Islanda, terra di sonorità oniriche e rivoluzionarie. Bjork ha fatto l’apripista, le band di culto prosperano
ROMA
Persi a cercarlo in Inghilterra e negli Stati Uniti, sue terre d'adozione, gli appassionati del rock (categoria che vuol dire tutto o niente) se lo sono visti di colpo spuntare nel territorio più distante. L'Islanda.
In principio fu Bjork, ora sono i Sigur Ros. E non solo loro. Come sia potuto accadere che la musica leggera migliore si sia spostata nelle lande più intatte d'Europa non si sa, eppure è così. Basta sfogliare le pagine specializzate di tutto il mondo: il disco del momento è Go, opera prima solista del leader dei Sigur Ros. Si chiama Jonsi Birgisson. Gay, cieco da un occhio, suona la chitarra usando un archetto di violoncello. Da piccolo ha perso il padre, ogni nota è pervasa da malinconia incurabile. Vive in un mondo tutto suo, al punto da utilizzare spesso una lingua che non esiste, chiamata «hopelandic». I fonemi non vogliono dire niente, ma lui li usa proprio per questo: la parola cantata non deve contenere alcun messaggio.
I Sigur Ros, oggi, sono molto più che una band di culto. David Bowie li venera, i Radiohead li venerano, i Coldplay li venerano. Che genere fanno? Eh, saperlo. Qualcuno lo chiama post rock, altri non lo chiamano proprio. Melodie orchestrali, suite lunghissime, armonie che si dilatano: colonne sonore perfette non solo di un'Islanda sognata (e al contempo reale), ma di molti film (Crash di David Cronenberg) e serial televisivi (CSI). Perfino a Sanremo hanno usato un loro riff (all'inizio senza ammetterlo), anche se con il carrozzone dell'Ariston nulla c'entravano.
Parlando del suo disco solista, Birgisson ha detto di avere cercato un suono rock, più energico di quello della band. In realtà il concetto islandese di «rock» è sempre molto relativo. I Sigur Ros hanno inventato un genere e con esso un modo di filmare musica (i loro video sono piccoli film).
L'aspetto ulteriormente curioso è che i Sigur Ros non sono i soli esponenti del new sound islandese. Più o meno contemporanei sono i Mum. Il loro leader vive nelle colline astigiane. Le due cantanti gemelle sono state eternate nella copertina di uno dei dischi più celebri dei Belle & Sebastian. L'onda lunga del post rock dell'Europa del Nord trova ulteriori adepti in Danimarca, negli Efterklang, sorta di ponte tra i Sigur Ros e la cosiddetta «folktronica», ovvero il folk riletto in chiave elettronica (ad esempio i Books).
Un piccolo esercito di band di nicchia che, messe insieme, con le loro sonorità oniriche, fanno da delicato contraltare alla cacofonia di oggi.
http://www3.lastampa.it/musica/sezioni/news/articolo/lstp/179942/