Dall'Islanda alMadagascar, dalleorigini dell'universo adoggi: il documentarioestende lo sguardo sullanatura sia dal punto divista temporale chegeografico, costruendo uno spettacolare e affascinante racconto sulla vita nelle sue forme più varie.
A circa nove anni di distanza da "Microcosmos", Claude Nuridsany e Marie Pérennou tornano senza grandi intenti scientifici, ma con la voglia di raccontare una comédie humaine entomologica chiamata Creazione. Mentre il popolo dell'erba veniva presentato in silenzio, dove l'unica voce off ammoniva 'per ascoltare questo mondo bisogna fare silenzio', i due scienziati ora girano la mdp dalla parte opposta a quel pezzetto di prato per narrare tutto il resto. "Genesis" infatti non è un documentario, ma un racconto sugli animali con un casting in ordine di apparizione: i cristalli di vitamina C, gli spermatozoi, l'ameba, la medusa, il pesce che cammina, la rana toro, il granchio violinista, il pesce pescatore. Un poeta musicista africano mescola humour e serietà, innocenza e saggezza, con linguaggio evocativo del mito e delle favole, e ci racconta la nascita dell'Universo e delle stelle, l'apparizione della vita sulla terra. "Non siamo corpi fatti di materia. Siamo corpi irrigati dalla materia", frase centrale del film, richiama ad Alberto Grifi e il suo "L'occhio è per così dire l'evoluzione biologica di una lacrima". Anch'esso presente (proprio come il film di Nurisdany e Perennou) all'VIII Festival CinemAmbiente di Torino, Grifi ha recentemente progettato e costruito macchinari per la rigenerazione dei nastri videomagnetici deteriorati per invecchiamento. Però... che genesis!
Tania Digiacomantonio