L'attore francese Vincent Cassel (La promessa dell'assassino; Ocean's 13, compagno di Monica Bellucci, intervistato da Paola Jacobbi per Vanity Fair parla del suo ultimo film, la storia del criminale francese Jacques Mesrine, un "romanzo criminale" diviso in due parti come Kill Bill, L'istinto di morte e Il nemico pubblico numero uno (regia di Jean-Francois Richet). Accanto a lui nel cast ci saranno anche Gérard Depardieu, Ludivine Sagnier, Cecile De France, Gérard Lanvin, Elena Anaya.Per un attore, recitare nella parte di un super "cattivo" come Jacques Mesrine dev'essere fantastico.Recitare non è un lavoro. È un gioco in cui è bello perdersi completamente. Ecco perché mi piace interpretare i cattivi. Ti consentono di fare tutte le cose che nella vita non faresti mai.Cose che comprendono la violenza? L'aggressività?Anche. Viviamo in una società in cui ci sono molte regole da rispettare. La buona educazione e la gentilezza prevalgono, ed è bene che sia così. Però ci sono molti aspetti istintivi degli esseri umani che restano repressi. Per un attore, è sempre interessante incontrare il Male. Anche perché il Male spesso è molto creativo.È il caso di Jacques Mesrine.Un uomo che si è riscritto la vita. Nella sua autobiografia si accusa di 43 omicidi, ma nessuno di questi è mai stato provato. Però era diventato un simbolo, ed è per questo che è stato ucciso in mezzo alla strada. Un personaggio difficile da classificare, con un rapporto molto ambiguo con i mass media e la politica.La polizia lo cercava e lui si fece intervistare e fotografare da Paris-Match.Non solo. Inizialmente, fu la stampa di sinistra a corteggiarlo e lusingarlo, a farne una specie di eroe, di simbolo della lotta contro il potere. Mesrine ci prese gusto. I giornali parlavano di lui, il suo ego sovradimensionato lo portò a sfidare apertamente le istituzioni, a provocare la loro reazione. Sapeva che sarebbe stato ucciso in uno scontro violento. C'è una cassetta registrata due giorni prima della sua morte in cui prevede tutto, come se fosse la scena di un film.
Qualcuno dirà che il vostro film rende glamour la figura di un criminale.Gli dedichiamo quattro ore di cinema, gli diamo molta importanza. Ma non è Robin Hood. È un uomo sgradevole eppure difficile da giudicare, un ribelle senza causa, e rappresenta un tipo di francese che io chiamo très Camembert. Tanto vino, tanto formaggio...A proposito. Per interpretarlo, lei è ingrassato quasi trenta chili e poi li ha ripersi tutti.È stato difficile, ma formidabile. Perché fin da quando ho iniziato a fare l'attore sognavo di cimentarmi in una trasformazione così estrema.Lei, al cinema, non ha paura di niente. Film difficili, polemici, da L'odio a Irréversible. Ha interpretato gaye delinquenti. Nella vita, che cosa le fa paura?La violenza. Il dolore per le amicizie che finiscono. Le incomprensioni nei rapporti umani.Nel tempo libero, si diverte con il surf e le arti marziali.Vuol dire che mi piace provare la paura fisica? Sì, questo è vero. Ma, delle arti marziali, per esempio, amo molto l'aspetto coreografico. I pugni, proprio no.Ha avuto modo di parlare con suo padre (l'attore Jean-Pierre Cassel, ucciso da un cancro nell'aprile 2007, ndr.)del film su Mesrine?Gli ultimi giorni della vita di papà corrispondono al periodo in cui io ero sempre più grasso per la parte, e la cosa lo faceva sorridere. Inoltre, avrebbe dovuto interpretare il personaggio del padre di Mesrine. Gli dissi: "Sei sicuro di voler uscire dall'ospedale per recitare nei panni di un uomo che muore di cancro?". Lui mi rispose: "Pensa come sarò bravo!". Non ce l'ha fatta. Però, alla fine, il padre di Mesrine sullo schermo sarà Michel Duchaussoy, un caro amico di famiglia che mi conosce da quando sono nato. In qualche modo, quindi, c'è comunque una traccia di papà in questo film.
L'intervista di Paola Jacobbi a Vincent Cassel prosegue su Vanity Fair (n. 33/2008).