dell’originalità di ogni film di von Trier), quando la pellicola termina con un colpo di scena che conferma il divario tra uomo e donna e lo rende più che mai reale. Nymphomaniac, nel suo complesso, a sorpresa si rivela essere un film profondamente femminista: gli uomini abbozzati da von Trier non forniscono certo una visione lusinghiera del genere. Tutti sono in grado di prendere decisioni esclusivamente seguendo i propri istinti e, in un certo senso, ragionando solo sui propri bisogni sessuali: si va da H., che lascia moglie e figli per essere  libero di avere rapporti con Joe, a K., che basa la propria vita sulla violenza, ma anche allo stesso Jerome, che dimostra nel finale un disprezzo più crudele che mai verso la donna che una volta aveva amato, e pure all’«asessuale» Seligman. L’unica eccezione è il padre di Joe, il cui amore per la figlia porta avanti un rapporto che durerà per tutta la vita.
Il secondo volume del film purtroppo non conferma la poesia della prima parte, soffermandosi maggiormente su scene esplicite e atti brutali; dopo tanto tempo, è inevitabile che la tensione e l’attenzione dello spettatore calino. Tuttavia, anche se un po’ più giù di tono, questo secondo capitolo non ha fatto altro che confermare Nymphomaniac come uno dei lavori migliori di Lars von Trier. Da vedere tutto insieme, per gustare l’ebbrezza di cinque ore di uno dei registi più crudeli e sublimi della scena cinematografica.
di Chiara Gagliardi
http://www.italnews.info/2014/05/25/nymphomaniac-vol-2-il-film-piu-femminista-di-von-trier/
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