“Dopo i due Quasi amici la Parigi dei sans papier”

“Samba”, il nuovo film dei registi francesi campioni d’incasso
Il primo problema, dopo aver sfornato un successo da 51 milioni di spettatori nel mondo come Quasi amici, era superare l’ansia da (nuova) prestazione: «Rischiavamo di restare immobili, incapaci di andare avanti. Così, abbiamo trasformato la paura in energia, ricordando che Quasi amici era nato non per essere un blockbuster, ma solo un buon film».  
In aprile arriva in Italia, con Raicinema, Samba, ultimo prodotto della premiatissima ditta Eric Toledano e Olivier Nakache, ispirato al romanzo di Delphine Coulin, con Charlotte Gainsbourg e Tahar Rahim e soprattutto Omar Sy (il badante di Quasi amici) nei panni di Samba, lavapiatti senegalese «sans papier». La storia si sviluppa intorno al problema cardine delle società occidentali contemporanee: «Tutte le nazioni d’Europa devono gestire la questione dell’immigrazione, imparando a convivere con gente obbligata a scappare dai propri Paesi e a vivere da noi, quasi sempre in condizioni molto misere. Il nostro non è un film politico, non dà spiegazioni nè risposte, ci interessava offrire una storia e una personalità a figure come Samba, che incontriamo tutti i giorni nelle strade delle nostre città».  
Un buono, ma non troppo  
Il segreto, anche stavolta, è nel contrasto. Da una parte il protagonista, gigante buono ma non troppo, dall’altra Charlotte Gainsbourg, manager in fase di riabilitazione dopo aver dato i numeri, causa stress, durante una riunione di lavoro. Due mondi a confronto che, sulla carta, non hanno niente in comune: «Nel libro la figura di Alice non c’era, ma noi volevamo mettere insieme persone totalmente diverse e vedere che cosa sarebbe successo. Perciò abbiamo evitato che i due attori si vedessero troppo prima delle riprese, se l’impatto fosse stato genuino sicuramente avrebbe funzionato di più». 
Intorno a loro, la vita difficile dei clandestini a Parigi, di Wilson (Tahar Rahim) che si finge brasiliano per essere meglio accettato ma in realtà è arabo, dello zio di Samba che vive sognando di tornare nel suo Senegal, e dei volontari che prestano servizio nei centri di assistenza per immigrati: «Prima di girare abbiamo fatto molte ricerche, parlando con tante delle persone che lavorano gratis in quegli uffici, spesso pensionati che dedicano alla causa il tempo libero. Tutto quello che abbiamo raccontato l’abbiamo preso dalla realtà».  
Proprio in quelle scene c’è la parte migliore del film, l’obiettivo di raccontare una situazione drammatica con i colori della commedia è perfettamente raggiunto. La solidarietà è bella, ma fa anche ridere, i «sans papier» hanno bisogno d’aiuto, ma sono anche cocciuti e soprattutto incomprensibili: «Per questo, dopo lo shock, dopo gli eventi terribili di questi giorni - dicono Toledano e Nakache - pensiamo che bisogna reagire, ma senza abbandonare la certezza che sia possibile vivere insieme ed essere solidali».  
Musiche ancora di Einaudi  
In Francia Samba, impreziosito dalla colonna sonora di Ludovico Einaudi, è uscito in 732 sale e, nel primo giorno di programmazione, ha avuto 140 mila spettatori. Il tema della xenofobia è diventato ormai un filone cinematografico, ma il tocco degli autori di Quasi amici ha qualcosa in più. Il lieto fine, anche stavolta, non è completamente lieto: «Scriviamo sempre pensando al pubblico, tutti i nostri film parlano della riconciliazione, ma sappiamo che il mondo non può essere EuroDisney». Quanto a Hollywood, da cui Toledano e Nakache hanno ricevuto fiumi di proposte, be’, per ora può attendere: «Restiamo qui, abbiamo un ottimo sistema produttivo, e soprattutto siamo liberi di fare quello che vogliamo».
http://www.lastampa.it/2015/01/21/spettacoli/dopo-i-due-quasi-amici-la-parigi-dei-sans-papiers-gWGSRD6LY625gUSgSrEIlN/pagina.html
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