SAN SEBASTIAN 57 – “Non ma fille, tu n’iras pas dancer”, di Christophe Honoré (Concorso)

Torna in concorso al Festival Internacional de Cine di San Sebastián Christophe Honoré. Un anno dopo “La belle personne”, uno dei film migliori della passata edizione del festival. Torna, il trentanovenne regista francese, con un film con il quale, pur nelle differenze di ambientazione, continua la sua personale esplorazione dei sentimenti e delle relazioni: di coppia, tra genitori e figli, tra generazioni diverse che intrecciano le loro esperienze… E con un film ancora incastonato, come “La belle personne”, nello spazio cangiante e ‘provvisorio’ nella vita di un personaggio, colto tra un prima e un dopo che saranno negati alla visione. Corpo centrale di “Non ma fille, tu n’iras pas dancer” è quello di una bravissima e seducente Chiara Mastroianni nel ruolo di Léna: divorziata, con due figli piccoli, nevrosi e instabilità sparse e una girandola di personaggi (i genitori, l’ex marito, la sorella, il fratello e gli uomini e le donne di quei parenti) che vorrebbero dirle quel che è ‘giusto’ e quel che dovrebbe fare (come spiega il più pragmatico titolo internazionale Making Plans for Lena). Nella casa di campagna, non distante da Parigi, dove ha luogo buona parte di un film che però prende derive inattese, non musicali, come altrove in Honoré, ma di slancio verso spazi ‘lontani’ dello spostamento (la vacanza a Roma dei genitori di Léna, accennata come si tratase di una gita pomeridiana fuori porta) e dell’immaginazione (l’inserto, lungo, vero e proprio film nel film, che visualizza il racconto che il figlio, avido lettore, fa a Léna del romanzo che sta leggendo - spostando il film verso un’altra epoca storica ma sempre per parlare d’amore e delle sue conseguenze, danzate con leggerezza fin sul baratro della morte). Film che raduna un cast di prima grandezza (insieme a Chiara Mastroianni ci sono anche Marie-Christine Barrault nel ruolo della madre di Léna, Jean-Marc Marr e Louis Garrel in quelli dell’ex marito e dell’amante di Léna), “Non ma fille, tu n’iras pas dancer” si apre su una partenza-arrivo e su un non-luogo (Léna con i figli in stazione per recarsi nella casa di famiglia) e si chiude su una partenza, su un altro non-luogo, fuori dalle abitazioni e dalle memorie e dai presenti, nel finale bellissimo e sospeso (dopo che lei si è rannicchiata su un divano avvolta da una coperta in un istante-Chabrol), sul gesto che finalmente Léna compie (in seguito anche a un evento drammatico capitato al figlio): abbandonare tutto e tutti, traslocare, partire, rimettersi in strada, rimettere in gioco e movimento la propria esistenza. Come la giovane protagonista de “La belle personne”. Qui, in “Non ma fille, tu n’iras pas dancer”, sulla canzone “Another World” di Anthony and the Johnsons…