Pink Floyd, Bowie, Coldplay: tutti gli artisti a cui dovrà rinunciare Universal

21 set 2012 - Non ci sono i Beatles, come preannunciato, ma ci sono i Pink Floyd, David Bowie e i Coldplay tra gli artisti a cui Universal dovrà rinunciare per potere completare l'acquisizione di EMI Music, secondo quanto disposto e annunciato oggi dalla Commissione Europea.
In un comunicato stampa diramato dopo l'annuncio dell'approvazione, l'Antitrust conferma che i disinvestimenti richiesti includono la EMI Recording Limited (e con essa tutti gli artisti legati alla Parlophone: Coldplay, David Guetta, Lily Allen, Tinie Tempah, Blur, Gorillaz, Kylie Minogue, Pink Floyd, Cliff Richard, Tina Turner, Kate Bush, David Bowie, Duran Duran, Kraftwerk; unica eccezione, i Beatles), altre etichette EMI come Chrysalis (Ramones, Jethro Tull e Spandau Ballet, con esclusione del catalogo di Robbie Williams), e Mute (Depeche Mode, Moby, Nick Cave & the Bad Seeds), gli artisti e compositori di EMI Classics e Virgin Classics, la quota del 50 per cento detenuta dalla EMI nella joint venture che pubblica le compilation "Now! That's what I call music", oltre ad alcune etichette del gruppo Universal: Sanctuary (Black Sabbath, Iron Maiden, Kinks), Co-op Music Limited (Mumford & Sons, Garbage), la svedese King Island Roxystar e MPS Records, più la quota azionaria nella norvegese Jazzland. Universal dovrà inolte liquidare le entità della EMI in Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Svezia, Norvegia, Polonia e Repubblica Ceca (negli altri Paesi in cui la EMI è presente, spiega la Commissione, il repertorio inglese di cui è già previsto il disinvestimento genera vendite significative); la major di casa Vivendi dovrà inoltre rinunciare alla sua filiale in Grecia.
La nota spiega che i disinvestimenti interessano il mercato mondiale e riguardano tanto il mercato fisico che quello digitale. "La Commissione", spiegano i suoi portavoce, "era preoccupata che, in seguito al merger, Universal potesse godere di un eccessivo potere di mercato (....) In particolare, la Commissione ha focalizzato la sua indagine sui mercati in cui le case discografiche licenziano la loro musica a rivenditori digitali come Apple e Spotify, e ha ritenuto che la proposta transazione, come inizialmente notificata, avrebbe accresciuto le dimensioni di Universal in maniera tale da permetterle, con ogni probabilità, di imporre prezzi più alti e condizioni di licenza più onerose ai provider musicali digitali. Ciò avrebbe intaccato in modo negativo le possibilità di provider innovativi di espandersi o di lanciare nuove offerte musicali e avrebbe in ultima analisi ridotto la scelta dei consumatori sul versante della musica digitale, così come la diversità culturale nell'Area Economica Europea".
"La concorrenza, nel music business, risulta cruciale per preservare la facoltà di scelta, la diversità culturale e l'innovazione", ha dichiarato Joaquin Almunia, vice presidente della Commissione in carica per le politiche in materia di concorrenza. "In questa investigazione", ha spiegato, "abbiamo guardato con grande attenzione all'innovazione digitale, che sta cambiando le modalità di ascolto della musica. Gli impegni assai significativi assunti da Universal garantiranno che nell'ambito dell'industria musicale la concorrenza sia preservata e che i consumatori europei ne possano godere tutti i benefici".