Quoziente intellettivo: il test funziona?

Il Qi di Einstein era 190. Madonna ha 140. Johnson non sa rispondere. Ma sui quesiti ci sono dubbi.
Un orso, due mele e un orologio. È bastato questo a mettere in imbarazzo davanti a tutta la Gran Bretagna il sindaco di Londra, Boris Johnson, che non ha superato una prova di intelligenza in tre domande.
DIBATTITO RIAPERTO. L'episodio ha riaperto il dibattito sull'utilità di un indicatore come il quoziente intellettivo, che prende in esame diversi fattori lessicali e cognitivi (ma non influenze ambientali ed emotive), il cui risultato su un singolo test può anche essere fuorviante.
Nei giorni scorsi, Johnson aveva sostenuto che le persone con un quoziente di intelligenza (Qi) basso non meritassero di fare carriera: «Il 16% della nostra specie ha un quoziente inferiore all'85%, solo il 2% superiore a 130», aveva detto, specificando che bisogna favorire questi ultimi super intelligenti. Ma il 4 dicembre, quando è stato incalzato dal presentatore radiofonico Nick Ferrari in un test di tre veloci quesiti, il mayor di Londra li ha sbagliati tutti.
LA FIGURACCIA DEL SINDACO. Il primo chiedeva: «Un uomo costruisce una casa coi quattro lati esposti a Sud. Un orso si aggira nei dintorni. Di che colore è il manto dell'orso, marrone o bianco?». Johnson ha detto marrone, ma la risposta giusta era bianco, perché una casa rivolta a Sud si trova al Polo Nord.
Poi: «Se prendi due mele da un cesto di tre, quante mele ti restano?». Il sindaco ha risposto che ne rimaneva solo una, ma la risposta corretta, stando a chi aveva formulato il quiz, era due: se ne prendi due, te ne restano due.
La terza domanda, infine: «Sono andato a dormire alle otto di sera e ho puntato la sveglia alle nove del mattino. Quante ore ho dormito?». Johnson ha preferito rispondere con una battuta: «Ho dormito come un ghiro», evitando di sciogliere il quesito.
«Lei è sindaco, chi le ha permesso di arrivare così in alto?», ha incalzato il conduttore di fronte a Jonhson imbarazzatissimo.
I test servono per prevedere risultati accademici, lavorativi e sociali
La gag del sindaco londinese, un conservatore che studiato al prestigioso collegio di Eton e si è laureato a Oxford, ha riaperto la querelle sull'effettiva efficacia dell'indice sul quoziente intellettivo.
Si tratta di un punteggio ottenuto tramite alcuni test per valutare lo sviluppo intellettuale dell'individuo ed è spesso utilizzato per prevedere i risultati accademici, le prestazioni lavorative, lo status socioeconomico conseguibile e la possibilità di sviluppo di patologie sociali.
CONTANO LESSICO E PERFORMANCE. La formula originaria, sviluppata nel 1912 dallo psicologo tedesco William Louis Stern, calcolava il quoziente di intelligenza dividendo l'età mentale con quella biologica e moltiplicando il risultato per 100.
Nel 1939 David Wechsler elaborò dei sotto-punteggi separati, dividendo il quoziente intellettivo in una parte lessicale e in una parte di performance (per esempio la capacità di fare associazioni logico-sequenziali).
Ma il modello è stato poi ulteriormente raffinato nel tempo.
IL PUNTEGGIO MEDIO È 100. Generalmente un test per calcolare il quoziente intellettivo richiede di risolvere un certo numero di problemi in un tempo prestabilito. È costituito da domande di vario argomento, che valutano la memoria a breve termine, la conoscenza lessicale, la visualizzazione spaziale e la velocità di percezione.
L’intelligenza media corrisponde a un punteggio pari a 100, che rappresenta il punto centrale della distribuzione dei valori. La fascia di 'normalità' va da 85 a 115. Prima di 85 ci si trova sotto la media, dopo 115 si è considerati ultra-intelligenti.
Anche i fattori esterni determinano il quoziente di intelligenza
Ma un dato basta davvero a spiegare il cervello e le capacità di ognuno?
Alcuni sociologi hanno sostenuto che esiste una correlazione tra quoziente intellettivo, morbosità, mortalità e lo stato sociale della famiglia di appartenenza: bisognerebbe quindi tenere presente questi aspetti ereditari-familiari e anche quelli ambientali (dall'esposizione a tossine alla nutrizione fino all'ascolto di musica) nel valutare i risultati dei test che determinano il quoziente di intelligenza.
DIFFERENZE INTERETNICHE? Una tesi controversa, e definita razzista da molti, è stata poi espressa dal libro The Bell Curve del 1994 di Richard J. Herrnstein e Charles Murray, che evidenzia differenze interetniche negli Stati Uniti: secondo i due studiosi, gli ebrei-ashkenaziti (discendenti delle comunità ebraiche della valle del Reno) e gli orientali hanno ottenuto punteggi medi superiori a quelli dei bianchi europei, mentre gli ispanici e gli afroamericani avevano medie inferiori.
INTELLIGENTI SI DIVENTA. Una recente ricerca della Western University dell’Ontario (Canada), alla quale hanno partecipato oltre 100 mila persone in tutto il mondo, ha però sostenuto che un singolo test può essere fuorviante per misurare il quoziente di intelligente. Per capirlo davvero bisognerebbe infatti prendere in esame più risultati e fattori, come la cognizione e l'emozione, 'allenando' la mente nel corso del tempo.
KASPAROV A 190 PUNTI. Sarà. Ma il celebre fisico Albert Einstein vantava un quoziente intellettivo ben oltre la media, pari a 160 punti. E lo scacchista russo Garri Kasparov è arrivato addirittura a 190. La cantante Madonna, che ha reso il pop un'industria assai remunerativa, ha ottenuto 140.
L'interrogativo resta aperto: intelligenti si nasce o si diventa?
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