« Il vero vampiro è orribile a vedersi. Magro e peloso nello stato di veglia, diventa, quando giace ben nutrito nella sua bara, grasso e gonfio da scoppiare. Il sangue fresco gli cola dalla bocca, dal naso e dalle orecchie. La sua pelle è fosforescente e il suo alito fetido. »
(Roland Villeneuve, vampirologo e demonologo, in Loups-garous et vampires - Lupi mannari e vampiri)
Questa citazione, presa da Roland Villeneuve, è a sua volta ripresa da Prospero Lambertini, alias papa Benedetto XIV, in un testo del Settecento. Come si può ben constatare questa descrizione della figura del vampiro ha un qualcosa di ripugnante e abominevole che si discosta di molto dalla tradizione letteraria e cinematografica cui siamo oggi abituati. Diffusa anche nel corso dell'Ottocento, questa visione era però destinata ad essere dimenticata grazie ai successi di alcuni importanti autori del romanzo gotico, che proprio in quel periodo iniziavano a trovare fortuna attraverso l'Europa.
Il vampiro gentiluomo, quella figura carismatica, con un forte fascino, in grado di attirare a sé la vittima senza troppo sforzo, nasceva nel 1819 quando il medico John Polidori diede alle stampe il suo romanzo breve Il Vampiro, il cui protagonista, Lord Ruthwen, era ricavato dall'amato/odiato Lord Byron. Da qui in poi il vampiro, in letteratura, ottenne sempre maggiori successi, passando per Carmilla, la vampira di Le Fanu, e per Varney, vampiro che animava i classici fascicoli a puntate, per finire con l'apice massimo del genere, quel Dracula di Bram Stoker che fuse in se parte degli elementi folkloristici europei e parte dei topos letterari del tempo, realizzando una sintesi perfetta ed al contempo originale sull'argomento e un'avventura senza tempo e appassionante.
I vampiri, come tramandato dalla tradizione, sono morti che tornano dalla tomba per succhiare ai viventi l'essenza vitale (preferibilmente il sangue). Il termine vampiro ha origine slava: riconducibile alla radice -pi, mago, stregone, e al verbo lituano wempti, bere, succhiare. Chiamati vampir in Croazia e Serbia, wampyr in Bulgaria, upiór in Polonia, upir in Russia, si distinguono non solo per i nomi, ma anche per caratteristiche e modus operandi e, per lungo tempo, sono stati considerati tutt'altro che un parto fantastico di leggende perse nel tempo.
Le origini dei vampiri sono antiche quanto il mondo stesso: non sono pochi, infatti, i ritrovamenti archeologici che indicano quanto antica fosse la paura del vampirismo. Ad esempio, in molte necropoli preistoriche sono stati rinvenuti resti con pietre piantate sul corpo probabilmente per impedire al morto di tornare dall'aldilà. Il più antico testo vampirico di cui si è a conoscenza è, poi, una tavoletta babilonese conservata al British Museum su cui è incisa una formula magica che serve a proteggere dai demoni succhia sangue, gli etimmé.
Nella tradizione ebraica antica è poi presente l'aluka (succhiasangue), un essere che assale i viandanti che si sono persi nel deserto: non a caso tra i precetti della Torah c'è anche il divieto di bere il sangue, veicolo dell'essenza vitale degli esseri viventi, probabilmente ricordo delle antiche paure vampiriche. La stessa figura biblica di Lilith, che riprende il demone assiro lilitu, era un demone di genere succubus (la versione femminile degli incubus, demoni dalla forma spettrale piuttosto che corporea). Prima e malvagia moglie di Adamo, Lilith è ritenuta nella tradizione ebraica la madre di tutti i vampiri: come tutte le succubi, è golosa di seme umano e per questo entra di notte nel letto degli uomini per prosciugarli della loro forza vitale. Da Lilith discendono anche le lilin, che succhiano il sangue dei bambini. Secondo la tradizione, se un bambino sorride nel sonno durante la notte del sabato ebraico, si dice che sta giocando con Lilith: per salvarlo, gli si strofina il naso per tre volte e si dice la frase augurale: Adamo, Eva, fuori Lilith!.
Anche greci e romani avevano una loro mitologia vampirica, perlopiù rappresentata da vampiri di sesso femminile, che si unisce con una certa tradizione sciamanica europea. La lamia, ad esempio, regina dei succubi, è una sorta di strega, che a volte appare in forma di bella fanciulla, a volte come vecchia donna, a volte anche con sembianze animali, preferibilmente un serpente con la testa di donna. Nella Roma antica, poi, si aggiunge anche la stix, diretta antenata delle strie italiane e degli strigoi rumeni. La Stix, dalla forma d'uccello rapace ed assetata di sangue, che beveva con un lungo e affilato becco, viene così descritta da Ovidio:
Si dice che strazino i fanciulli ancora lattanti
e pieno di sangue tracannato abbiano il gozzo
Hanno nome di strigi: causa del nome
è che sogliono di notte orribilmente stridere
Altra letale fanciulla era l'empusa, che per una particolare malia, appare come una splendida fanciulla, quando in realtà nasconde mostruose e ripugnanti fattezze (ha un piede di bronzo ed uno di sterco d'asina). Come le mormos, vampire un po' più gradevoli, erano al servizio di Ecate, dea della notte, della magia nera e protettrice delle streghe.
Così la descrive James Robinson nella miniserie Vertigo Witchcraft:
Ecate. Regina delle tenebre. Regina della notte. Colei che ha tre corpi e tre teste. Vergine, madre e vecchia. Cielo, terra e inferno. Artemide, Diana e Proserpina. Colei che non ha nome. Regina dei fantasmi.
Regina delle streghe.
E arriviamo al primo racconto sui vampiri: Filostrato riporta nella Vita di Apollonio di Tiana la storia del giovane Menippo che salva il suo maestro Apollonio dalle terribili trame di una empusa, utilizzando una lingua sciolta e tanta fantasia.
Testimonianze ancora più importanti sui non-morti dell'antica Roma ci pervengono dal resoconto di un certo Flegone Tralliano, liberto dell'imperatore Adriano, che narra la vicenda di Philinnio (che fu ripresa, in poesia, da Goethe - leggi on-line la traduzione di Benedetto Croce -, che l'ambienta a Corinto e che fu probabile fonte del racconto Arria Marcella di Théophile Gautier), giovane morta che ritorna, con il consenso degli dei, per amore di un giovane, Machate. La giovane viene scoperta dai genitori, e questo incontro la riporta alla morte, sembra definitivamente; ma la popolazione si rivolge al saggio Ryllus che
ordinò loro che per nessuna ragione permettessero che il corpo di Philinnio fosse ricollocato nel sepolcro, ma si assicurassero che fosse immediatamente incenerito in un luogo lontano, fuori dalle mura della città.
Rimedi ritenuti validi da più culture contro i vampiri sono l'uso di armi di argento taglienti e perforanti, l'uso di un paletto di legno di frassino da conficcare nel loro cuore, l'aglio come blanda misura precauzionale e ultima ma non per importanza la fede religiosa e/o una profonda rettitudine di pensiero e morale. Essendo dei non-morti, cioè degli esseri non completamente vivi, sono immuni a danni normali come possono essere quelli causati da un incidente automobilistico o simili, ma tale resistenza fisica non li rende necessariamente abili in tutto: li si può immobilizzare semplicemente con corde o simili, non sono immuni alle normali leggi fisiche nonostante tutto. Inoltre allontanandosi dal vampiro fisicamente ci si allontana anche mentalmente e non se ne subisce più l'influenza.
Da questi primi miti greco-romani, probabilmente influenzati da miti più antichi provenienti dall'Oriente, la leggenda del vampiro si è diffusa nell'Europa dell'Est e da qui in tutto l'Occidente. Questa, però, si rivelò molto più di una semplice leggenda, ma una vera e propria epidemia, che venne documentata fin dal Seicento. Si parte dal 1672 in Istria con il vampiro Giure Grando di Coriddigo, quindi in Grecia (1701), Prussia Orientale (1710 e 1721), Ungheria (1725-30), Serbia (1725-32), Slesia (1755), Valacchia (1756), Russia (1772) e via discorrendo. In ognuno di questi casi, gli inquisitori produssero una vasta e dettagliata documentazione, in cui venivano descritte esumazioni di cadaveri, che presentavano crescita di capelli e unghie dopo la morte, colorito acceso e che emettevano urla strazianti e inumane una volta che veniva tagliata loro la testa e infilato un paletto nel cuore, il tutto rilasciando dalle ferite così inferte fiotti di sangue fresco (per chiunque abbia una minima base di tanatologia sarà facile riconoscere i classici segni della decomposizione, infatti la crescita di capelli, unghie e denti è dovuta al ritiro dei tessuti, così come il fluido rosso, erroneamente scambiato per sangue, non è nient'altro che un classico prodotto provocato dalla decomposizione degli organi interni, per quanto riguarda la temperatura elevata dei liquidi putrescenti invece, si deve sapere che durante il processo post-mortem di "digestione batterica" viene prodotto calore).
Molte furono le personalità che si occuparono di vampiri, ottenendo, a buon diritto, il titolo di vampirologi (Dom Augustin Calmet, Collin De Plancy, Montague Summers), ma la summa sull'argomento è un'opera di oltre 900 pagine redatta dall'abate Augustin Calmet, Dissertation sur les Apparitions des anges, des démons e des esprits et sur les revenants et vampires de Hongrie.
Calmet raccolse nel suo tomo tutte le testimonianze e le leggende sui vampiri (denominati revenants, spettri che ritornano), cercando anche di dare spiegazioni razionali ai fenomeni: morti apparenti, differenti gradi di decomposizione, e altre ancora. La spiegazione che però l'abate proponeva più spesso era quella soprannaturale: i vampiri erano, infatti, considerati da Calmet dei veri e propri demoni, che conservavano dopo la morte una vera esistenza. Essi erano in grado di uscire dalle bare attraverso dei fori praticati sulla bara, probabilmente smaterializzandosi e rimaterializzandosi, e quindi andavano tra i vivi in caccia del sangue necessario per proseguire la loro immonda esistenza.
A questa maledizione ci si poteva opporre solo con la Magia Postuma, dal titolo di un trattato del 1706 di Ferdinand De Schertz: come già descritto, consisteva nel mutilare ed aggredire il cadavere del sospetto vampiro tramite la decapitazione e la distruzione del suo cuore. Questa pratica imperversò un po' in tutta Europa e solo nel 1755 si ebbe un freno grazie all'imperatrice Maria Teresa che con una legge imperiale ne impedì l'applicazione nei territori da lei retti: già questo semplice divieto fece terminare le epidemie di vampirismo.
I vampiri, però, continuarono ad essere oggetto dell'attenzione del popolo: nel 1816, ad esempio, Prosper Merimée, l'autore di Carmen, fu testimone di un caso di vampirismo in Serbia, assistendo all'esumazione e alla distruzione del cadavere, mentre nel 1909, in Transilvania, venne dato alle fiamme il castello di un altro vampiro.
Come detto già nel Regno Unito del XII secolo si iniziavano ad avere resoconti di casi di vampirismo. In questi primi resoconti ci si riferisce alla creatura (generalmente un morto ritornato alla vita) come ad una sanguisuga. Un esempio sono i numerosi casi che si riscontrano a Newburg, tutti riportati da tal Guglielmo di Newburg. Ad esempio, un uomo, seppellito alla vigilia dell'ascensione, a partire dalla notte successiva e per tre notti di seguito si presenta alla moglie e le si getta addosso, lasciandola praticamente senza fiato. La moglie, però, la terza notte si fa trovare preparata e si organizza con un gruppo di amici, la cui presenza spinge il morto a fuggire urlante. Nelle notti successive il povero morto inizia a spaventare gli abitanti del villaggio, anche in pieno giorno: a quel punto gli abitanti chiedono consiglio alle autorità religiose, che propongono una soluzione:
I teologi raccomandano al vescovo di far bruciare il corpo, ma questo metodo sembra al prelato "del tutto indesiderabile e sconveniente". Preferisce scrivere di suo pugno un decreto di assoluzione per il morto. Aperta la tomba, il corpo è trovato incorrotto "precisamente com’era il giorno della sepoltura", e da quel momento gli incidenti cessano completamente.
Molte altre di queste apparizioni si verificano un po' in tutta l'Inghilterra e non risparmiano nessuno: basta semplicemente morire senza essere stati confessati, come un altro eminente cittadino di Newburg che, caduto dal tetto della sua casa mentre cercava le prove del tradimento della moglie, continuerà a terrorizzare, dopo morto, i cittadini. Il suo corpo si dice sia stato ritrovato in parte gonfio e decomposto, con il viso florido. Quando questi venne colpito, ne fuoriuscì una gran quantità di sangue caldo, a dimostrazione del fatto che il morto si era nutrito del sangue succhiato da molte vittime. Il corpo venne, quindi, portato fuori dalle mura del paese per essere bruciato.
Dicono le cronache che nel 1731 il villaggio di Medveđa (Medvedja), in Serbia, venne attaccato dai vampiri, provocando la morte di parecchie persone. Venne inviato a compiere le indagini l'ufficiale medico Johannes Fluchinger, che redasse un dettagliato resoconto. Quelli che seguono sono dei semplici estratti, tratti dal servizio in terza di copertina del numero 6 di Dampyr:
Ho condotto l'indagine con la consulenza di altri due ufficiali medici, in presenza del capitano della locale compagnia di heiduk (fanteria serba) e degli hajduki più anziani del villaggio. I quali mi hanno riferito ciò che segue: cinque anni fa un heiduk locale, Arnold Paole, si ruppe il collo cadendo da un carro. Lo stesso Paole, in vita, aveva detto di essere stato morso da un vampiro, presso Gossowa nella Turchia serba. Per liberarsi dall'influsso maligno, aveva mangiato terra presa dalla tomba del presunto vampiro. Tuttavia, una ventina di giorni dopo la sua morte, alcune persone dissero che Paole era tornato a tormentarle ed, in effetti, quattro di loro morirono. I paesani disseppellirono Paole quaranta giorni dopo la sepoltura e trovarono il suo corpo intatto. Sangue fresco era colato da occhi, naso, orecchie, bocca; camicia, sudario e bara erano pieni di sangue; le unghie delle mani e dei piedi erano ricresciute. Da ciò si dedusse che Arnold Paole era un vampiro e, secondo l'usanza, gli fu piantato un paletto nel cuore. In quello stesso istante, egli emise un forte gemito e un fiotto di sangue schizzò fuori dal suo corpo. Indi, il cadavere fu arso e ridotto in cenere. Così si dispose anche dei quattro uccisi da Paole. (...)
Quindici giorni fa una ragazza di nome Stanacka si svegliò a mezzanotte gridando di essere stata aggredita da un certo Milloe, che era stato sepolto nove settimane prima. (...)
Il 12 dicembre del 1731 gli abitanti di Medvedja si recarono al locale cimitero per riesumare le salme e distruggere tutti i presunti vampiri presenti. Con sommo orrore dell'ufficiale, si constatò che molti corpi erano in buono stato di conservazione:
Le teste dei vampiri furono fatte tagliare a degli zingari di passaggio e poi bruciate con i corpi. Le ceneri furono gettate nel fiume Morava.
Questi brani, che sembrano tratti da un racconto del terrore, provengono in realtà da un resoconto di un ufficiale dell'Impero Austro-Ungarico. L'unica cosa che ci si può chiedere è quanto di vero abbia scritto Fluchinger e quanto di romanzesco, trascritto per coprire chissà quale losco traffico.
Congetture a parte, si può ben osservare come molte delle situazioni e delle atmosfere della letteratura vampirica non sono delle esclusive invenzioni degli autori, ma spesso dei semplici adattamenti delle oscure atmosfere che si respiravano negli sperduti villaggi dell'Europa Orientale.
La leggenda del vampiro, ovvero di quell'essere tra il soprannaturale e l'affascinante che, tornato in qualche insano modo dalla morte, si nutre dell'essenza vitale dei vivi è molto diffusa tra le popolazioni del mondo. In questa sezione si andrà, pertanto, a fare una più o meno rapida carrellata tra i vari vampiri delle leggende mondiali.
Dopo essere stata, con Roma, la culla più importante del mito originario dei vampiri, nella Grecia moderna e in Macedonia le leggende vampiriche sono soprattutto di origine slava, come è di discendenza slava la maggior parte della popolazione greca. Il vampiro più diffuso è il vrykolaka, o brucolaca: è un non-morto che gira per i villaggi chiamando per nome le vittime designate o bussando alle porte delle case. Egli può entrare nelle abitazioni solo se invitato espressamente da chi vi si trova all'interno e solo in questo modo può fare vittime tra i vivi. Tra l'altro fino all'inizio del XX secolo erano ancora diffusi nell'isola di Andros le spedizioni anti-vampiri: sovente, infatti, i preti locali scoperchiavano le tombe dei sospetti vampiri e procedevano all'impalazione e alla decapitazione del cadavere
La Germania, terra gotica per eccellenza, presenta una folta varietà di vampiri e succhiasangue:
l'alp: vampiro demone di genere incubus, entra in casa sotto le sembianze di una farfalla e si posa sul petto di chi dorme;
il Blutsauger: varietà abbastanza normale di succhiasangue (che è poi il significato del nome), ma il suo corpo è interamente coperto di peli e non presenta alcun osso; le sue vittime diventano succhiasangue anch'esse quando mangiano la terra della sepoltura del Blutsauger loro cacciatore;
la mara o mora, presente anche nei paesi slavi, è in realtà un puro spirito in grado di assumere varie forme, quindi, scelta la sua preda, la costringe a dormire per poi soffocarla nel sonno e succhiarle il sangue dal petto;
infine il Nachzehrer, il masticatore di sudari, il più noto vampiro germanico. È un mostro abbastanza atipico, una sorta di Ghoul (mangiatore di cadaveri) che spesso non abbandona nemmeno il cimitero nel quale è sepolto. Principalmente divora i cadaveri delle tombe vicine ed a volte arriva anche a divorare i suoi stessi resti; oltre ciò ha anche una influenza sui vivi, che iniziano a perdere progressivamente energia fino a che, raccolta abbastanza essenza vitale, il Nachzehrer esce dalla sua tomba per camminare nel mondo degli uomini, diffondendovi la peste.
Il vampiro russo per eccellenza è l'upyr: originario dell'Ucraina, ma diffuso in tutta la Russia europea, ha un aspetto particolarmente disgustoso, con lunghe zanne che ricordano quelle della preistorica tigre dai denti a sciabola, e anche più resistenti, se possibile. Usciti dalla tomba, iniziano ad attaccare le famiglie che vivono in fattorie isolate, una alla volta. La prima notte si nutrono dei bambini, quindi il resto della famiglia in ordine d'età fino ad arrivare ai componenti più anziani e allo sterminio della famiglia o degli abitanti dei dintorni. Temuto soprattutto in inverno, quando l'isolamento delle comunità della steppa era ancor più accentuato, se possibile, era attivo soprattutto nelle ore che vanno da mezzogiorno a mezzanotte, sopportando benissimo la luce del Sole, proprio come la maggior parte dei vampiri della tradizione popolare (tra cui l'upier polacco, molto simile all'upyr russo per caratteristiche).
Ucciderlo non è cosa semplice. Il provetto cacciatore deve affrontarlo dopo la mezzanotte, quando si trova nel luogo del suo riposo, cospargere di acqua benedetta la tomba ed i suoi dintorni, quindi, piantargli un paletto nel cuore e decapitarlo, facendo attenzione a spaccargli il cuore in due con un solo colpo, perché un secondo gli consentirebbe di tornare in vita e attaccare, senza possibilità di salvezza, lo sventurato cacciatore.
L'upyr bielorusso, anche noto come upor, possiede anche il potere di mutare forma, tipico dei licantropi della tradizione greco-romana.
Infine il leggendario e romantico vurdalak, protagonista di molte fiabe nere, spesso rappresentato come una giovane affascinante ma letale.
Le popolazioni che vivono sulle sponde del Mar Baltico hanno tra le loro figure leggendarie il wieszcz, una sorta di vampiro-strega: infatti, si ritiene che streghe e stregoni, una volta morti, si tramutano in wieszczy (plur. di wieszcz). Sono riconoscibili per la faccia rossa e l'occhio sinistro spalancato.
Dapprima il wiescz si nutre del suo stesso corpo, quindi, riacquistate magicamente le forze, l'essere mostruoso stermina dapprima il bestiame, quindi, la propria famiglia ed, infine, tutti gli abitanti della regione succhiando loro il sangue dal cuore. Per evitare queste stragi, i congiunti del sospetto vampiro seppelliscono il suo corpo con un mattone sotto il mento, in modo da tenergli bloccata la mascella.
Simile al wiescz è l'erestun o eretica: è una donna che ha venduto l'anima al diavolo e che torna dopo la morte sotto forma di vampira, dall'aspetto di una vecchia povera e male in arnese. Di origine russa, questo tipo di vampiri si riuniscono in luoghi isolati per celebrare i loro sabba e vanno in letargo durante l'inverno. Sono in grado di uccidere i vivi solo guardandoli in faccia con il loro occhio malvagio: la stessa sorte capita a chi, sventurato, finisce nel luogo dove stanno in letargo.
In ultimo l'ustrel bulgaro, sempre appartenente alla famiglia del wieszcz, è però inoffensivo per gli esseri umani. La sua unica preda, infatti, è il bestiame. Egli è, semplicemente, un neonato morto prima di ricevere il battesimo, e può essere facilmente allontanato utilizzando il fuoco. Una volta isolato nella steppa, egli è destinato a deperire e, quindi, finire preda dei lupi.
Restando in Bulgaria, ci si imbatte nell'ubour, originato dal cadavere di persone decedute di morte violenta. Il loro corpo, dopo il decesso, inizia a gonfiarsi in modo orribile, fino a diventare un'orrenda massa informe e gelatinosa composta prevalentemente da sangue. Quaranta giorni dopo la sepoltura, lo scheletro inizia a riformarsi e quindi, intorno ad esso, si ricompongono le carni, che riprendono l'aspetto che il defunto aveva in vita. Ci sono solo alcune differenze: il naso con una sola narice e la letale lingua retrattile, sulla cui punta è posto un pungiglione acuminato che serve all'ubour per succhiare il sangue delle sue vittime.
Per uccidere gli ubour le popolazioni bulgare chiamano un uccisore professionista, il vampirdzhija. Dapprima riempie la bara dell'ubour con una certa quantità di varie erbe velenose attraverso un foro in cima alla tomba, quindi ne perfora il corpo con un ramo acuminato e raccoglie il gas che da questo fuoriesce in una bottiglia, per poi darvi fuoco. Questo perché si ritiene che tale miasma letale sia, in realtà, l'anima del vampiro.
L'uccisore di vampiri per eccellenza, però, è il dampyr. Nato dalla tradizione zingara (serba o bosniaca), il dampyr nasce dall'unione di una donna umana con un vampir maschio, l'unico vampiro della tradizione popolare a non essere sterile. Il vampir è anche un vampiro invisibile e l'unico che può vederlo, attraverso una particolare vista interiore, è proprio il dampyr, che quindi era frequentemente impegnato in battaglie corpo a corpo contro nemici invisibili all'occhio umano. Altro suo avversario è il lampir, vampiro bosniaco portatore di pestilenze, e sconfitto dal dampyr attraverso complicati riti sciamanici.
A conferma, poi, della vicinanza delle due figure del vampiro e del lupo mannaro, ci sono poi una serie di vampiri come il serbo vukodlak, lo sloveno volkodlak, il farkaskoldoi d'Ungheria, il kozlak della Dalmazia e il vukodlak istriano.
Tra tutti questi, spicca però il kudlak, una particolare specie di vampiro-strega dotato di poteri magici tra cui il dono di mutare forma ed assumere il sembiante di un animale, con la limitazione, però, di avere sempre e comunque il manto nero, simbolo del Male assoluto e delle forze delle Tenebre cui appartiene. Suo naturale avversario è il kresnik, rappresentante del Bene e delle forze della Luce: anch'esso ha il potere di tramutarsi in animale, ma dal manto di colore bianco.
In Ungheria, poi, i vampir o liderc nadaly hanno nel talbó il loro implacabile cacciatore, che per ucciderli pianta loro un chiodo nella tempia.
Altro vampiro cambiaforma è il mullo della tradizione zingara. Dall'aspetto umano, a parte qualche impercettibile deformità, non ha scheletro: questa caratteristica gli consente di cambiare facilmente forma, anche se il suo aspetto prediletto è quello di un grosso lupo nero. È, comunque, un vampiro molto particolare: sia il maschio che la femmina del mullo è spinto da un forte desiderio sessuale, accoppiandosi frequentemente con i vivi e portando il proprio partner a morte per sfinimento. La donna che sopravvive ad un tale tour de force, dà alla luce anch'essa un dampyr, unico in grado di uccidere il mullo, che comunque è destinato a vita breve. Infatti, a causa del terribile stress cui sottopone il suo corpo privo di ossa, egli è destinato, nell'arco di un anno, a sciogliersi in una melma ripugnante.
Pur se la Romania è diventata, nell'immaginario popolare, la terra dei vampiri per eccellenza proprio grazie al romanzo di Stoker, in effetti essa conta, al pari di molti altri paesi europei, un buon numero di vampiri e leggende vampiriche.
Il viaggio tra i vampiri rumeni inizia con i moroii, vampiri viventi come le strie italiane: in realtà streghe e stregoni che sottraggono il sangue agli altri esseri viventi attraverso particolari rituali magici. Dopo la morte, essi diventano strigoi: hanno capelli rosso sangue, occhi blu pallido e ben due cuori nel petto, rendendo così difficile la tradizionale uccisione per mezzo del paletto conficcato.
I murony, poi, sono una variazione sul tema degli strigoii tipica della Valacchia: sono dei cambiaforma, che possono tramutarsi in gatti neri o enormi ragni velenosi. Sempre in Valacchia ci si può imbattere nei priculić, che di notte assumono il sembiante di enormi e minacciosi cani neri, mentre di giorno si nascondono dietro le forme di forti e affascinanti giovani.
Come i priculić, anche i varcolaci hanno la possibilità di assumere forma umana. Questa figura molto antica del folclore rumeno, la più antica a dire il vero, ha però un aspetto molto più magro e spettrale, con la pelle secca e raggrinzita; inoltre, le loro mutazioni sanno essere ben più orribili e spaventose (ad esempio sono in grado di tramutarsi in mostri dalle molte bocche, o in draghi minacciosi). Sono anche molto radicati nei miti locali: le eclissi, infatti, si ritiene siano provocate dai varcolaci, che, sonnambuli, si arrampicano sui raggi delle stelle e li divorano, placando la loro insaziabile fame.
Il più celebre vampiro rumeno è, però, il nosferatu, o nosferat: immortalato nel film di Friedrich Murnau (che però era una versione del romanzo di Stoker), è un non-morto di genere incubus bellissimo come aspetto e con una grande attrazione per le donne belle: tormenta il sonno dei viventi e può anche ingravidare una donna e il frutto di tale concepimento è una creatura come lui ma piu debole. Il vampiro più conosciuto è il padre di tutti i vampiri, Dracula, la cui moglie si è suicidata prima che lui tornasse dalla guerra. Il dolore di questa perdita fu così grande che lui negò Dio e si trasformò in una creatura umana d'aspetto ma molto malvagia, assetata di sangue e con poteri inumani.
Esiste, però, anche una versione leggendaria che si aggiunge a questi fatti: il gruppo, infatti, decide prima di discutere di resurrezione, morti e vampiri e, inevitabilmente, finisce con il leggere il poema di tema vampirico Christabel di Coleridge. Durante la lettura, Shelley sembra che cada in trance, sognando, ad occhi aperti, una terribile vampira, una lamia simile alla Christabel del poema, scuotendosi dalla visione lanciando un urlo agghiacciante. Questo episodio diede a Byron l'idea di lanciare la gara, dalla quale, come ormai è chiaro a tutti, uscirono due vincitori: Polidori e la Wollstonecraft.
Mentre Shelley provò a trascrivere il suo incubo (cosa che, poi, lasciò perdere), Mary partorì, in una notte buia e tempestosa, il famosissimo Frankenstein (in un primo tempo noto anche come Il moderno Prometeo), molto probabilmente ispirata dal discorso condotto con Polidori. Il buon dottore, dal canto suo, si dedicò ai vampiri (come del resto lo stesso Byron). In realtà Polidori si era dapprima gettato su un racconto gotico la cui prima bozza avrebbe successivamente utilizzato per un futuro racconto, Emestus Berchtold o il moderno Edipo. Si imbatté però nella bozza di Byron, il quale aveva provato ad impostare un racconto su un vampiro aristocratico, dissoluto e dongiovanni, che aveva iniziato a tormentare, dopo morto, un suo giovane amico. Mentre il poeta lasciò perdere questo racconto, Polidori riuscì a ricavarne il primo vero romanzo sui vampiri, il famoso Il Vampiro, il cui protagonista, Lord Ruthven, era ricalcato su Byron stesso, mentre il rapporto con il suo giovane amico ricalcava lo stesso tipo di rapporto di odio-amore che Polidori aveva con il suo paziente-amico.
CINEVAMPIRO
Le Manoir du Diable di Georges Méliès (1896)
The Vampire of the Coast (1909)
The Vampire's Trail (1910)
Vampyr Tanzerinnen (1911)
Danse Vampiresque (1912)
Vampym (1912)
The Vampire di Roberto Vignola (1913)
In the Grip of the Vampire (1913)
The Vampire's Trail di Roberto Vignola (1914)
Vampire of the Night (1914)
The Vampire of Warsaw (1914)
The Vampire's Tower (1914)
Saved from the Vampire (1914)
Les Vampires di Louis Feuillade (1915)
The Vampire's Clutch (1915)
Kiss of the Vampire (1915)
The Vampire of the Desert (1915)
A Fool there Was (1915)
Was She a Vampire? (1915)
Mr. Vampire (1915)
The Vampire's Dance (1915)
The Vampire di Louise Gasnier e George B. Seitz (1915)
A Vampire Out of Work (1916)
A Village Vampire (1916)
A Night of Horror di Arthur Robinson (1916)
The Beloved Vampire (1917)
The Vampie (1920)
Drakula di Karoly Lajthay (1921)
Nosferatu una sinfonia dell'orrore (Nosferatu, Oder Eine Symphonie des Grauens) di Friedrich W. Murnau (1922)
Il fantasma del castello (London after Midnight) di Tod Browning (1927)
Die Zwolfte Stunde. Eine Nacht des Grauens di Waldemar Roger (1930)
Dracula (Dracula) di Tod Browning (1931)
Dracula di George Melford (1931)
Vampyr - il vampiro (Vampyr - Der Traum des Allan Grey), di Carl Theodor Dreyer (1932)
Il vampiro (The Vampire Bat) di Frank Strayer (1933)
The Mark of the Vampire (I Vampiri di Praga) di Tod Browning (1935)
Condemned to Live di Frank Strayer (1935)
Dracula's Daughter di Lambert Hillyer (1936)
The Return of Doctor X (Il Ritorno del Dottor X) di Vincent Sberman (1939)
The Devil Bat (Notti di Terrore) di Jean Yarbrough (1940)
Spooks Run Wild di Phil Rosen (1941)
The Corpse Vanishes di Wallace Fox (1942)
Son of Dracula di Robert Siodmak (1943)
Dead Men Walk (Cyclops il Vampiro) di Sam Newfield (1943)
The Return of the Vampire di Lew Landers (1943)
House of Frankenstein (Al di Là del Mistero) di Erle C. Kenton (1944)
House of Dracula (La Casa degli Orrori) di Erle C. Kenton (1945)
Il vampiro dell'isola (The Isle of the Dead) di Mark Robson (1945)
The Vampire's Ghost di Lesley Selander (1945)
The Devil Bat's Daughter di Frank Wisbar (1946)
Face of Marble di William Beaudine (1946)
Valley of the Zombies di Philip Ford (1946)
Il cervello di Frankenstein (Abbott and Costello Meet Frankenstein) di Charles Barton (1948)
Old Mother Riley Meets the Vampire di John Gilling (1951)
La cosa da un altro mondo (The Thing from an Other World) di Christian Nyby (1951)
Dracula Istanbulda di Mehmet Muktar (1953)
Il vampiro del pianeta rosso (Not of this Earth) di Roger Corman (1956)
La stirpe dei Vampiri (El vampiro) di Fernando Mendez (1956)
Plan 9 from Outer Space di Edward D. Wood Jr. (1956)
Prigionieri dell'eternità (The Man Who Turned to Stone) di Laslie Kardos (1957)
Il vampiro (The Vampire) di Paul Landres (1957)
Blood of Dracula, di Herbert L. Strock (1957)
I vampiri, di Mario Bava e Riccardo Freda (1957)
Per favore non mordermi sul collo di Roman Polanski (1967)
Il conte Dracula, di Jesús Franco (1969)
Vampyros Lesbos, di Jesús Franco (1970)
La comtesse noire, di Jesús Franco (1973)
Nosferatu, principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht), di Werner Herzog (1978)
Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott (1983)
Ammazzavampiri (Fright night) di Tom Holland (1985)
Nosferatu a Venezia di Augusto Caminito (1986)
Vamp di Richard Wenk (1986)
Il buio si avvicina (Near dark) di Kathryn Bigelow (1987)
Ammazzavampiri 2 (Fright night pt.2) di Tommy Lee Wallace (1989)
Ragazzi perduti (The Lost Boys), di Joel Schumacher (1989)
Stress da vampiro (Vampire's kiss) di Robert Bierman (1989)
Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker's Dracula), di Francis Ford Coppola (1992)
Buffy - L'Ammazza Vampiri (film) (Buffy The Vampire Slayer), di Fran Rebel Kuzui (1992)
Intervista col vampiro, di Neil Jordan (1994)
Vampiro a Brooklin, con Eddie Murphy
The Addiction di Abel Ferrara (1995)
Dal tramonto all'alba, di Robert Rodriguez (1996)
Blade, di Stephen Norrington (1998)
Vampires di John Carpenter (1998)
L'ombra del vampiro (Shadow of the Vampire), di E. Elias Merhige (2000)
Blade 2, di Guillermo del Toro (2002)
Il cacciatore delle tenebre, di Tommy Lee Wallace (2002)
La regina dei dannati, di Michael Rymer (2002)
Underworld, di Len Wiseman (2003)
Blade: Trinity, di David S. Goyer (2004)
Van Helsing, di Stephen Sommers (2004)
Underworld: Evolution, di Len Wiseman (2005)
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