L'orgoglio di Monica

PARIGI — «Ti piace un po' spicy?», chiede Monica Bellucci a tavola. Oddio, un'italiana che parla inglese in Francia. Sembra la sosia televisiva. «È simpatica e brava, ma non c'entro niente con lei, parla in marchigiano, io sono umbra». Monica Bellucci arriva con la sua bellezza totale, che non è solo quella che si vede. Gli inganni delle apparenze: altro che sosia, ha la semplicità dei grandi. Oggi a Vienna la nostra diva da esportazione riceve da Gorbaciov il Women's World Award: in passato è andato a Catherine Deneuve e a Susan Sarandon, «che riesce a fare tutto, figli, politica, cinema. Questo premio non è per un film ma per un percorso, che dalla moda è passato al cinema. Sono a metà della mia vita. Lo danno anche Nojoud Ali, la bambina di 10 anni che ha convinto il tribunale dello Yemen a non sposare l'uomo che non voleva. Ha cambiato le leggi del suo paese. Ora per sposarsi ci vogliono 17 anni e il consenso della donna. Questo premio è un simbolo d'amore per le donne, in un momento in cui non vengono rispettate». L'Italia sembra diventata la terra degli stupri, il crimine che non si punisce. «E i politici vanno a trovare in prigione i violentatori, controllano se stanno bene. A Palermo hanno dato un bambino in affidamento a un uomo che aveva massacrato di botte la sua donna: dicono che può essere un buon padre. Ma che stai a dì? E parliamo di un paese occidentale nel 2009. Su Internet vedi una donna lapidata, con il potere tecnologico è ancora più ridicolo questo dualismo tra progresso tecnologico e repressione sociale. In Francia c'è più aiuto dello Stato per le donne».
Quando è venuta a vivere qui a Parigi? «Il mio primo film è del '95, poi facevo avanti e indietro. Mi sento italiana al 100 per cento, sono stata accettata per la mia diversità. Il mio accento rimane, ho imparato le lingue tardi. Quando un regista americano o francese mi vuole, sul copione inventa una scusa perché il mio personaggio sia italiano». Suo marito, Vincent Cassel, ha appena avuto il César per Nemico pubblico numero 1, dov'era ingrassato venti chili. «Ero preoccupata, mi ha mentito su come prendeva peso, mangiava ma non riusciva e s'è fatto aiutare dalle erbe, che non fanno bene». L'avrebbe accettata se fosse ingrassata lei di 20 chili per un film? «Ma io incinta ero rotondissima. All'inizio prevale l'attrazione fisica, chimica, che poi si trasforma in qualcosa di più profondo senno' sarebbe pazzesco». Cosa è successo al Festival di Sanremo? Hanno detto d'aver ospitato suo marito per 100 mila euro mentre lei ne avrebbe chiesti 300 mila. «Grazie per la domanda così posso chiarire. Vincent era lì per promuovere il suo film e non ha preso nemmeno un euro, io ho sempre detto no, lascio fare la tv a chi la sa fare. Vincent non l'ho visto, m'hanno detto che era sudaticcio ma se l'è cavata bene».
«Sono arrivata a Roma dalla moda, il cinema era l'unica cosa che volevo fare, catapultata da una fisicità che creava curiosità e veniva rifiutata, la solita modella che vuole diventare attrice, si diceva. Giudicata senza avere il tempo di crescere, ho pagato questo scotto, non è in Italia che potevo cominciare. A Parigi non sapevo cosa sarebbe successo, ho trovato un agente che ha creduto in me, dopo L'appartamento non mi sono più fermata. Sono rientrata con Tornatore, lo sognavo da una vita e mi ha permesso di fare il giro del mondo, Bruce Willis, Matrix, La Passione di Mel Gibson. Marco Tullio Giordana mi ha dato un bel ruolo con Luisa Ferida. Muccino mi ha resa la donna della porta accanto, e finalmente, in Italia mi rimproverano una certa freddezza. Mai pensato di vivere a Hollywood, adoro l'energia che c'è lì ma sono una donna adulta e la qualità della vita è importante. Un film in Francia, uno in Usa e uno in Italia. Sono abituata a questo triangolo. Ora esce Non ti voltare che ho girato con Sophie Marceau, una donna alla ricerca del suo passato: noi due siamo la stessa persona». Le manca il film col morso, la sua Ciociara? «Sì, il ruolo con la erre maiuscola deve ancora arrivare e questo mi piace molto, io non mi fermo mai. Ma non ho un'ambizione sfrenata, ho una curiosità morbida, faccio le cose a rilento, sono pigra se pensi che ho fatto Deva a 39 anni e mezzo e un contratto di bellezza a 40». Come sente la crisi Monica Bellucci? «Dai cachet, se un film mi interessa lo faccio anche per pochissimi soldi. Al cinema ce ne sono meno che in tv, sai quante fiction mi hanno proposto?». Il secondo figlio? «Se arriva è benvenuto. La mia parte materna è appagata, l'esperienza più bella, ti insegna ad amare senza condizioni».