Romafilmfestival. Nella retrospettiva di Meryl Streep: Falling in love

Di Bruna Alasia ROMA - Fare un film d’amore, soprattutto fare un “capolavoro”, è cosa ardua perché, data la popolarità del tema in questione, cadere nel banale, nello sdolcinato e nell’ovvio, è facile. Anche se fanno il pieno al botteghino, i film d’amore difficilmente godono di critiche lusinghiere e spesso vengono considerati sottoprodotti della letteratura cinematografica. Il regista Ulu Grosbard, nel 1984, grazie anche all’interpretazione di due magnifici attori quali Meryl Streep e Robert De Niro, è riuscita invece un’operazione di eleganza artistica rara e a torto l’ opera non gode della fama che ha baciato lavori meno palpitanti e stilisticamente meno poetici. Il film “Falling in love”, “Innamorarsi”, racconta una vicenda di piccole cose quotidiane che diviene straordinaria ed attualissima nell’ evidenziare quanto i sentimenti rivoluzionino la nostra vita: anche se in apparenza nulla accade, l’esistenza di due persone può subire una metamorfosi indelebile. Frank e Molly, non più giovanissimi, ciascuno con tranquilla vita familiare, si imbattono casualmente l’uno nell’altra in una libreria di New York. Entrambi pendolari su un treno che va dai sobborghi del New Jersey a Manhattan si incontrano di nuovo, conversano e misteriosamente si innamorano. Ma Molly, per non distruggere la famiglia, ingaggia contro il proprio sentimento una lotta che la porterà a rifiutare il rapporto sessuale con Frank. Fino alla rottura.Come sempre non vi racconto la fine del film. Vi consiglio di andarlo a vedere al festival di Roma e comunque di non perderlo in altre occasioni. L’epilogo è realistico, possibile, ed è soprattutto la conclusione di un percorso narrato attraverso sguardi, frasi non dette, cambiamenti di umore, che hanno il ritmo incalzante della suspence nonostante il film, senza azione e senza sesso, narri un’avventura dell’anima.