Meryl Streep e la perfezione del metodo

“NON VOGLIO CHE LA MIA VITA IMITI L’ARTE, IO VOGLIO CHE SIA ARTE”
Viso ovale, naso lungo e sottile, occhi penetranti: una bellezza anticonvenzionale che ha sempre caratterizzato ogni suo ruolo. E’ il 1979: Meryl Streep, timida e appena trentenne, vince il suo primo Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua intensa interpretazione in Kramer contro Kramer, nei panni della moglie di un giovane Dustin Hoffman.  Tre anni dopo, la consacrazione: il secondo Oscar ma, questa volta, come attrice protagonista per il drammatico La Scelta di Sophie dove la ritroviamo fisicamente trasformata, dimagrita di 15 kg e con i capelli rasati. La storia è quella di una donna polacca tormentata a vita dal senso di colpa per la scelta crudele a cui era stata costretta quando era internata in un lager nazista. Una performance tragica, commovente, valorizzata dalla straordinaria spontaneità con la quale la Streep esibisce uno dei doni artistici più preziosi che possiede: la sua versatilità nel far propri vari accenti e stili di linguaggio con istintiva naturalezza, riuscendo a essere credibile in ogni situazione. Così, per interpretare questo film, Meryl impara il polacco, e con l’accento polacco recita sia in inglese che in tedesco. (clip video sotto)
Con quasi quarant’anni di carriera alle spalle, Meryl Streep è oggi considerata dalla critica la migliore attrice vivente. Nella storia del cinema detiene il primato assoluto di candidature al Premio Oscar, ben 19, e di 29 nomination e 8 vittorie ai Golden Globe. Sul grande schermo ci ha regalato innumerevoli e affascinanti ritratti di donna, che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario collettivo contemporaneo.
Nata in New Jersey nel 1949 e proveniente dal metodo dell’Actor’s Studio, debutta nel ’75 nei teatri di Broadway e, due anni dopo, sul set cinematografico con il film Giulia. Nel 1982 i critici americani la eleggono “Migliore Attrice dell’Anno”, paragonandola già a leggendarie icone del passato come Greta Garbo e Katherine Hepburn. Nello stesso anno arriva il primo premio BAFTA per La Donna del Tenente Francese, nel quale la Streep si cimenta in un doppio ruolo: è una giovane donna messa al bando dalla puritana Inghilterra dell’800 e l’attrice americana che gira un film su di lei. L’Italia le riconosce un David di Donatello come miglior attrice straniera per Innamorarsi, una commedia sentimentale che emoziona il pubblico per la grazia e la semplicità della narrazione e per la straordinaria potenza espressiva della protagonista.
Fin dagli inizi quello di Meryl è stato un percorso artistico di grande versatilità. Ha dimostrato di saper far tutto, passando dal film drammatico alla commedia, dalle sceneggiature più complesse ai più scontati blockbuster, e ancora ai film d’azione e di genere avventuroso. Sono state tante, negli anni, le immagini di donna di cui Meryl ci ha fatto dono sullo schermo, grazie al suo eccezionale talento trasformistico. Ha saputo dare anima, voce e volto a tutte le sfumature dell’amore, trovando sempre una grande sintonia con i diversi partner sul set, sia maschili che femminili: da Robert De Niro, Jack Nicholson, Jeremy Irons e Robert Redford a Julia Roberts, Diane Keaton, Nicole Kidman e Glenn Close.
E’ riuscita a identificarsi totalmente con le eroine che ha interpretato, filtrandole con la propria sensibilità emotiva: ritratti sempre dettagliati, caratterizzati da realismo e anche da un pizzico di trasgressione. La sua presenza scenica si impone per l’uso di corpo e spazio, che controlla alla perfezione. Meryl non si fonde mai con il film, ma pian piano, se ne impadronisce incredibilmente, con delicatezza e stile. “Non voglio che la mia vita imiti l’arte, io voglio che sia arte”: a dirlo proprio lei, star e anti/star fuori dagli schemi, che ha saputo permeare di grazia e naturalezza i suoi personaggi, senza bisogno di virtuosismi.
Nella varietà delle parti che ha ricoperto, attraversando sempre più trasversalmente i generi, ricordiamo l’operaia sindacalista realmente esistita di Silkwood, donna moderna e fuori dalle righe; l’aristocratica avventurosa Karen Blixen in La mia Africa, una pietra miliare del film romantico; la figura eterea di Clara in bilico tra due mondi in La Casa degli Spiriti, dove l’attrice offre una prova magistrale di come invecchiare sullo schermo. E’ un’editrice letteraria omosessuale di mezza età in The Hours, ruolo per cui ottiene un Orso d’Argento a Berlino; madre superiora implacabile e bigotta in Il Dubbio e la svampita e famosa cuoca Julia Child in Julie & Julia. Ne I Ponti di Madison County, è diretta da Clint Eastwood, e impersona Francesca Johnson, una dimessa casalinga di origine italiana che riscopre la parte migliore di sé attraverso un amore tanto improvviso quanto travolgente, a cui sarà costretta a rinunciare.
Con precisione quasi maniacale interpreta, dieci anni dopo, la fantastica Miranda Presley, insopportabile guru della moda internazionale, nella commedia campione di incassi Il Diavolo veste Prada: nel film è geniale, ironica e di un’eleganza disarmante, e ci dona una lezione di alta classe cinematografica che raggiunge la perfezione. Rimane indimenticabile l’algida Miranda, all’interno della sua limousine nella sequenza finale del film: non si può rimanere indifferenti di fronte a quell’espressione, a quel solo e unico sguardo che ci incanta e con il quale, in pochi secondi, riesce a mettere a nudo i pensieri del suo perfido personaggio. Grazie alla rivisitazione cinematografica del musical capolavoro degli Abba Mamma Mia! Meryl Streep si conferma un’artista di assoluta e rara polivalenza: canta, recita, balla, al servizio integrale del musical. Al tempo stesso si stacca dal film perché senza di lei il film sarebbe semplicemente inconcepibile. C’è da rimanere stregati ascoltandola cantare “The winner takes it all” sul promontorio dell’isola greca in cui si consuma la scena clou del racconto, meravigliosamente accompagnata dalle carrellate della macchina da presa. (clip video sotto)
E’ del 2011 la performance nelle vesti della “donna di ferro” Margaret Thatcher in The Iron Lady, che le concede, finalmente, la terza e non più rinviabile vittoria agli Oscar, una vittoria non certo “dovuta” e a suggellamento di un’eccezionale carriera. Ne I Segreti di Osage County film “corale” ambientato in una casa di campagna dell’Oklahoma, Meryl è l’insopportabile e asentimentale matriarca Violet, accanto a Julia Roberts nei panni di sua figlia: la troviamo perfettamente a suo agio mentre sprofonda nell’acidità del suo fastidiosissimo personaggio. E’ talmente brava ed impeccabile che non smetteremmo mai di guardarla. Quest’anno l’abbiamo appena vista diventare strega malvagia per Into the Woods, il film musicale firmato Disney, e non ci stupisce che, questo ruolo, si sia aggiudicata la sua diciannovesima nomination agli Oscar. Aspettiamo di vederla in Ricki and the Flash di Jonathan Demme, in cui interpreta una cantante e chitarrista che ha sacrificato sull’altare del rock la sua vita privata e affettiva.
La sua stella brilla sempre di più col passare del tempo, acquistando sempre più luce con la maturità. Compirà 66 anni il 22 giugno 2015 e qualcosa da farsi perdonare forse Meryl ce l’ha: la perfezione. E’ una straordinaria perfezionista, come personaggio e come attrice, che una certa parte della critica considera maniacale fino al manierismo. In lei professionalità e talento, metodo e ispirazione diventano inscindibili e non più distinguibili. Ma la amiamo così com’è: diva e al tempo stesso una di noi, del suo pubblico. Con una magia unica: non smettere mai di recitare rimanendo sempre, meravigliosamente, se stessa.
http://www.filmforlife.org/2015/05/meryl-streep-e-la-perfezione-del-metodo/
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