Cos’è l’ageismo, la discriminazione che non piace a Hollywood

L’ageismo, la tendenza alla discriminazione degli anziani, non è certo una novità nel mondo dei mass media, ma nell’ultimo periodo numerose star e una delle icone pop per antonomasia sono state oggetto di più o meno celati attacchi dovuti alla loro età. Il termine ageismo è stato coniato nel 1969 dal gerontologo statunitense Robert N. Butler per indicare comportamenti discriminatori verso gli anziani. 
Di questa “patologia” Hollywood ha sempre sofferto. Molte dive del passato, pensiamo a Greta Garbo o a Gene Tierney, decidevano di abbandonare precocemente i set per ritirarsi a vita privata, per fare in modo che la loro bellezza rimanesse immortalata nelle pellicole da loro interpretate. Greta Garbo, nata nel 1905, girò l’ultimo film nel 1941 e per mezzo secolo, fino alla morte avvenuta nel 1990, divenne praticamente invisibile. Ora questa tendenza è stata invertita e a Hollywood vengono scritti ruoli importanti anche per le ultraquarantenni. Gli Oscar consegnati due giorni fa ne sono la conferma: Patricia Arquette ha conquistato la statuetta di migliore attrice non protagonista a 46 anni, per la sua interpretazione in Boyhood, la bravissima Julianne Moore, dopo ben quattro nomination andate a vuoto, ha centrato la vittoria con Still Alice, un film che parlo proprio dell’invecchiamento e del morbo di Alzheimer. 
Nonostante questi riconoscimenti, il mondo dei media continua a praticare l’ageismo sia con la discriminazione, sia confezionando film e commedie pensati appositamente per un pubblico over 60. Si tratta di una nicchia, perché il grosso del mercato è – anche nell’era del download illegale – rappresentato dai ragazzi di età compresa fra i 12 e 24 anni che rappresentano il 39% dei frequent moviegoers, secondo i dati 2012 della MPAA, la Motion Picture Association of America, ultracentenaria associazione che pilota il cinema, la seconda industria degli Stati Uniti. Se l’ageismo prolifica è perché l’industria dell’intrattenimento guarda ai dati dei box office: se i giovani sono il core business si creerà un mercato orientato verso i giovani, quindi con interpreti giovani. 
Si tratta di un discorso che non riguarda solamente il cinema. Anche nel mondo discografico le regole sono le stesse, anzi, forse ancora più esasperate. Star come Rihanna o Miley Cyrus sono state lanciate in età giovanissima per alimentare un mercato nel quale a essere venduta non è la qualità del prodotto, quanto un’idea di giovinezza e di bellezza. Si tratta di un flusso ciclico estremamente esasperato per cui a trent’anni si è fuori mercato come dimostrano i casi emblematici di Britney Spears e Christina Aguilera. A differenza del mondo del cinema che continua ad avere nel box office la principale fonte di guadagno, il mondo discografico ha trovato nuove forme di guadagno, fra cui la raccolta pubblicitaria su Youtube che ha stimolato una nuova forma di fruizione dove l’immagine conta quanto e più della musica.
Negli scorsi giorni ha suscitato numerose polemiche la discriminazione di BBC Radio 1 nei confronti di Living for Love, il singolo con il quale Madonna sta preparando il lancio del suo nuovop Lp Rebel Heart. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la cantante cinquantaseienne sarebbe troppo anziana per il pubblico dell’emittente. In difesa della cantante, oltre ad alcuni ascoltatori indispettiti dalla mancata trasmissione del brano, sono accorsi molti colleghi, da Boy George a Shirley Manson dei Garbage, la quale ha sottolineato come Madonna venga sistematicamente criticata per la sua età e messa alla berlina dai tabloid che mostrano l’invecchiamento delle sue mani, mentre “nessuno fa questo con George Clooney pubblicando le immagini delle sue mani”. 
Anche Yoko Ono ha dovuto far fronte a numerose critiche quando lo scorso 18 febbraio, data del suo 82esimo compleanno, ha pubblicato due nuovi brani. In passato era stata criticata per avere indossato degli shorts in un video musicale girato dopo aver spento le ottanta candeline. Nella polemica sull’ageismo è intervenuta anche l’attrice Tea Leoni che in un’intervista ha ricordato uno spiacevole episodio di una quindicina d’anni prima, quando il regista Brett Ratner andava ripetendo sul set del film The Family Man che l’attrice, all’epoca 34enne, era ancora “fattibile”. 
Al di là dell’idiozia del singolo, va sottolineato il contesto che consente tacitamente l’iterazione di simili distorsioni e il fatto che l’ageismo sia soprattutto sessismo. Perché degli inimitabili Rolling Stones viene sottolineata la longevità e l’incredibile verve sui palcoscenici delle loro tournée, mentre di Madonna si cercano il dettaglio della mano o le rughe che si disegnano sul volto?
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