Björk arriva in Italia per un imperdibile concerto, il 29 luglio a Roma

Björk arriva in Italia per un imperdibile concerto, il 29 luglio a Roma, all’Auditorium Parco della Musica. I fan sono già in fermento. L’artista è in tour per presentare live il suo ultimo album.
Vulnicura, questo è l’ultimo album della cantante islandese Björk.
L’interprete di Joga pubblicato le tracce che compongono il disco a gennaio con alcuni problemi: i suoi brani sono stati diffusi illegalmente.
Un episodio che per quanto sia spiacevole, dimostra l’attenzione del pubblico nei suoi confronti.
Di Björk è stato detto di tutto. Folletto, principessa dei ghiacci, elfo, cartone animato, quasi a voler mostrare la sua abilità di essere eclettica in ogni sua esibizione.
Ma c’è dell’altro?  Le parole di una sua intervista potrebbero tornare utili.
«Per me, cantare è sempre stato qualcosa di puro ‒ ha raccontato Björk ‒ il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, su un torrente di lava…Io contro gli elementi».
Forse un modo originale di approcciarsi alla musica, ma indispensabile per la sua carriera.
D’altronde è uno stile molto evidente anche nei video che la ritraggono in modi diversi e sempre originali.
Un esempio? Guardate l’ultimo diffuso sul suo canale YouTube: Stonemilker. Perché è così importante? Per la sua originalità. Infatti, la cantante ci stupisce ancora proponendo una realtà virtuale a 360 gradi, dove è possibile esplorare il paesaggio.
È un video innovativo.
Mentre lei sta guardando la cinepresa è possibile cliccare sullo schermo cambiando la visuale come accade per Google Maps. In questo diciamo che Björk è sempre stata al passo con i tempi. Anzi, spesso li ha anticipati con il suo stile musicale eclettico; combinando l’alternative rock con l’elettronica, il jazz, la musica classica e la musica sperimentale. Un mix esplosivo che le ha permesso di vendere 40 milioni di dischi in tutto il mondo, come ha dichiarato la sua etichetta discografica One Little Indian Records.
Che cosa dire, ora, di Vulnicura? È il suo nono disco solista. Doveva essere messo in commercio a marzo, in concomitanza con la mostra in onore della sua carriera organizzata al MoMa di New York. Ma le cose sono andate diversamente.
Il 14 gennaio la cantante aveva annunciato sulla sua pagina di Facebook l’uscita del nuovo lavoro descrivendolo come «Un album più tradizionale rispetto a Biophilia per quanto riguarda la scrittura. Parla di ciò che potrebbe accadere a una persona alla fine di una relazione. Si parla dei dialoghi che possiamo avere nelle nostre teste e nei nostri cuori, e dei processi di guarigione».
Da qui il titolo: amalgamando le parole latine “vulnus” (ferita) e “cura”, significa “guarigione delle ferite”.
Un lavoro nel quale ha partecipato il produttore Arca – aka Alejandro Ghersi ‒ assistente della maggior parte dei pezzi, e Bobby “Haxan Cloak” Krlick all’ingegneristica.
Le prime tre canzoni –Stonemilker, Lionsong e History of Touches– raccontano lo stato d’animo di Björk prima della rottura con l’artista Matthew Barney. Le tre seguenti –Black Lake, Family e Notget– rappresentano i momenti vissuti dopo questa separazione. Mentre le ultime tre –Atom Dance, Mouth Mantra e Quicksand– propongono gli stessi temi, ma più in generale.
Si è accennato allo stile eclettico di Björk, che sa unire l’alternative rock alla musica elettronica, ma in Vulnicura c’è una prevalenza di archi, che lei stessa ha arrangiato, e la parte elettronica è piuttosto debole rispetto agli altri lavori.
È lontana da Sacrifice, canzone inserita nell’album Biophilia, che si distingue per i suoi riff elettronici che la contaminano. Oppure da Thunderbolt, Mutual Core e Hollow, sempre contenuti nel disco del 2011.
Björk, comunque, aveva annunciato che avrebbe creato qualcosa di differente da Biophilia: i suoi fan perciò erano stati avvisati.
Ma quanto c’è di diverso nel suo stile? È questo l’inghippo. Non molto, se si considera che le tracce inserite in Vulnicura ricordano per certi versi i suoi lavori precedenti. Un esempio? Presto detto: Homogenic del 1997. Un ritorno alle origini, dunque?
È probabile che la scelta sia anche emotiva, la cantante ricorda i tempi sereni prima della rottura con il suo compagno.
«Ho sofferto, perché non sapevo accettare che quello che accadeva fosse finzione; per me era tutto vero. La musica è gioia, il film era dolore», ha detto l’artista a proposito della sua presenza come attrice nel film diretto da Lars Von Trier Dancer in the Dark del 2000.
Un lavoro che ha permesso al regista di vincere la Palma d’oro come miglior film al 53° Festival di Cannes. Sì, ma perché si sta parlando del film, quando in realtà il tema è un altro? La risposta arriva subito. Lei ha sempre dimostrato la sua passione per l’arte in tutte le sue forme, tanto da esserne emotivamente coinvolta.
Il risultato è questo: Björk ha dalla sua l’esperienza, perciò sa come trascinare il pubblico nelle proprie melodie, malinconiche e surreali, confermandosi sempre creativa e originale. Anche questa volta l’obiettivo è stato raggiunto.
http://www.artslife.com/2015/06/30/bjork-arriva-in-italia-per-un-imperdibile-concerto/
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