Danger Mouse e David Lynch contro le major

Che il mercato del disco sia in crisi lo sappiamo da tempo.Non parliamo della musica in sé, che grazie all’mp3 circola e si sviluppa in modi sempre nuovi, ma proprio dell’oggetto fisico: il cd, che in tanti considerano in via d’estinzione, se non addirittura obsoleto. Il mercato digitale (per non parlare di quello delle suonerie) è tuttora in crescita, ma il CD ne risente. Oggigiorno un demo registrato in casa, masterizzato su un cd-r costato meno di un euro e con titolo scritto a pennarello dall’artista stesso ha un valore maggiore - sia sentimentale che monetario, su Ebay - di quello che può avere un cd dello stesso artista prodotto, promosso e distribuito da una major con un investimento di diversi milioni. Anche per questo artisti e case discografiche si stanno scervellando per trovare nuovi modi per far acquistare il loro prodotto finito da un pubblico che potrebbe tranquillamente procurarsene il contenuto gratis, con un clic. Ultimamente le idee promozionali sono state tante e solitamente si concentrano sul trasformare il vecchio cd in un autentico oggetto-feticcio: dalle custodie di feltro cucite a mano di alcuni gruppi autoprodotti nostrani alle caterve di edizioni speciali prodotte da molte band internazionali (con secondo cd, con dvd incluso, con poster, con adesivi o spillette e chi più ne ha più ne metta).Si è visto addirittura rifiorire il mercato del vinile, che proprio per il suo essere ormai oggetto di culto (oltre che solitamente venduto in edizione limitata) tende più spesso ad andare a ruba. E’ paradossale ma anche molto appropriato, quindi, che una delle novità più clamorose degli ultimi tempi - dal punto di vista della promozione di un disco - sia nata da controversie legali che ne hanno di fatto bloccato l’uscita. Ma facciamo un passo indietro, perché già prima di questi risvolti insoliti il disco in questione non era certo come tutti gli altri. Si tratta della collaborazione fra Danger Mouse, già artefice dello storico Grey Album (ve ne parlammo qui) e produttore fra i più richiesti sulla piazza oltre che mente pensante dei Gnarls Barkley, con Mark Linkous, alias Sparklehorse, cantautore delicato ed essenziale funestato da anni di depressione in seguito ad un’overdose nei primi anni novanta.I due avevano già lavorato insieme nel 2006 e da allora si è spesso vociferato di un possibile riincontro. Finché al festival/mostra mercato internazionale del disco SXSW di quest’anno non hanno cominciato a circolare dei misteriosi poster che annunciavano l’uscita del disco. Non a nome di Danger Mouse e Sparklehorse (o possibili variazioni dei due nomi d’arte), ma un autentico lavoro collettivo intitolato The Dark Night of the Soul, ispirato agli scritti del sacerdote spagnolo del 1700 San Giovanni della Croce.Ne consegue che definirlo un album molto atteso è riduttivo: più che un disco, un autentico kolossal con protagonisti alcune delle figure musicali più originali degli ultimi decenni. Ma un ulteriore nome del tutto inaspettato si è aggiunto al cast, trasformando l’opera in una fusione perfetta di musica, arte e cinema. Ecco la presentazione di Colas, su Stereogram: Già solo il nudo elenco sarebbe abbastanza per non stare più nella pelle ed avere le ginocchia tremolanti fino al giorno dell’uscita.E invece no, la vera bomba è un’altra: l’intero progetto sarà accompagnato da una sorta di micro-film (canzone per canzone), diretto da David Lynch. Anzi, DAVID LYNCH. Insomma, nomi grandissimi e interventi audiovisivi di uno dei più grandi nomi del cinema contemporaneo. Le aspettative a inizio 2009 sono altissime, e pian pianino compaiono online un’anteprima video e uno streaming. E poi la botta a sorpresa: ad inizio maggio salta fuori che il disco non può uscire. La EMI fa partire una causa legale, pare dovuto alla presenza di campionamenti non autorizzati nel brano con protagonista Iggy Pop. Danger Mouse però non è nuovo a fare braccio di ferro con le major, e risolve la questione con un colpo di mano ancora più inaspettato. Ce lo descrive Il Disinformatico: Danger Mouse teme che la sua opera non potrà mai essere ascoltata da nessuno e quindi pubblicherà un libro di fotografie di David Lynch che s’intitolerà come l’album, Dark Night of the Soul, e includerà un CD vergine non registrato insieme alla dicitura “Per ragioni legali, il CD-R allegato non contiene musica. Usatelo come volete”. Il suo album è ascoltabile in streaming su NPR.org. Usatelo come volete. Siamo dunque al paradosso dei paradossi: l’album è già ascoltabile in rete nello streaming indicato e scaricabile facilmente attraverso le reti P2P. Pur non essendo ancora uscito, è reperibile online proprio ocme un qualsiasi album dei Beatles o di Britney Spears.Si tratta così del primo caso di album pubblicato… senza la musica. E con fior di packaging: un libro di oltre cento pagine con all’interno le fotografie di David Lynch inerenti al titanico progetto (con annessa mostra in una delle gallerie più importanti di Los Angeles). E un CD-R. Onanrecords riflette in questo modo sulla trovata: In maniera accidentale, per la prima volta, sembra prendere forma la mia fissa per cui il prodotto discografico da vendere non può più essere la musica, ma le “copertine” e il valore aggiunto su cui sbizzarrirsi. (…)Peccato che il librone di David Lynch sia un po’ caruccio (50 $) ed in edizione limitata e che il poster da 10 $ appaia al suo confronto troppo poco interessante.Un’offerta più appetibile e ben promozionata su larga scala avrebbe potuto rappresentare un ottimo test per verificare se esista un mercato del “valore aggiunto”. Mi parrebbe un’operazione molto meno illusoria che puntare sulla rinascita del vinile. Il parere di Stereogram, una volta saputa la notizia, non nasconde il suo entusiasmo: Una mossa geniale che permette di aggirare la causa in corso e che al tempo stesso porta ad una riflessione su quello che è diventato il mercato musicale e la musica vissuta come puro oggetto. Un prodotto da vendere a prescindere del contenuto. In questo senso “The Dark Night Of The Soul” è come Tafazzi. Non fa altro che prenderti a mazzolate sulle balle. E mentre ti colpisce, ti fa ridere. Di brutto. Anche il blog Melodicamente ne sottolinea l’importanza dal punto di vista del mercato discografico: Il progetto ha di per sé un aspetto mediatico e virale imponente, la vendita di un CD vuoto accompagnato tra l’altro dalle illustrazioni di non è da prendere sottogamba, potrebbe significare un cambio di vento in negativo per le major discografiche. Inkiostro si pone invece qualche interrogativo: E’ davvero una rivoluzione? O solo una sfiga contingente (causata dalla solita ottusità delle major) sfruttata intelligentemente come pubblicità? Andrea Girolami di Non Si Scherza Più ci offre una delle analisi più attente della portata di questa nuova provocazione, paragonandola a quell’altra provocazione del disco paga-quanto-vuoi dei Radiohead: Impossibile eppure inevitabile. Alla fine è successo: Dark Night Of The Soul è il primo disco senza musica. (…)Un evento di portata storica sarei tentato di dire, un po’ come è successo con In Rainbows dei Radiohead con l’aggiunta della componente politica dell’azione. Il divieto della casa discografica diventa trampolino di lancio dell’operazione, motivo di notizia e aggressione alla strategia della major a cui viene clamorosamente sbattuta in faccia l’impossibilità di bloccare la pubblicazione della musica. Gli artisti non bypassano la distribuzione ma la utilizzano in maniera provocatoria, nuovissima, utilizzandola nell’unica cosa per cui è davvero utile: il packaging, curato e per una volta davvero imperdibile. Il cd riesce nuovamente ad essere feticcio sacrificando il motivo primigenio della sua nascita: quello di contenere musica. Allo stesso tempo l’acquirente si trasforma in qualche modo in collaboratore dell’operazione dovendo recuperare in rete la musica da masterizzare (in proprio) nel supporto che gli è stato fornito vuoto. Una serie di implicazioni da far girare la testa insomma e tutto questo senza ancora aver ascoltato una nota del disco, presumibilmente stupendo. Arrivati a questo punto la domanda sorge infatti spontanea: con tutto il parlare che se ne sta facendo, com’è la musica di questo famoso Dark Night of the Soul? Le recensioni finora sono poche, ma tutte entusiaste: sembra già da ora che ci ritroveremo quest’album di diritto nelle liste dei migliori del 2009. E tutto questo per un cd-r vuoto! Fortuna che qui da noi in Italia paghiamo la Siae anche per quelli… Fra le prime recensioni in Rete, c’è quella di Discheria ElRocco: Il disco è un vero e proprio viaggio lisergico che si ispira molto alle sonorità rese celebri da David Firedman con una struttura tipicamente rock. La caterva di ospiti è funzionale alla scrittura di ogni singola “scena” ( vedi F.Black e Iggy Pop su tutti) e ciascuno, con le sue prerogative, compone un tassello del racconto. Quello che colpisce è l’aderenza maniacale a un genere musicale, senza tentare di ibridarlo o di sconvolgerlo, un lavoro quasi filologico per Mr Gnarls Barkley. Va dritto al punto invece Luca Castelli de Il Pozzo di Cabal: In radio mi sono trattenuto, ma qui posso esprimere tutto il mio turpiloquio anni ‘90: questo è un progetto con i controcazzi. Sono riflessioni che ci fanno tornare al cuore del disco, ma anche al cuore della musica stessa. Il progetto Dark Night of the Soul non è un’idea di marketing nata per speculare su grossi nomi della musica con un costoso libro d’arte. E’ l’impronta della lenta e faticosa uscita dalla depressione di Sparklehorse, la cui personalità si riflette nei demoni interiori di Lynch.Il modo in cui viene proposto il disco non ha importanza; dettagli di marketing, cause legali e reti peer-to-peer diventano frivolezze. L’importante è che la musica arrivi. E forse è questo il contributo più importante di Danger Mouse, oltre ovviamente a quello sonoro: aver dimostrato ancora una volta che la musica non è solo intrappolata dentro a un disco e non la si può bloccare.