A Catania va in scena A, semu tutti devoti tutti? con un video di Carmen Consoli ed il rock dei Dire Straits

Nuova creazione di Roberto Zappalà per la compagnia Zappalà Danza, realizzata in collaborazione con il Teatro Massimo Bellini e con il Teatro Stabile di Catania, in scena allo Scenario Pubblico di Catania da venerdi 23 gennaio con repliche fino a domenica 8 febbraio. Carmen Consoli è protagonista, con la sua chitarra, di un video realizzato appositamente.A. Semu tutti devoti tutti? La prima lettera dell’alfabeto e un punto di domanda; i due segni, alle estremità nel titolo dello spettacolo, ne racchiudono anche il sentimento e le suggestioni.Partendo da Agata e dalla sua festa, religiosa e di popolo, teatro della devozione e della finzione, luogo d’amore e di furore, spazio del riscatto e dello sfruttamento, lo spettacolo vuole presentare uno sguardo molteplice e interrogarsi sulla religiosità popolare; un “teatro d’operazioni” che nell’isola diventa cartina di tornasole per (quasi) tutto.La danza fa da sostegno armonico a tutta la composizione scenica, in un allestimento la cui ispirazione iconografica e devozionale si coniuga con un segno moderno, da pop art, per dare origine a contrasti, cortocircuiti, paradossi. Quelli di una festa religiosa dove la figura mistica della santa diventa “preda” dei suoi devoti.Ed è sempre a partire dalla danza, con la sua presenza continua e incalzante, come il basso continuo nelle composizioni barocche, e con l’apporto fondamentale della musica dal vivo che vengono alla luce gli interrogativi e si scoprono le contraddizioni e le ambivalenze di uno scenario, al contempo arcaico e contemporaneo, quale una festa religiosa in Sicilia.Con A. semu tutti devoti tutti? il coreografo ha portato avanti la già consolidata collaborazione con Nello Calabrò, il quale ha curato la drammaturgia, e con Puccio Castrogiovanni dei Lautari, gruppo musicale catanese con cui Zappalà ha già collaborato per la produzione “Instrument 1” realizzata nel 2007. Puccio Castrogiovanni ha prodotto le musiche originali della nuova creazione che saranno eseguite dal vivo dalla band composta da Salvo Dub al basso, Puccio Castrogiovanni, corde, marranzani e fisarmonica, Salvo Farruggio alle percussioni e Peppe Nicotra alle chitarre. Carmen Consoli è protagonista con la sua chitarra di un video realizzato appositamente. Oltre alle musiche originali, lo spettacolo si avvale anche delle musiche dei Dire Straits, di Mahler, della canzone napoletana, di Burt Bacharach. I costumi sono curati da Marella Ferrera e Roberto Zappalà.Protagonista principale S.Agata , patrona di Catania, e la grandiosa festa catanese a lei dedicata. Da qui l’idea si riunire intorno al progetto tutti artisti siciliani ed in particolare delle donne protagoniste della scena culturale della città. Per la danza 8 ballerini della compagnia zappalà danza, sette 7 uomini e una donna. Questo lavoro è anche la 3° tappa del progetto di rimappatura della Sicilia, che il coreografo ha avviato di recente con le ultime produzioni realizzate. A.semu tutti devoti tutti? muove appunto dalla figura di S.Agata – tra le Sante più popolari al mondo, è patrona di numerose città e cittadine di molti Paesi- per poi sviluppare temi più ampi quali la religiosità popolare e la devozione non solo religiosa. E da qui partono vari cortocircuiti…Pensare, immaginare, concepire e costruire uno spettacolo su S. Agata partendo da Catania è quanto di più rischioso e pericoloso si possa osare. Perché, negando e confermando al contempo, ogni possibile luogo comune, l’identificazione città /popolo/ santa trova appunto a Catania uno dei luoghi al mondo dove questo avviene in maniera più inestricabile. Una santa, la cui immagine devozionale,(le tenaglie, i seni straziati), in bilico fra erotismo ed un sadismo tra guignol e splatter, è, forse, la più immediatamente riconoscibile di tutta l’iconografia religiosa cattolica. Un apparato iconografico che si vuole far sposare con il moderno, con la contemporaneità, per dare origine a contrasti e cortocircuiti; per proporre nello scenario arcaico e contemporaneo della festa religiosa le contraddizioni di un mondo dove ad essere “straziati” non sono solo i seni ma intere tipologie umane e concettuali. Se lo spettacolo non può avere l’ambizione e la capacità dell’Aleph borgesiano di “… contenere tutti i punti … tutti i luoghi …, visti da tutti gli angoli”, ha senz’altro quella di dare, attraverso e partendo da Agata, figura storica e mito, festa religiosa e festa di popolo, teatro della devozione e teatro della finzione, luogo d’amore e di furore, spazio del riscatto e dello sfruttamento, palcoscenico dove l’individuo si perde (beatamente?) nella massa, uno sguardo profondo e rivelatore su quello che ci fa essere, nel bene e nel male, quello che siamo, che siamo stati, che rischiamo di essere.La missione:A nasce dalla necessità, sofferta, e a lungo rimandata, per timore e pudore artistici non religiosi, di affrontare con S. Agata una serie di nodi cruciali dell’essere siciliano. In primo luogo il suo rapporto con dio, la religione, il trascendente. Rapporto che si configura in due aspetti opposti e complementari; quello privato e quello pubblico, due facce della medaglia di un’ambiguità di fondo che non è possibile chiarire. Come se il siciliano fosse condannato a questo paradosso: rendere pubblico il proprio fervore mistico, la propria devozione come l’unico modo di manifestare la propria religiosità, ma così facendo rischiare di snaturala o addirittura di cancellarla. Non si poteva, quindi, tralasciare in un progetto come re-mapping sicily – percorso che Roberto Zappalà ha di recente intrapreso con l’intenzione di rileggere la Sicilia attraverso il suo linguaggio scenico - l’aspetto della religiosità popolare, un apparato che nell’isola diventa cartina di tornasole per quasi tutto, un teatro d’operazioni che investe e riassume facendoli esplodere tutti gli aspetti della sicilitudine/sicilianità.compagnia zappalà danza produzione 2009