Navigando su Internet sono tanti i siti che parlano di Giancarlo Siani, che vedono in lui un punto di riferimento.
In prima linea ci sono gli "Studenti contro la camorra", associazione presieduta da Andrea Pellegrino e Gaia Trunfio. Il movimento è nato a Napoli nei primi mesi del 1985, proprio l'anno dell'uccisione di Siani. S'impegna nella lotta contro i fenomeni e le logiche camorristiche, spesso in collaborazione con istituzioni, enti locali e società civile.
Molti ricordano la marcia silenziosa organizzata dall'associazione nel 1991 a Ottaviano, paese d'origine del "professore" Cutolo, o il mega concerto dopo la morte di Maurizio Estate, vittima della camorra. C'è anche un blog con cui l'organizzazione parla a tutti; nelle prime pagine c'è un ricordo di Siani, definito "un ragazzo allegro, gioviale, disponibile".
Gli studenti fanno sapere di aver firmato di recente un protocollo con la Questura di Napoli per la diffusione della legalità e hanno pubblicato i risultati di un questionario anticamorra rivolto a 6227 ragazzi tra Napoli e provincia. Ne viene fuori un dato inquietante: il 73 per cento dei giovani conosce a memoria i nomi di tutti i clan del Napoletano; il 60 per cento è consapevole della storia di Cutolo e Provenzano, mentre la maggior parte stenta a ricordare chi erano Giancarlo Siani, Peppino Impastato e don Peppino Diana. Va meglio con la conoscenza di Falcone e Borsellino, ma metà degli intervistati dichiara di non fare ricorso alle forze dell'ordine dopo un furto e di partecipare poco o nulla alle manifestazioni contro la malavita.
Curiosando sul sito www.giancarlosiani.it, il giornalista è definito in un'epigrafe "cronista libero, martire per la verità". Si possono consultare gli articoli più importanti de "L'abusivo", come lo ha definito il suo amico Antonio Franchini, editor di Mondadori, in un libro pubblicato da Marsilio; si conoscono alcuni retroscena della sua vita e si può visionare un video di YouTube su Giancarlo col sottofondo musicale di una canzone di Paul Simon e Art Garfunkel, "He was my brother". Ne citiamo alcuni versi: "Gli spararono e lo uccisero perché odiava l'ingiustizia".
Internet fornisce altre notizie interessanti: in questi giorni, tra Napoli e Torre Annunziata, sono iniziate le riprese di "Fort Apasc", film sulla vita di Siani diretto dal regista di "Mery per sempre" Marco Risi. A interpretare la parte principale è Libero Di Rienzo;
nel cast anche Ernesto Mahieux e Renato Carpentieri. Non è però il primo film sulla vita di Giancarlo: del 1999 è il cortometraggio "Mehari" con Nello Mascia e Alessandro Ajello e del 2003 il film "Io ti seguo" di Maurizio Fiume.
La parte più interessante del sito è quella relativa ai commenti lasciati dai giovani visitatori. Tutti danno del "tu" a Siani, come fosse ancora vivo. C'è Giovanni, un poliziotto di Pozzuoli, che lo abbraccia virtualmente e che, come lui, dice di non accettare compromessi: "Ricorderò la tua faccia di ragazzo perbene e la tua specie di macchina che sembrava cadere a pezzi ma che tu amavi tanto".
"Combatterò e se potrò griderò il tuo nome, così non sarai solo", dice Carla. "Persone così non ce ne sono molte" è il pensiero di Nicola, mentre Kikka conclude: "Mi piace immaginarti lì su, con i tuoi genitori. Spero che ci sia davvero l'Aldilà e che tu sia sereno".
Molti ricordano la marcia silenziosa organizzata dall'associazione nel 1991 a Ottaviano, paese d'origine del "professore" Cutolo, o il mega concerto dopo la morte di Maurizio Estate, vittima della camorra. C'è anche un blog con cui l'organizzazione parla a tutti; nelle prime pagine c'è un ricordo di Siani, definito "un ragazzo allegro, gioviale, disponibile".
Gli studenti fanno sapere di aver firmato di recente un protocollo con la Questura di Napoli per la diffusione della legalità e hanno pubblicato i risultati di un questionario anticamorra rivolto a 6227 ragazzi tra Napoli e provincia. Ne viene fuori un dato inquietante: il 73 per cento dei giovani conosce a memoria i nomi di tutti i clan del Napoletano; il 60 per cento è consapevole della storia di Cutolo e Provenzano, mentre la maggior parte stenta a ricordare chi erano Giancarlo Siani, Peppino Impastato e don Peppino Diana. Va meglio con la conoscenza di Falcone e Borsellino, ma metà degli intervistati dichiara di non fare ricorso alle forze dell'ordine dopo un furto e di partecipare poco o nulla alle manifestazioni contro la malavita.
Curiosando sul sito www.giancarlosiani.it, il giornalista è definito in un'epigrafe "cronista libero, martire per la verità". Si possono consultare gli articoli più importanti de "L'abusivo", come lo ha definito il suo amico Antonio Franchini, editor di Mondadori, in un libro pubblicato da Marsilio; si conoscono alcuni retroscena della sua vita e si può visionare un video di YouTube su Giancarlo col sottofondo musicale di una canzone di Paul Simon e Art Garfunkel, "He was my brother". Ne citiamo alcuni versi: "Gli spararono e lo uccisero perché odiava l'ingiustizia".
Internet fornisce altre notizie interessanti: in questi giorni, tra Napoli e Torre Annunziata, sono iniziate le riprese di "Fort Apasc", film sulla vita di Siani diretto dal regista di "Mery per sempre" Marco Risi. A interpretare la parte principale è Libero Di Rienzo;
nel cast anche Ernesto Mahieux e Renato Carpentieri. Non è però il primo film sulla vita di Giancarlo: del 1999 è il cortometraggio "Mehari" con Nello Mascia e Alessandro Ajello e del 2003 il film "Io ti seguo" di Maurizio Fiume.
La parte più interessante del sito è quella relativa ai commenti lasciati dai giovani visitatori. Tutti danno del "tu" a Siani, come fosse ancora vivo. C'è Giovanni, un poliziotto di Pozzuoli, che lo abbraccia virtualmente e che, come lui, dice di non accettare compromessi: "Ricorderò la tua faccia di ragazzo perbene e la tua specie di macchina che sembrava cadere a pezzi ma che tu amavi tanto".
"Combatterò e se potrò griderò il tuo nome, così non sarai solo", dice Carla. "Persone così non ce ne sono molte" è il pensiero di Nicola, mentre Kikka conclude: "Mi piace immaginarti lì su, con i tuoi genitori. Spero che ci sia davvero l'Aldilà e che tu sia sereno".
Marco Perillo