Romain Duris: “Vi piaccio anche travestito da donna?”

Il protagonista di "Une nouvelle amie", sex symbol d’Oltralpe, rischia tutto e recita in gonna e tacchi a spillo. Tra la prova d’attore e i ricordi. Di quando la sorellina lo truccava come una bambola
«La ceretta? Mai più. Per fortuna la mia compagna non si lamenta dei miei peli. Ora però l’apprezzo di più quando è lei a sacrificarsi. Deve davvero amarmi». Romain Duris non ha dubbi su cosa l’abbia fatto soffrire di più durante la lavorazione di Une nouvelle amie, il suo film appena uscito in Francia.
Ispirato all’omonimo racconto della scrittrice inglese Ruth Rendell, racconta la storia di un giovane padre rimasto vedovo che fa una curiosa scoperta: travestirsi da donna lo aiuta a uscire dalla depressione. Il suo segreto viene scoperto casualmente dalla migliore amica della moglie, con cui inizia un ambiguo rapporto di complicità. Gli echi sono da film di Pedro Almodóvar, ma la regia è del maestro francese François Ozon.
Per Romain Duris - quarant’anni di cui la metà spesi interpretando alcuni dei maggiori successi del cinema francese (Tutti i battiti del mio cuore, Il truffacuori, Tutti pazzi per Rose, Mood Indigo) - si tratta di una grande sfida. E non solo perché rischia di perdere appeal presso il pubblico femminile. «Quando si interpreta un travestito il rischio di creare una macchietta è alto. Non sai fino a che punto puoi spingerti, il flop è dietro l’angolo».
Per entrare letteralmente nei panni di una donna, ha perso svariati chili. «Sono sempre stato magro, ma mi sono comunque messo a dieta. Ci tenevo a far vedere che ho delle belle gambe». A osservarlo da vicino, in questa stanza dell’Intercontinental di Toronto, si fatica a immaginarlo “al femminile”. L’eleganza del suo abito nero si scontra con quel classico fascino da parigino trasandato, capelli lunghi e barba di qualche giorno.
In Francia lo scorso anno le proteste contro la legge che stava per autorizzare i matrimoni gay sono state lunghe e hanno coinvolto migliaia di persone. 
Non pensavo ci fossero così tanti reazionari. Proprio per questo però sono ancora più contento di aver accettato la parte.
Aveva mai pensato che un giorno si sarebbe vestito da donna? 
Quando ero piccolo, ogni tanto mia sorella si divertiva a truccarmi. Mi trattava come la sua bambolina e io glielo lasciavo fare. A raccontarlo ora può sembrare una storia un po’ inquietante, ma non ha avuto conseguenze sulla mia identità sessuale, almeno non che io sappia...
Lei è arrivato alla recitazione quasi per caso, fermato per strada davanti al liceo da quello che sarebbe diventato il suo regista feticcio, Cédric Klapisch, con cui ha girato sei film, tra cui L’appartamento spagnolo...
Sì, ma forse già mi piaceva stare al centro dell’attenzione. Non a caso, prima del cinema, mi ero cimentato come pittore esponendo i miei quadri e suonavo da batterista in una band che avevo fondato. Mi ritengo timido, ma i fatti sembrerebbero dimostrare il contrario.
A parte il dolore della ceretta, che cos’altro ha scoperto del mondo femminile? 
Che camminare sui tacchi è veramente stancante. Adesso posso capire quando la mia compagna (l’attrice Olivia Bonamy, da cui ha avuto due bambini, ndr) - se di sera stiamo passeggiando - ogni tanto mi chiede di fermarsi per poter riprendere fiato. Avevo sempre pensato che fosse una scusa banale per farmi prendere un taxi...
Per il ruolo di Une nouvelle amie si è ispirato a qualche diva in particolare? 
Ho pensato a donne forti. Il mio punto di riferimento è stata la Julia Roberts di Pretty Woman, ma per certi versi anche Marilyn Monroe e la Charlize Theron della spot della Martini, quando le rimane il vestito impigliato nella sedia e continua comunque a camminare per raggiungere l’uomo di cui si è invaghita.
Per quale altro ruolo aveva operato uno stravolgimento così radicale di se stesso? 
Per L’appartamento spagnolo. All’epoca avevo meno esperienza sul set e trovai difficile interpretare un ragazzo che aveva messo da parte i propri sogni in nome di una vita tranquilla. Non lo capivo: io, al contrario, avevo sempre inseguito le mie passioni... Ancora oggi mi fermano dei giovani e mi dicono che, se hanno deciso di studiare all’estero con il programma Erasmus, è stato anche grazie a quel film. Lo girammo con un budget bassissimo, ma ha contribuito a segnare una generazione. E ne sono fiero. Se continuo a fare l’attore è per togliermi soddisfazioni come questa.
http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/romain-duris-ozon-intervista-49-50122790649.shtml
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