giovedì 12 novembre 2009

Madonna atterra a Rio e si impegna per il Brasile

Madonna è atterrata a Rio de Janeiro con un volo privato proveniente da San Paolo, ed è arrivata al suo hotel attorno alle 12 ora locale - circondata da un drappello di paparazzi che ha causato anche qualche problema alla sicurezza.
Inizia così il viaggio di Madonna in Brasile che la vedrà impegnata in diversi incontri con importanti personalità locali, anche se - naturalmente - la stampa sta mettendo in risalto soltanto il supposto incontro con la famiglia di Jesus Luz.
Potete vedere alcune foto di Madonna in Brasile su Globo.com e AGNews.
Dopo aver promosso la costruzione di una scuola in Malawi, Madonna si sta ora impegnando per migliorare le condizioni di vita nelle tristemente famose baraccopoli di Rio de Janeiro.
La star è arrivata ieri nella nazione per visitare le favelas e per incontrare alcuni dei più ricchi imprenditori locali, con l'intento di convincerli a collaborare con lei. Lo ha riferito oggi il governatore di stato Sergio Cabral.
"Si impegnerà nel sociale: Madonna è innamorata di Rio e vuole dare il suo aiuto," ha spiegato Cabral. La costa cittadina conta circa 1000 baracche, molte delle quali sono controllate da gang di drogati o da bande armate.
Proprio uno dei più recenti episodi di violenza si è verificato il mese scorso, appena dopo la diffusione della notizia che Rio avrebbe ospitato le olimpiadi nel 2016.
www.madonnatribe.com

Muse: anticipato alle 20.30 il concerto di Bologna

Cambia l’orario d’inizio del concerto che i terranno al Futurshow Station di Bologna il 21 Novembre 2009. Anzichè alle 21, come scritto sul biglietto, il concerto sartà anticipato alle 20.30. I cancelli apriranno alle 18.30 mentre la band di supporto, gli scozzesi Biffy Clyro, inizieranno il loro show alle 19.30.

Cécile de France e Matt Damon “nel futuro” di Eastwood

Bella, brava e belga è un trinomio che ben si addice a Cécile de France, l’attrice scelta da Clint Eastwood per affiancare Matt Damon nel film Hereafter (In Futuro), che si sta girando in queste settimane a Londra.

Recitare in un film di Clint Eastwood significa assicurarsi un futuro professionale più che roseo, ma l’attrice belga, al pari di Hilary Swank che vinse il suo secondo Oscar con “Million Dollar Baby”, lo merita per gli anni di gavetta trascorsi dividendosi fra gli studi universitari e quelli di recitazione.

Dopo una giovinezza trascorsa nei teatri francesi e una laurea alla France Ècole National Supérieure des Arts et Techniques du Théâtre, Cécile de France inizia a muovere i primi passi nel cinema con i cortometraggi di Jean-Pierre Améris e in televisione nella serie Juge est une femme. La consacrazione sul grande schermo arriva all’inizio del terzo millennio con “L’appartamento spagnolo” e “Bambole russe”, entrambi di Cédric Klapisch con Romain Duris e Audrey Tautou, “Alta tensione” di Alexandre Aja, “Il giro del mondo in 80 giorni” di Frank Coraci (in cui recita al fianco di Jackie Chan), “Un po’ per caso, un po’ per desiderio” di Daniéle Thompson fino all’ultimo film di Jean-François Richet, “Nemico Pubblico N.1- L’istinto di morte”.

Ora è arrivata la grande occasione: “Hereafter” è un thriller che narra la storia di tre persone che vivranno un’esperienza molto vicina alla morte, una delle quali è proprio la De France, che interpreterà una giornalista francese. Non ci sono altre anticipazioni per quanto riguarda la trama, ma si preannuncia un film che ha diverse analogie con Il sesto senso di Manoj Night Shyamalan.

La sceneggiatura è firmata da Peter Morgan, sceneggiatore e drammaturgo britannico che per il cinema ha sceneggiato “L’ultimo re di Scozia”, “The Queen”, “L’altra donna del re”, “Frost/Nixon - Il duello” e “Il maledetto United”. I diritti dello script appartengono alla DreamWorks Animation di Steven Spielberg, ma Eastwood è riuscito ad ottenere il permesso di sviluppare la pellicola con la Warner Brothers. L’impresa non deve essere stata difficile per il regista (che è anche produttore del film insieme a Kathleen Kennedy e Robert Lorenz), dato che Spielberg ha già prodotto il suo dittico “Lettere da Iwo Jima” e “Flags of Our Fathers” ed è anche produttore esecutivo di “Hereafter” insieme a Frank Marshall, Peter Morgan e Tim Moore.

Dopo Londra, la troupe si sposterà per le riprese a Parigi, Hawaii e San Francisco. Il film è atteso nelle sale per dicembre 2010.

http://www.onecinema.it/11/11/2009/cecile-de-france-e-matt-damon-nel-futuro-di-eastwood/

Winona Ryder fonda gli Alcolisti Anonimi in un biopic tv

Gli attori Winona Ryder eBarry Pepper saranno protagonisti del film tvWhen Love Is Not Enough: The Lois Wilson Story. Le riprese prenderanno il via questa settimana a Toronto. Appena pronta, la pellicola andrà in onda sulla CBS. Il film è basato sulla vera storia di Lois Wilson, co-fondatrice degli Alcolisti Anonimi, e sulla sua relazione col marito alcolista Bill Wilson. La coppia, inizialmente felice, attraversò una profonda crisi a causa dei problemi dell'uomo con l'alcool, ma l'esperienza condusse Lois Wilson a combattere il vizio dell'alcool e ad assistere gli alcolisti fondando nel 1951 gli Alcolisti Anonimi. La E1 Entertainment produrrà il film con la Hallmark Hall of Fame Prods. di John Morayniss. John Kent Harrison dirigeerà l'opera ispirata al libro di William Borchert, il quale figura come co-sceneggiatore insieme a Camille Thomasson.
Di recente Winona Ryder è apparsa nel remake di Star Trektargato J.J. Abrams nei panni della madre di Spock. E' di pochi giorni fa l'annuncio dell'ingresso dell'attrice e del collega franceseVincent Cassel nel cast di Black Swain, dramma ambientato nel mondo della danza newyorkese diretto dal regista Darren Aronofsky.

Debutta la figlia di Meryl Streep

LOS ANGELES - La figlia di Meryl Streep, Grace Gummer, sarà la star di un serial tv sulla caotica vita legata all'essere il figlio di una star di Hollywood: si tratta del debutto della ragazza nell'industria cinematografica.
Gummer, 23 anni, interpreterà la figlia 17enne di
una coppia famosa inGigantic, serie tv per TeenNick, come annunciato da Nickelodeon.
Anche la figlia dell'attore Joe Mantegna, Gia, 19 anni, che è cresciuta a Los Angeles, farà parte del telefilm, che uscirà all'inizio del 2010.
"Il nostro pubblico ama le celebrity e la cultura pop, e Gigantic dà loro ua prospettiva unica, da adolescenti, su un mondo che raramente possono vedere", spiega Marjorie Cohn, dirigente di Nickelodeon.
Gummer è la terza dei quattro figli che il premio Oscar Streep ha avuto dal marito Don Gummer.
Streep, che vive a New York, ha sempre tenuto i figli lontano dai riflettori, ma Grace era già apparsa a teatro a NY nel novembre 2008. Sua sorella più grande,
Mamie Gummer, 26, ha avuto piccoli ruoli nel film del 2009 Taking Woodstock e nella mini-serie dell'Hbo John Adams.(Reuters)

Persécution: trailer e una scena del nuovo film di Patrice Chéreau

Presentato in concorso a Venezia 66, Persécution, l’ultima fatica del francese Patrice Chéreau, non si è portato nessun premio, neanche quello per gli interpreti, secondo qualcuno meritevoli delle Coppe Volpi. E anche critica e pubblico, tuttavia, non si sono messi affatto d’accordo sul giudizio finale. Un capolavoro per qualcuno, una tediosissima bufala per altri, il solito film francese per chi ama il “genere” (?) per altri ancora. Qui in casa l’abbiamo amato non poco.

Persécution narra le vicende del trentacinquenne Daniel (Romain Duris), che vive un’esistenza piena di occupazioni ma solitaria, vivacizzata solo dalla relazione con Sonia (Charlotte Gainsbourg), di cui non può fare a meno nonostante a volte non lo dimostri. Quando dal nulla spunta nel suo appartamento un uomo misterioso (Jean-Hugues Anglade), quello che Daniel pensava fosse un avvenimento unico incomincia a ripetersi. La persecuzione incomincia a minare la sua tormenatata relazione con Sonia, che improvvisamente decide di abbandonarlo. Daniel resta di nuovo solo con delle domande a cui trovare risposte: chi è quest’uomo? Perché lo perseguita? E a che scopo?

Parlatissimo, all’inizio inquietante e poi struggente, a suo modo freddo ma capace di alcuni barlumi di grande emozione. E’ il “solito” cinema dell’ultimo Patrice Chéreau, almeno daIntimacy in poi. Alcuni fischi a Venezia sono sembrati effettivamente fuori luogo, a prescindere dall’opinione che si può avere sulla pellicola. In attesa di capire se ci sia una benché minima speranza di veder apparire prima o poi Persécution nelle nostre sale, dopo il salto trovate il trailer una scena in originale del film.

Eugene Hutz Gogol Bordello Fotolog

Clicca sulla foto.

mercoledì 11 novembre 2009

E' Complicato: il primo trailer italiano

lunedì 9 novembre 2009

Vincent Cassel e Winona Ryder in Black Swan

Il cast di Black Swan, prossimo film di Darren Aronofsky, si arricchisce di tre grossi nomi, tutti nominati all’Oscar: Vincent Cassel, Winona Ryder e Barbara Hershey. Il film racconta di Nina (Natalie Portman), una ballerina che si ritrova in competizione con una collega più giovane di nome Lilly (Mila Kunis), ma finisce per perdere il contatto con la realtà e non capire se Lilly sia reale o solo una proiezione della sua mente. Ricordiamo che uno dei topic più discussi degli ultimi mesi riguardava una scena dello script, in cui Nina e Lilly fanno sesso! La Ryder sarà Beth, “quasi amica” di Nina e prima ballerina della compagnia, che sta abbandonando il mondo della danza proprio all’indomani di una rappresentazione de “Il lago dei cigni”. Tutte le ballerine si ritrovano così a competere per il ruolo della protagonista, Odette: tutte, compresa Nina. Cassel sarà Yevna, “affascinante ma sinistro” regista della nuova produzione, mentre la Hershey sarà la madre di Nina. Pare, infine, che sarà Fox Searchlight ad aggiudicarsi la distribuzione del film. http://blog.screenweek.it/2009/11/vincent-cassel-winona-ryder-e-barbara-hershey-in-black-swan-55499.php

Björk "Who Is It"

Franco Battiato - Inneres Auge

Winona Ryder as Bjork at SNL

Madonna, il 17 novembre intervista esclusiva su Fox Life!

Con la morte di Michael Jackson sul nostro pianeta è rimasta un’unica grande popstar: stiamo parlando dell’immortale Madonna, 51 anni, che il 17 novembre vedremo sul canale satellitare Fox Life alle 22.45 alle prese con un’intervista esclusiva con la quale ripercorrerà i 25 anni della sua fantastica carriera. La regina del Pop ha appena pubblicato il suo terzo greatest hits, “Celebration“: mai titolo si rivelò più appropriato per l’occasione. Il programma evento si chiamerà “Ciao Italia“, dal saluto che la divina pronuncia ogniqualvolta si trova a tenere un concerto nella sua terra d’origine, non a caso si chiama Madonna Louise Veronica Ciccone. L’intervista ha avuto luogo per la cronaca il 21 ottobre al Soho Hotel di Londra, dove Madonna sostava al fine di promuovere l’album che raccoglieva i suoi più grandi successi. Sul canale Sky già circolano i promo del programma

sabato 7 novembre 2009

Louise-Michel ( 2008 )

Louise-Michel è un film di Gustave de Kervern, Benoît Delépine del 2008, con Yolande Moreau, Bouli Lanners, Albert Dupontel, Mathieu Kassovitz, Kafka, Catherine Hosmalin, Pierre Renverseau, Agnès Aubé, Siné, Benoît Poelvoorde. Prodotto in Francia. Durata: 90 minuti. Distribuito in Italia da Fandango a partire dal 03.04.2009.
Sembra una mattina come le altre, ma le lavoratrici di una fabbrica francese ricevono una brutta sorpresa: la fabbrica è stata smantellata durante la notte, i dirigenti sono spariti. Le operaie vagliano varie ipotesi su come reagire a quella che sembra essere una vera e propria truffa. Louise, la più intraprendente di tutte, decide: ingaggeranno un killer per uccidere il loro capo! Sono tutte d'accordo, ora sta a Louise scegliere il migliore, e il prescelto sembra essere Michel, più che un killer, un tuttofare non propriamente infallibile. I due si trasformeranno in una coppia micidiale.
Perché vederlo?
Per ridere dei problemi di sopravvivenza quotidiana in una commedia francese che gioca su una fantasia indicibile di molti lavoratori: uccidere il proprio capo.
A morte il boss!

Recensione del film Louise-Michel (2008)
a cura di Massimo Borriello
Guardi un film come Louise-Michel e ti riappacifichi col cinema. Non quello strombazzato dal battage pubblicitario, ma l'arte che fa arte pur senza un soldo in tasca. Poi il passaparola fa il resto: un film bello lo vorresti far vedere a chiunque. La Francia ci ha abituato a commedie eleganti chiuse in universi limitati che fuori dai confini locali andavano perdendo un po' di brillantezza. Con quest'opera diretta dal duplice sguardo di Gustave de Kervern e Benoît Delépine va oltre e mette insieme un prodotto che conquista per la sua originalità, ma anche per la capacità di avvinghiare alla leggerezza dei toni una serie di temi necessari nel mondo in crisi di oggi, maneggiati tutti con profonda umanità. Perché proprio dall'essere umano, dalla sua fragilità e dal dovere imprescindibile di ribellarsi allo stato delle cose, si dipana ogni stramba situazione che le 260 inquadrature di cui è composta l'opera documentano.Nel vuoto di una fabbrica che ha lasciato senza lavoro, da un giorno all'altro e senza preavviso, una dozzina di operaie inviperite, prende corpo l'agognata vendetta che muove il film: fare del grande capo, del responsabile di quell'umiliazione, carne da macello. L'idea è di Louise, una ragazzona taciturna con un passato da galeotta, che per compiere il misfatto assolda un killer imbranato che piuttosto che uccidere un cane molesto gli sigilla malamente il muso con il nastro adesivo. Il problema fondamentale è però un altro: chi è il vero boss? Lo spunto è nero, la commedia nerissima, la realizzazione abbagliante. I due registri francesi riempiono le falle aperte dalla limitatezza del budget con la loro inventiva e una propensione naturale a un umorismo irresistibile imbevuto di cinismo senza perdere di umanità, distillato anche dalle zone più oscure delle vite miserabili dei due protagonisti. La camera resta per lo più fissa, eppure ogni inquadratura si gonfia di senso, grazie a dialoghi fulminanti, situazioni intelligenti e piccoli gesti che danno coraggio.Delépine e Kervern riflettono su un mondo del lavoro, storpiato da un capitalismo arrogante, che ha ormai bruciato la sua coscienza, quella di chi comanda mortificando i sottoposti e quella di chi subisce e non trova la forza di ribellarsi. Anche chi sembra non aver più nulla da perdere non ha il coraggio di far sentire la propria voce, di opporsi all'oppressore, e manda avanti i moribondi, coloro in fin di vita, evitando di assumersi ogni responsabilità. I registi spingono i personaggi oltre la loro rassegnazione, li costringono all'azione: messi alle strette, di fronte a un mondo pronto a sbranarli, questi scoprono che rischiando c'è la possibilità di tornare a sentirsi vivi e di riconoscere nell'altro l'avvento dell'amore. Accanto ad attrici non professioniste, tirate fuori dai cassonetti delle fabbriche di una vita vera ma altrettanto meschina, Yolande Moreau e Bouli Lanners, due corpi che trasudano sentimento anche nella gabbia delle solitudini in cui devono rinchiudersi. La grazia con la quale entrambi si accostano ai propri personaggi ci riempie il cuore di tenerezza, mentre la confusione dei generi sessuali che propone la sceneggiatura in sottotraccia, come ulteriore estensione del discorso sul capitalismo, va a raccontare con straordinaria delicatezza quella diversità che il cinema si permette troppo spesso di scimmiottare. Un gioiello.

Brüno ( 2009 )

Brüno è un film di Larry Charles del 2009, con Sacha Baron Cohen, Alice Evans, Trishelle Cannatella, Candice Cunningham, Sandra Seeling, Todd Christian Hunter, Ben Youcef, Emerson Brooks, David Hill, Alexander von Roon. Prodotto in USA. Durata: 81 minuti. Distribuito in Italia da Medusa a partire dal 23.10.2009.
Bruno - che ha scelto di farsi chiamare solo per nome "come Madonna" - è convinto che tutto ciò che è fashion salva più vite umane dei medici, e la sua missione è cercare nuove fashion victims con le quali condividere la sua filosofia o chiunque sia d'accordo con lui che "Osama Bin Laden è attualmente l'uomo che veste meglio di tutti".
Perché vederlo?
Per lasciarsi travolgere dalla nuova creatura di Sacha Baron Cohen che prende di mira stavolta il mondo della moda guardandolo in un'ottica gay esagerata tutta da ridere.
Brüno, outing culturale sull'America

Recensione del film Brüno (2009)
a cura di Fabio Fusco
Biondo, truccato, poco vestito, talmente gay da mettere in imbarazzo la comunità omosessuale e con un pesante e improbabile accento austriaco: la nuova star alla conquista di Hollywood è Brüno, altro personaggio ideato e interpretato dal camaleontico Sacha Baron Cohen dopo l'altrettanto oltraggioso Borat, che nel 2006 partì alla volta degli States da uno scalcinato paesino kazako per mettere in luce tutte le contraddizioni e gli aspetti più sconcertanti di un paese fin troppo mitizzato. Esuberante e oltre misura open-minded, Brüno è il reporter di un'emittente austriaca che si occupa di un programma di moda e decide di conquistare la Mecca del Cinema dopo essere stato licenziato in tronco dai suoi datori di lavoro. Non essendo dotato di alcun talento - sia nella recitazione, che nella conduzione televisiva - Brüno intuisce che per raggiungere il successo deve puntare sul nulla più assoluto: è così che decide di procurarsi un bambino di colore "come ce l'hanno Angelina Jolie e Madonna", o di dedicarsi a un'attività filantropica, possibilmente la più trendy possibile. Il percorso del reporter austriaco verso il successo è ovviamente il pretesto per un nuovo "studio culturale sull'America", costretta letteralmente all'outing su tematiche attuali e in alcuni casi scottanti come l'omosessualità, l'accettazione delle altre culture e il concetto di celebrità, troppo spesso oggi slegato da qualsiasi valore artistico e fortemente radicato nell'apparire. Non mancano ovviamente le gag oltraggiose di cui si è parlato nei mesi scorsi, durante il divertentissimo tour promozionale del film, tra cui approcci di varia natura a personalità come Paula Abdul, Ron Paul (candidato repubblicano alle ultime presidenziali) e persino al fantasma di Rob Pilatus dei Milli Vanilli - forse una delle sequenze più forti del film, a dispetto dell'incorporeità del soggetto - anche se il punto di forza di questo nuovo film con Sacha Baron Cohen è proprio nell'inchiesta quasi involontaria che Bruno conduce in giro per l'America. Senza svelare troppo sui momenti più divertenti e al tempo stesso sconcertanti del film, assistiamo ai provini di bambini i cui genitori sembrano disposti a qualsiasi cosa pur di strappare un ingaggio ai propri figli - anche di mettere a repentaglio l'incolumità dei pargoli -, a scene di intolleranza omofoba talmente cieca da far rabbrividire, a ciò che si nasconde dietro la scintillante facciata dello stardom - tra atteggiamenti opportunistici e superficialità - che continua a influenzare le masse, e alle teorie deliranti dei sedicenti terapeuti specializzati nel "recupero" dei gay finalizzato alla conversione del loro orientamento sessuale. L'aspetto più importante del personaggio di Cohen - già noto al pubblico britannico per le sue apparizioni in uno show televisivo - è quello che ha diviso la comunità gay negli ultimi mesi. Molti si sono sentiti offesi dal modo in cui l'attore inglese ha tratteggiato la sua nuova "caricatura", giudicandola eccessivamente stereotipata e criticandone quindi l'effetto "boomerang" che potrebbe avere sulla lunga battaglia che i gay conducono da tempo per l'accettazione della propria identità e dei propri diritti. In realtà Brüno, da questo punto di vista, si rivela un film molto equilibrato, che da un lato punta i riflettori sull'intolleranza nei confronti dei gay, che in alcuni contesti è lungi da essere una realtà superata, e al tempo stesso mette alla berlina certi vizi e certe superficialità insopportabili di una parte della comunità gay che tenta disperatamente di farsi accettare, ma in realtà continua ad autoghettizzarsi nei propri stereotipi.
Non solo un film tutto da ridere, quindi, ma anche qualche spunto di riflessione sull'omosessualità e su altre questioni, tutte affrontate con leggerezza e una sorprendente sfrontatezza da un protagonista assolutamente irresistibile, che ha dimostrato di essere a suo agio anche in ruoli non strettamente legati alle "personae" da lui portate al successo. Nonostante sia molto più audace di Borat - e infatti è assolutamente sconsigliato a chi non ce la fa a vedere scene di sesso tra due uomini, combattimenti con enormi falli di gomma e primi piani di genitali maschili - Brüno convince di più con una seconda parte meno carica di sequenze oltraggiose, ma sicuramente più incisiva, che oltre a riempire la pancia di risate, tira fuori qualche scheletro dall'armadio della nazione più potente, che è lo specchio della società occidentale.