Trentacinquemila in delirio per i Muse

Due ore di show a Torino per la prima tappa italiana della band britannica. Questa sera si replica,
poi a Roma il 6 luglio prossimo
Hai voglia di dire che una canzone assomiglia a gli U2 (Madness, riscritta su Numb), che un’altra inizia come House of Rising Sun, che Matt Ballamy è un Freddie Mercury in sedicesimo. Inutile obiettare che quello visto a Torino ieri è uno spettacolo enfatico, strabordante di effetti speciali, ma che alla fine I Pink Floyd facevano di meglio. Vano chiedersi se davvero serviva un’acrobata appesa a una gigantesca lampadina per rendere memorabile Blackout.
Lo show dei Muse è un grande carrozzone ipertecnologico, che cita un po’ tutto ma inventa sempre qualcosa di nuovo. E talvolta lascia a bocca aperta, come quando le sei ciminiere ai lati del palco cominciano a lanciare fiamme a tempo di musica. Sorpresi e felici, i fan ieri allo Stadio Olimpico, per un concerto che sarà – è facile prevederlo – tra le cose da ricordare di quest’anno. Costruito con precisione impeccabile, è divertente, colorato anche quando vuole essere apocalittico, sempre carico di energia. Bellamy e compagni ripercorrono cinquant’anni di pose da rocker e le frullano in una specie di enorme videogame. Il concerto dura poco più di due ore, e ieri in scaletta le canzoni erano ventisette. In Panic Station, agli onnipresenti Obama e Angela Merkel, si aggiunge il presidente del consiglio Enrico Letta trasformato sul megaschermo in un pupazzetto digitale danzante. Seguono: un banchiere che muore distribuendo a tutto il pubblico banconote da 20 euro come se fossero coriandoli, una donna d’affari che si suicida con la benzina, un lungo video tratto da World War Z, di Brad Pitt, per cui I Muse hanno fornito la colonna sonora (Isolated system, da The 2nd Law). E infine la band stessa, che si moltiplica al computer per Uprising: un esercito di musicisti vestiti in rosso e nero. 
Tutto è fuori scala. Il palco, ad esempio, è così grande che per vedersi in faccia I tre sono costretti a suonare al centro del pubblico, su un secondo palco più piccolo. La band esegue qui diversi brani, tra cui una bella versione di Blackout. Anche il falsetto di Bellamy è eccessivo, I suoi assoli di chitarra elettrica infiniti, ma è esattamente questo che vogliono i trentacinquemila dell’Olimpico. Si chiude con Starlight: un trionfo. Si replica oggi a Torino e poi a Roma (Stadio Olimpico) la settimana prossima.








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