LA CURA DI BJÖRK PER I CUORI INFRANTI

Oltre il pop, oltre la ricerca, la grande artista islandese torna dopo quattro anni per mettere in musica la crisi di coppia nell’album “Vulnicura”. A modo suo.
La professoressa di scienze ha il cuore a pezzi
Avevamo lasciato l’insegnante un po’ pazzerella alle prese con app, studi cosmologici e ambizioni di divulgazione scientifica (il progetto multimediale dell’ultimo album Biophilia). La incontriamo di nuovo in lacrime per l’amore perduto. In una situazione del genere Björk l’avremmo immaginata avventarsi su bamboline voodoo. Vendicativa, sadica ma con fantasia. Invece ci ritroviamo davanti un’artista fragile. Una condizione umana affrontata come sanno fare tutti gli artisti del mondo, Björk o Chris Martin che siano: esprimendola. E se il cantante dei Coldplay lo scorso anno aveva raccontato con Ghost Stories la sua rottura con Gwyneth Paltrow, il “break up album” di Björk si intitola Vulnicura e dettaglia la sua separazione dall’artista Matthew Barney con una cornice da professoressa di scienze – ogni brano indica quanti mesi prima o dopo essersi lasciati sia stato composto – ma infondendo il contenuto di materia incandescente. I dubbi sulle proprie responsabilità, i ricordi, i rimpianti, la famiglia, i doveri, le accuse.
Oltre le forme conosciute
La colonna sonora del canto di abbandono di Björk è una foresta di archi elegiaci con cui duetta la voce che cadenza ogni singola parola. Sotto le orchestrazioni arrangiate dalla cantante islandese scorrono le trame elettroniche – tra il bolero, la jungle e il glitch – realizzate insieme al nuovo collaboratore, il venezuelano Arca, e a Haxan Cloak. Nonostante alcune melodie ricordino ballate di vecchi album come Homogenic e Vespertine (in particolare Stonemilker e Lionsong), i brani, quasi tutti oltre i sei minuti, rappresentano un passo ulteriore di Björk fuori dalle catene della forma canzone, quasi variazioni in forma libera su cui si aggrappano scampoli di ritornelli, macerie di strofe e improvvisi stacchi di violini (Family) o accenni di minimalismo (Notget). Non siamo dalle parti del pop, neanche lontanamente, e in fondo, ripensandoci oggi, alla luce della sua carriera, i momenti in cui il pop e Björk si sono incrociati sembrano sbandamenti da un percorso che doveva portarla qui, a una musica colta tutta sua. Un’opera moderna.
Non solo ricerca
Non spaventi troppo però la ricerca sonora e la mancanza di appigli facili nelle melodie: pur sempre di canzoni d’amore si tratta, amore finito, amore perduto, amore universale, e il sentimento trabocca ovunque e diventa comunicativo oltre il linguaggio, nell’elegiaca Stonemilker come nell’orchestrale Atom Dance, dove si consuma anche l’unico metaforico abbraccio di solidarietà all’amica triste: quello di Antony Hegarty di Antony & The Johnsons, unica voce amica a riscaldare il cuore della professoressa di scienze.
http://xl.repubblica.it/articoli/bjork-vulnicura/16638/
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