Meryl Streep a lezione di chitarra da Neil Young

L’attrice premio Oscar si è rivolta a lui per interpretare al meglio il ruolo da rock star nel film di Demme
Si è rivolta a un maestro d’eccezione Meryl Streep per prepararsi al ruolo della rockstar di “Dove eravamo rimasti” ("Ricki and The Flash", il titolo originale), il film di Jonathan Demme. L’attrice premio Oscar è andata infatti a lezione da Neil Young per imparare a strimpellare la chitarra e lui gli ha insegnato alcuni trucchetti, per esempio come si fa a distorcere il suono.
Dopo 'Mamma mia!' e 'Into the woods' tutti conoscono le straordinarie doti canore di Meryl Streep, ma l'attrice ha deciso di fare un passo più lungo e ha imbracciato la chitarra ellettrica per convertirsi definitivamente al rock. Nel film la Streep interpreta una donna che lascia la famiglia per seguire i suoi sogni musicali ma che a un certo punto deve sospendere la carriera per prendersi cura della figlia. La star si muove sul palco con grinta, accarezza la sua Telecaster e, si dice, si è divertita un sacco. Con lei a dividere la scena c'è la figlia vera, Mamie Gummer. La sfida più grande, per Meryl Streep, è stata proprio quella di imparare davvero a suonare la chitarra elettrica, impiegata anche per stupire il pubblico con una versione rock di 'Bad Romance' di Lady Gaga.
http://www.romagnanoi.it/video/1220629/Meryl-Streep-a-lezione-di-chitarra.html

Carmen Consoli tacco 12 e Fender rosa

ROMA, 22 AGO - Voce calda e profonda, gonna di pelle, tacco a spillo e Fender rosa al collo. Carmen Consoli si è presentata così, con la grinta di sempre, sul palco del Meltdown Festival, leggendaria rassegna musicale internazionale arrivata alla sua 22esima edizione che l'ha vista esibirsi in un trio rock tutto al femminile. Il premio oscar David Byrne, direttore artistico del Meltdown di quest'anno l'ha scelta come rappresentante per l'Italia. "Artista unica e in questa formazione è amazing", ha detto.
http://www.bresciaoggi.it/stories/Spettacoli/1276825_carmen_consoli_tacco_12_e_fender_rosa/

Partisan con Vincent Cassel, dal 27 agosto nei cinema italiani

Partisan: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul thriller con Vincent Cassel nei cinema italiani dal 27 agosto 2015.
I Wonder Pictures il prossimo 27 agosto porta nei cinema italiani Partisan, il thriller australiano opera prima di Ariel Kleiman che vede protagonisti Vincent Cassel, Nigel Barber e Jeremy Chabriel.
Gregori (Cassel) è il leader carismatico di un gruppo di donne e bambini maltrattati, il loro protettore e il loro mentore. Tra le attività ordinarie e quotidiane che insegna ai bambini, c’è anche l’omicidio. I problemi sorgono quando Alexander, figlio adottivo prediletto di Gregori, mette in discussione la sua autorità. Il piccolo Alexander è come ogni altro bambino: ingenuo, curioso, sveglio. Ma è anche un assassino perfettamente addestrato. Con ritmo incalzante, Partisan cattura lo spettatore dentro un mondo claustrofobico, governato da un codice morale deformato, dove lo sguardo si apre su visuali sconcertanti e il respiro viene a mancare.

Nel 2010, i cortometraggi che Ariel Kleiman aveva girato al Victorian College of the Arts in Australia iniziarono a ricevere le attenzioni del pubblico mondiale. La sua assurda storia d’amore, Young Love, fu proiettata nel 2010 al Sundance Film Festival dove vinse una Menzione d’Onore per il Miglior Cortometraggio.
Un paio di mesi dopo, il suo film di diploma da 20 minuti, l’epico dramma sottomarino Deeper Than Yesterday, è stato presentato in anteprima mondiale alla Settimana della Critica di Cannes e ha vinto il Kodak Discovery Award per il Miglior Cortometraggio e il Petit Rail d’Or. Il talento di Ariel è stato evidente anche nella selezione ufficiale di Cannes 2010, con il corto Muscles.
Deeper Than Yesterday è stato distribuito e ha vinto premi nei più prestigiosi festival cinematografici del mondo, compreso il Sundance 2011 dove ha ricevuto il Premio della Giuria.
PARTISAN è il primo lungometraggio di Ariel Kleiman. La sceneggiatura del film, co-scritta con la collaboratrice e ragazza Sarah Cyngler, è stata premiata dal Sundance Institute nel 2012 con il Mahindra Global Filmmaking Award, un riconoscimento assegnato in tutto il mondo a quattro filmmaker indipendenti emergenti. Kleiman è anche stato invitato a presentare il progetto al prestigioso Sundance Director’s and Screenwriters Lab.

NOTE DI REGIA
Non ho mai compreso il motivo per cui decido di raccontare certe storie piuttosto che altre, ho sempre seguito un percorso più istintivo. Ragionandoci a posteriori, ho capito che ogni film che ho girato è nato a partire da un’immagine surreale.
All’inizio del 2010, mi sono imbattuto in un articolo del New York Times che parlava della compravendita di bambini assassini in Colombia, i cosiddetti “sicarios”. Al di là della natura orrorifica delle storie e delle azioni commesse da questi bambini, non saprei dire perché mesi dopo l’immagine di un bambino che sparava a un uomo adulto fosse rimasta nella mia testa così ostinatamente. Finché ho letto per caso una citazione di uno dei miei eroi del mondo del cinema, Luis Buñuel, il maestro del surrealismo, che aveva detto una frase tipo “non riesco a immaginare un’immagine più surreale di un uomo che spara a un altro uomo”.
Era una dichiarazione piuttosto semplice ma più ci pensavo, più sentivo la profonda sensazione che avrei dovuto trasformare in un film ciò che sentivo nelle mie viscere. Sapevo sin dall’inizio che non volevo raccontare una storia che parlasse specificamente dei sicarios colombiani. Volevo liberare la loro storia di tutti i fattori economici e socio-politici inerenti a quella precisa realtà. Volevo raccontare una storia molto semplice e umana; qualcosa di universale, ambizioso e mitico sulla relazione tra ragazzini e adulti; sugli adulti che vedono il mondo in un certo modo e cercano di trasmettere la loro visione ai loro figli. Una storia sul potere del pensiero indipendente e sulla tragedia di bambini a cui non è permesso vedere il mondo attraverso occhi sereni e ottimisti.
Mentre scrivevamo PARTISAN, io e Sarah abbiamo spesso pensato al film come fosse una fiaba; e sotto diversi punti di vista effettivamente si tratta della fiaba del Pifferaio Magico. Nella nostra versione, lo strumento ipnotico di Gregori non è un piffero ma la sua bocca. Gregori è arrabbiato, infuriato con il mondo intero e, quasi per vendicarsene, allontana dalla società queste madri e i loro figli. È un po’ come se PARTISAN riprendesse la storia dal momento in cui i bambini sono stati portati nella caverna del Pifferaio. Lì, il Pifferaio elargisce insegnamenti e li incoraggia a odiare la gente esattamente quanto la odia lui. Gregori ottiene questo risultato con la scusa che la vita in questa “caverna” è più felice e sicura, ma tutto deriva dalla sua stessa anima danneggiata.
L’undicenne Alexander è in quel momento della sua vita in cui inizia a pensare indipendentemente e PARTISAN è in gran parte narrato dal suo punto di vista emotivo. Il pubblico si unisce ad Alexander nel suo viaggio fuori dall’infanzia, condivide la sua adorazione e il suo amore per Gregori, il suo benessere all’interno della struttura, la sua paura per il mondo esterno e coloro che vi abitano e la sua confusione nel momento della presa di coscienza.
Vorrei che ogni film che giro portasse il pubblico a fare un viaggio. Adoro quando un film ci lancia in un mondo strano, estremo e imprevedibile. Nonostante questo mondo sia ben distante dalla nostra vita di tutti i giorni, ci connettiamo e ci mettiamo in relazione immediatamente con le emozioni che si dipanano sullo schermo. È questa esperienza la cosa che in assoluto amo più del Cinema. (Ariel Kleiman)
http://www.cineblog.it/post/646943/partisan-trailer-italiano-e-poster-del-film-con-vincent-cassel

Charlotte Gainsbourg: «Vi racconto la mia famiglia non convenzionale»

«I miei genitori avevano un rapporto movimentato. Io e il mio compagno, invece, stiamo insieme da più di vent'anni, ma ci vuole impegno». L'attrice, protagonista del nuovo film di Wim Wenders, si racconta
Charlotte Gainsbourg ti mette subito a tuo agio. Non è truccata, neanche un filo di rossetto, o almeno così sembra. Sei tu il suo centro d’attenzione. Ti sorride fin dal primo «Good morning», il suo sguardo è fisso sui tuoi occhi e solo dopo che ti sei presentato comincia a studiare l’ambiente intorno. C’è un divano avana in stile barocco dietro di noi, ti viene da pensare che forse sarebbe più comodo, ma lei preferisce rannicchiarsi sulla sedia, ginocchia strette al busto. Starà così per tutta l’intervista. Forse è una posizione da timida, da chi ha paura a lasciarsi andare.
Da quando l’11 dicembre 2013 ha perso Kate Barry, sorella per parte di madre (la celebre attrice e cantante Jane Birkin), gettatasi dal quarto piano della sua casa a Parigi, Charlotte – ora 44enne – ha cominciato una nuova fase della sua vita trasferendosi, con il compagno (l’attore e regista Yvan Attal) e i tre figli (18, 13 e 4 anni), dalla capitale francese a New York. Qui non ci sono ricordi e nessuno la ferma per strada per complimentarsi o parlare dei suoi genitori: «Non soffro la loro popolarità, sono fiera di esserne figlia, anche se a volte, quando torno a casa dopo aver parlato tutto il giorno di mio padre Serge, il pensiero che lui non ci sia più si accompagna sempre ad un velo di malinconia».
Il lutto, o meglio, la sua elaborazione riguarda anche Kate, il personaggio che interpreta in Ritorno alla vita di Wim Wenders, dal 24 settembre nelle sale italiane: una madre single cui muore un figlio in un incidente causato (non per sua colpa) da un giovane scrittore, Tomas (James Franco). A entrambi ci vorranno anni per potersi totalmente riprendere. Nel frattempo per lei ci saranno nuovi amori, lavori, problemi, parole, sentimenti e risentimenti.
«Come già indica il titolo, più una favola che un dramma» spiega Wim Wenders, «uno splendido racconto che mi ha toccato nel profondo». La Gainsbourg, invece, inizia raccontando come abbia approcciato diversamente la storia rispetto a quanto accadde con Antichrist di Lars von Trier (2009), altra pellicola in cui affrontava la morte di un figlio. «Per recitare ho bisogno di capire e per capire uso sempre tutta me stessa. E io, da allora, sono cambiata».
Cosa ha capito interpretando Kate?
Mi sono convinta che certi traumi non si superano mai, che sia possibile soltanto conviverci. Per andare avanti bisogna trovare un nuovo equilibrio che li tenga in considerazione.
Cinema come terapia?
A volte sì. Sul set do tutta me stessa. Se piango, piango veramente. Poi, per fortuna, finito un ruolo non me lo porto dietro. Vivo il tutto come una sorta di liberazione.
È una madre apprensiva?
Cambio a seconda dell’età dei ragazzi… A Ben, che ora ha 18 anni, lascio i suoi spazi: so bene che sono proprio le esperienze che ora farà lontano da me e dal papà che lo aiuteranno a crescere e gli permetteranno di capire chi vuole essere davvero. Certo, non mi allontano mai oltre una certa distanza, quel minimo che mi permette di intervenire semmai ce ne fosse bisogno.
E i suoi genitori com’erano?
Mi hanno dato tanto, non erano però genitori tradizionali, il loro è stato un rapporto piuttosto movimentato, ma a noi figli non è mai mancato l’amore.
La sua relazione ultraventennale con Yvan Attal (si sono conosciuti nel 1990 durante la lavorazione del film Aux yeux du monde) appare come una sorta di contrappasso rispetto alla loro storia…
E dire che nacque tutto da un invito a cena… Io avevo 19 anni, lui 24. Ci vuole anche parecchio impegno. La nascita del nostro terzo figlio, quattro anni fa, ci ha fatto bene, con Yvan scherzo e ho sempre splendide conversazioni. Non mi annoia mai.
Cosa le hanno detto i suoi figli dopo che ha interpretato lo “scandaloso” Nymphomaniac di von Trier?
Sul film nulla, non l’hanno visto, ma a Ben a scuola hanno fatto qualche battuta. Lui, per fortuna, sa bene che era solo “cinema”.
È sotto i riflettori da quando è nata. A 13 anni il primo film, a quindici il Premio César, l’Oscar francese: ha mai pensato a una vita lontana dallo spettacolo?
È stato un percorso molto naturale, non ho mai deciso di fare l’attrice o la cantante, è venuto da sé: sono stata spinta più dalla curiosità di scoprire in prima persona quel mondo che mi stava continuamente intorno, che da un percorso scelto consciamente. Penso però di aver fatto la cosa giusta per me. Qualche anno fa ho avuto un brutto incidente (una caduta facendo sci d’acqua, con conseguente emorragia cerebrale e operazione d’urgenza, nel 2007, ndr), per alcune settimane non mi sono mossa dal letto, ma appena possibile mi sono ributtata nel cinema, ho passato buona parte dei mesi successivi sul set.
Come vive il rapporto con la popolarità?
Lo confesso: non mi dispiacerebbe l’anonimato. C’è una bella frase di Kerouac che ho riletto qualche settimana fa in Sulla strada: “L’anonimato nel mondo degli uomini è meglio della fama in cielo”.
Sappiamo che sta girando anche il sequel di Independence Day: non l’avremmo mai immaginata accettare una parte in un film di fantascienza.
In realtà anche Melancholia (sempre di von Trier, ndr) lo era. Però, è vero, è tutto un altro tipo di storia. Ogni tanto mi piace anche intrattenere. Wim ha dichiarato che mi ha scelto per Ritorno alla vita dopo aver visto la locandina di un film in cui sorridevo, Tre cuori di Benoît Jacquot. Mi piace l’idea di divertire e fare ridere. Va bene la leggerezza, ciò che non mi piace è la superficialità. Al cinema, come nella vita.
http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2015/08/21/charlotte-gainsbourg-basta-drammi-ora-voglio-divertire/?refresh_ce-cp

Lana del Rey annuncia: il 18 settembre esce l'album 'Honeymoon'

Los Angeles (California, Usa), 22 ago. (LaPresse) - Lana Del Rey pubblicherà il suo nuovo album il prossimo mese. La cantante ha annunciato su Instagram l'uscita del suo quarto album che sarà intitolato 'Honeymoon', ovvero 'Luna di miele', sopra la copertina. Il dico sarà disponibile solo a partire dal 18 settembre, ma per ora i fan possono averne un piccolo assaggio con i singoli 'Terrence Loves You' e 'High By The Beach' con un video dal finale a sorpresa...



Di seguito i titolo dei brani che saranno contenuti nell'album:

1. 'Honeymoon'
2. 'Music To Watch Boys To'
3. 'Terrence Loves You'
4. 'God Knows I Tried'
5. 'High By The Beach'
6. 'Freak'
7. 'Art Deco'
8. 'Burnt Norton (Interlude)'
9. 'Religion'
10. 'Salvatore'
11. 'The Blackest Day'
12. '24'
13. 'Swan Song'
14. 'Don't Let Me Be Misunderstood'
http://www.lapresse.it/spettacolo-e-cultura/lana-del-rey-annuncia-il-18-settembre-esce-l-album-honeymoon-1.749987

Meryl Streep si aggiudica il Britannia Award for Excellence in Fiim

Nuovo riconoscimento per la star di Hollywood Meryl Streep: verrà infatti premiata ai 2015 British Academy Britannia Awards con la statuetta Stanley Kubrick Britannia Award for Excellence in Film, in segno di riconoscimento ai suoi meriti come attrice. Prima di lei, a ottenere il premio Robert Downey Jr., George Clooney, Tom Cruise, Clint Eastwood e Steven Spielberg.
Meryl Streep in questi anni si è infatti distinta per le sue molteplici e poliedriche interpretazioni, passando dal cinema al teatro e al musical, senza dimenticare la sua dedizione ai problemi sociali.
Ma non è l'unica a cui è assicurato un premio: Sam Mendes si è aggiudicato il John Schlesinger Britannia Award per l'eccellente regia, invece James Corden per il Britannia for British Artist of the Year di Burberry. Più avanti verranno svelati i nuovi vincitori.
http://www.vogue.it/people-are-talking-about/star-news/2015/08/meryl-streep-britannia-awards

James Franco protagonista del primo trailer di Every Thing Will Be Fine

In occasione della sua presentazione al TIFF, Metropole Films ha diffuso in rete il primo trailer di Every Thing Will Be Fine, pellicola firmata da Wim Wenders con protagonisti James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams e Peter Stormare (qui potete leggere la nostra recensione dal Festival di Berlino).
Questa la sinossi ufficiale della pellicola:
Una sera d’inverno. Una macchina su una strada di campagna. Sta nevicando, la visibilità è scarsa. Dal nulla una slitta arriva giù per una collina. L’auto si arresta bruscamente. Alla guida Tomas, uno scrittore. L’uomo non può essere incolpato per quelo che è accaduto. Non è neanche colpa del giovane Christopher, che avrebbe dovuto prendersi più cura di suo fratello. Tomas cadrà in una profonda depressione. La pellicola segue Tomas e i suoi sforzi per dare un senso alla sua vita.
Potete ammirare il trailer qui di seguito:
http://www.badtaste.it/2015/08/19/james-franco-protagonista-del-primo-trailer-di-every-thing-will-be-fine/139781/

Buon compleanno, Madonna

La star ha festeggiato i suoi 57 anni con una festa in stile gipsy. Insieme a lei, i quattro figli e gli amici più cari. Con loro ha condiviso via social tanti momenti della serata. E «il regalo più gradito di sempre»: una cagnolina
Non è cifra tonda, quella che ha raggiunto Madonna il 16 agosto. Ma è un compleanno che va festeggiato comunque. Perché lei, che non ha mai avuto paura di dichiarare la sua età, i suoi 57 anni li porta benissimo. Non importa se c'è chi continua a dire che è «troppo vecchia» per continuare a «fare Madonna». 
È l'ageism, bellezza. Quello contro cui ha combattuto nell'ultimo anno, e che ha descritto come una «discriminazione sulla base dell’età. Non c'è differenza tra l'ageism e il razzismo o l'omofobia. La causa è sempre la scarsa conoscenza, l'ignoranza che crea paura e la paura che genera la voglia di distruggere con la critica. Che senso ha? Fatemi vedere il manuale che dice come comportarsi a una certa età. A me non risulta che esista».
E, se esistesse, probabilmente lei lo brucerebbe. Perché a farsi giudicare in base all'anagrafe proprio non ci sta. L'hanno criticata perché esce con uomini molto più giovani, le hanno detto che non può più posare in topless, che deve darsi una calmata. Ma Madonna ha davvero lo stesso «cuore ribelle» che canta, continua a fare tutto quello che ha sempre fatto, e, c'è da scommetterci, non smetterà tanto presto: «La verità è che posso farlo, e quindi lo rifarò».
Alla faccia di chi, come Bbc Radio 1, dice che fa crollare gli ascolti perché ai giovani non piace più. Basta un ritornello come replica: Bitch I'm Madonna.
«Il migliore di sempre». Così Madonna ha definito il compleanno appena festeggiato.
Per l'occasione, la star ha voluto una festa in stile gipsy, che non ha avuto nulla da invidiare a quella dello scorso anno, dove il tema era stato il Grande Gatsby. Fedele al suo stile rock, Madonna si è presentata con un look total black, gioielli importanti e fiori tra i capelli, per ricreare un perfetto outfit "da zingara". 
A festeggiarla, le persone che le sono più care. La figlia maggiore Lourdes, con la quale ha condiviso uno scatto molto tenero, e i più piccoli di casa, Rocco, Mercy e David. «Gipsy Queen», ha scritto la star per descrivere uno scatto irriverente che la ritrae con un'ostia in bocca. In mezzo, una grande "M". Vezzi da diva, come la torta in stile Rebel Heart, (il suo ultimo album, ndr) e l'angolo bar del locale che ha ospitato il party. Per trovare la sezione alcolici era sufficiente individuare una grande M illuminata. Impossibile perdersi, tanto che anche Madonna ci ha scherzato su. 
Il dono più gradito? Una cagnolina, Rosa Lee. «Il più bel regalo di compleanno di sempre», ha commentato la star. Una festa perfettamente riuscita.














http://www.vanityfair.it/people/mondo/15/08/17/madonna-compleanno-57-anni-foto-festa-gipsy-social-figli-gossip

Per i 40enni la vera star è Super Mario, seguono Madonna e i Blues Brothers

E' un idraulico di origini italo-americane, che da 30 anni scorrazza per il Regno dei Funghi, il 'vip' più amato dai 40enni italiani. Super Mario è il personaggio più popolare per la generazione cresciuta negli anni ’80. Da oltre 30 anni eroe dei videogames amato da grandi e piccini, è entrato nell’immaginario collettivo grazie alla sua classica salopette blu, alla maglia rossa e al cappello con l’inconfondibile 'M'.
Protagonista di oltre 100 videogiochi targati Nintendo, che hanno venduto oltre 446 milioni di copie nel mondo dal suo esordio nel lontano 1981 in 'Donkey Kong', Super Mario noto a oltre l'80% degli italiani fra i 35 e i 50 anni, incredibilmente, batte mostri sacri di quegli anni come la stella del pop mondiale Madonna (78%)e i protagonisti del film cult di John Landis 'The Blues Brothers' (75%).
E’ quanto emerge da uno studio di marketing condotto da Levissima su circa 1.000 genitori di età compresa appunto tra i 35 e i 50 anni, in occasione del lancio di un suo prodotto limited edition per i bambini. Lo studio è stato realizzato con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog dedicati ai genitori, forum e community specializzate, per eleggere il personaggio più popolare tra gli italiani cresciuti negli anni '80.
"I videogiochi sono stati per i ragazzi cresciuti negli anni ’80 una novità assoluta e la loro formazione è stata fortemente segnata dall’avvento di questa tecnologia -afferma Luca Jourdan, professore di antropologia sociale all’Università degli Studi di Bologna 'Alma Mater Studiorum'- Super Mario, protagonista indiscusso di quella fase videoludica, è lo specchio di quegli anni contraddistinti dal trionfo del neoliberismo e dall’ideologia del mercato. Tutti lo ricordano con affetto anche perché incarna perfettamente l’antieroe umile, un’alternativa al classico e inarrivabile profilo dell’eroe bello e perfetto".
Per molti questo personaggio è riuscito a trasmettere la speranza di vivere un futuro migliore: da semplice idraulico Mario diviene infatti un eroe buono, capace di salvare il proprio universo. Ma è anche simbolo di coesione e condivisione perché crea una comunità identificabile a livello mondiale. Proprio per questo batte anche personaggi storici e letterati come Karl Marx, conosciuto da solo 2 italiani su 10 (22%), Winston Churchill noto solo a 3 italiani su 10 (29%), Sigmund Freud (18%) e Friedrich Nietzsche (16%).
In vetta alla classifica dei personaggi maggiormente noti da chi ha vissuto la propria giovinezza in quegli anni, dopo Super Mario, Madonna e i Blues Brothers, figurano nell'ordine Nelson Mandela (73%), Sandro Pertini (71%), Michael Jackson (70%), Bob Marley (68%), Paolo Rossi (65%), 'La signora in Giallo' (62%), Michael J. Fox (Marty McFly di 'Ritorno al futuro') (59%).
http://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2015/08/18/per-enni-vera-star-super-mario-batte-madonna-blues-brothers_4E1uPFuKdbO3kRiqz44WZM.html

SINÉAD O’CONNOR, L'AGENZIA DI BOOKING MI HA 'INCULATO' 120.000 EURO

Sinead O’Connor ha rivelato di essere stata ‘inculata’ (“ass raped”, l’espressione usata) dal suo booking agent che le ha sottratto 120.000 euro pagandola soli 500 euro a spettacolo.
Da un punto di vista critico il tour mondiale dellacantautrice irlandese è stato largamente positivo, altrettanto non si può dire dal punto di vista finanziario. La O’Connor sostiene che l’agente che le ha organizzato il ciclo di concerti e il management l’avrebbero ‘inculata’ alla grande.
La cantante ha accusato Rita Zappador della Modus in Rebus di averle rubato un ammontare di 120.000 euro, vale a dire quasi l’intero guadagno dei diciotto mesi di tour.
La frode probabilmente si è verificata quando Sinead ha dovuto cancellare a luglio la branca sudamericana del tour poichè il figlio malato era in pericolo di vita. Gli artisti solitamente hanno delle assicurazioni che coprono questo tipo di rischi. Sembra che la Zappador abbia convinto l’artista e il suo commercialista che la penale fosse di 4.000 dollari per ogni show cancellato, in realtà non era così.
Sul suo profilo Facebook la cantautrice ha pubblicato una immagine (ora rimossa) del contratto di assicurazione dal quale si evince come venisse pagata 500 euro a spettacolo mentre alla Modus in Rebus venivano corrisposti 11.200 euro. Il documento mostra come ogni show generava 47.700 euro – quindi alla cantante veniva pagato circa l’1% dell’ammontare totale delle entrate – e quindi che veniva truffata anche prima della frode vera e propria. Di certo la storia non finirà qui ma bensì in un’aula di tribunale.
http://www.rockol.it/news-645972/sinead-o-connor-booking-frode-tour-rita-zappador-modus-in-rebus

Interview with Madonna from Entertainment Weekly

Andy Cohen: Madonna! Hi! How are you?
Madonna: I’m tired, not gonna lie.
Andy Cohen: You’re working your ass off, aren’t you?
Madonna: I am. We work really late hours, and I got into the vicious cycle of working late then sleeping late.
Andy Cohen: Where are you right now?
Madonna: I’m in New York.
Andy Cohen: I mean, are you in your tub? In your bed?
Madonna: Ha, no. I wish I was in my bed. If I got in my bed, though, I wouldn’t get out. I’m in my office.
Andy Cohen: And are you in sweats?
Madonna: I’m in silk pajama shorts, if you must know. They were made for me by Dolce & Gabbana, I don’t know, eight years ago, so there’s sort of tattered, vintage look about me.
Andy Cohen: Perfect, you’re giving me full Madonna now! I can’t wait for you get to get back on tour – I love screaming your name at the top of my lungs. Am I going to see dancing nuns on stripper poles?
Madonna: Did somebody tell you that?
Andy Cohen: I saw the trailer.
Madonna: Oops, so I guess the cat’s out of the bag.
Andy Cohen: Was that your idea?
Madonna: I mean, yeah. It was. I just like the juxtaposition. I’m very immersed in deconstructing the concept of sexuality and religion and how it’s not supposed to get together, but in my world it goes together.
Andy Cohen: That’s one of the reasons that I love you. I assume we’ll be hearing “Bitch, get off my pole” while the nuns are on the stripper poles.
Madonna: Mmmm, you might. I don’t want to give away the details. I want people to be surprised.
Andy Cohen: How many hours a day are you rehearsing at this point?
Madonna: Well, I consider meeting for video and fittings all part of the rehearsal process, so that’s, I don’t know, 10 to 12 hours a day.
Andy Cohen: What are you eating?
Madonna: [Laughs] Anything I can get my hands on.
Andy Cohen: Come on!
Madonna: No, really, I have to keep eating so I have energy. I eat food, you know, normal food. Omelets for breakfast, healthy lunches, and things like that, but i’m also supplementing that with power shakes and those energy bars. I have a woman who follows me around. I call her the food police. “Aare you eating? Did you drink enough water?”
I’m like, “Bitch, get off my pole!”
Andy Cohen: By the way, can you cook?
Madonna: Wow, we’re really jumping around.
Andy Cohen: I’m just curious!
Madonna: No, it’s not one of my talents, I’m sorry to say. Everyone asks me that, including my 14-year-old son [Rocco], who is absolutely not satisfied with all of my accomplishments. He just wants me to cook for him. I’m like, “Okay, I’ll get to that. I promise you, when this tour’s over with, I’m gonna cook for you.”
Andy Cohen: I loved seeing Rocco on the last tour. Are we gonna see him doing anything on this one?
Madonna: I think he’s probably gonna work behind the scenes. He’s not interested in performing on stage with me right now. There’s cooler things. Your mom is not that cool when you’re 14.
Andy Cohen: So do you still have the Truth or Dare mother-hen thing going on with the dancers?
Madonna: Of course. Yep. Every day. They’re my little babies.
Andy Cohen: Tell me how you balance hits and new material on your set list.
Madonna: Well it’s tricky. Of course, the thing I’m most excited about doing is my new stuff, because I haven’t done it yet and it’s fresh.
But I realize that people want to hear my older stuff, so for me it’s always a tricky balance trying to keep some kind of continuity, not only with sound, sonically, but also thematically. Because when I first started writing music, I was a young girl, and I didn’t write about very deep things. And now I do. Although going from what I consider to be slightly superficial topics to more profound ways of thinking is also a challenge. That’s why a lot of times I have to take the songs and turn them inside out and make them more ironic than straightforward, so that they work for me.
Andy Cohen: You’ve been teasing your set list on Instagram.
Madonna:Yeah, of course I have.
Andy Cohen: So will I hear “Dress You up”?
Madonna: Yes.
Andy Cohen: “Who’s That Girl”?
Madonna: Yes.
Andy Cohen: “Vogue”?
Madonna: Yes.
Andy Cohen: “Holiday”?
Madonna: Yes.
Andy Cohen: Wow, you’re giving me good info!
Now stop right there!
Andy Cohen: Let me ask you this, do you read the comments under your Instagram posts?
Madonna: Sometimes. Like whenever I’m on holiday.
Andy Cohen: What’s your reaction to them?
Madonna: Sometimes people are really supportive and nice, but you can’t get attached to people saying nice things because then when people say mean things it will bother you. So you just have to take it all in stride, and I really don’t take any of it seriously. I can’t afford to.
The most illuminating thing about reading comments on Instagram is how literal people are, and how people have no sense of humor and no sense of irony; [they] don’t read between the lines. It’s interesting
Andy Cohen: Are you addicted to Instagram a little bit?
Madonna: No, not really. I could live without it. But it’s an important part of my work now. I like to think of it as a kind of art gallery for my thoughts, my dreams, my wishes, my state of mind. Can’t ignore social media.
Andy Cohen: I love that you share old photos of you with your fans. You seem like someone who doesn’t like to look back, but I love it when you do?
Madonna: I love to look back and see the great art and artists that I’ve had the privilege to collaborate with, whether it’s [Jean Paul] Gaultier or Keith Haring or Steven Meisel or Herb Ritts or whomever. I worked with the greatest and the best and the finest. It also feels like a time that will never happen again. Do you know what I mean? So it makes me feel really blessed.
Andy Cohen: It’s trite at this point to say that you reinvent yourself every few years. But I wonder, why is it important for you to keep creating new stuff?
Madonna: Because as an artist I have something new to say every time I make a record. I think that’s kind of a no-brainer. I’m not a “greatest hits” kind of girl. You could say it’s reinventing, but a real artist is continuously changing and evolving because the art is continuously changing and evolving. I mean, Picasso didn’t paint the same paintings over and over again.
Andy Cohen: What is the best and worst part of touring?
Madonna: You’re like, “Yeah, just shut the f— up.”
Andy Cohen: No, no, I got it! I got it!
Madonna: That’s the endless question I get: “Why do you keep doing it?”
Andy Cohen: You obviously don’t have to.
Madonna: But to me, that’s a sexist thing to say. No one said to Picasso when he was 80, “Why are you painting?”
Andy Cohen: Why is that sexist, though?
Madonna: Because he’s a man and nobody asked him that, okay? But because I’m a woman, people ask me. Does anyone ask Mick Jagger why he keeps going on tour?
Andy Cohen: Yeah, I actually think they do. What I’m getting at is, you could probably park it at Madison Square Garden and do a residency twice a month for the next 20 years.
Madonna: I don’t think so.
Andy Cohen: Really?
Madonna: No, people in New York are sick of me.
Andy Cohen: Are you f—ing kidding me? You’re the queen of New York.
Madonna: No. I don’t know.
Andy Cohen: Do you have a favorite city to perform in?
Madonna: Well, in America, my favourite city is New York, obviously. Cause it’s my hometown.
Andy Cohen: Even though they’re over you?
Madonna: You know the old saying: You’re a prophet everywhere but in your own country.
Andy Cohen: Is there a city where you’ve performed that you will not return to?
Madonna: I don’t think I should go back to Moscow or St. Petersburg.
Andy Cohen: You stirred some s— there, but God bless you for doing it. Do you think they would have you back?
Madonna: No. But that’s okay. Why would I even want to perform in a place where being gay is [criminalized]?
Andy Cohen: What’s your current favorite song on Rebel Heart?
Madonna: Well, I love “Ghosttown.” I love “Bitch I’m Madonna,” and I love “Illuminati,” “Holy Water.” The darker, crazier, more controversial songs.
Andy Cohen: Have you seen any tours in the past year that have inspired you? On Instagram, you welcomed Taylor Swift to New York when she was here.
Madonna: I didn’t get the chance to go see her show. I was bummed. We were actually gonna do something together on stage, but I didn’t go to the show because I was rehearsing and I had to shoot a video the next day. Going to shows requires free time. Who’s the last person I saw?…
Andy Cohen: I remember you really heaped a lot of praise on Beyoncé’s last tour.
Madonna: Oh! That’s probably the last big show I’ve seen, and that was really good.
Andy Cohen: What was good about it?
Madonna: She’s a great performer and she puts on a show. She’s a professional, you know what I mean? She ticks all the boxes. She’s great live, and all the stuff around her, it’s complete entertainment. And she gives it her all, so I appreciate that.
Andy Cohen: By the way, what were you gonna do with Taylor Swift on stage?
Madonna: I’m not gonna tell you, because we might still do it. You’re very nosy. You just want to know everything.
Andy Cohen: I really do!
Madonna: I’m just gonna send my diary over to your house, okay? With a key. Open it up, read it, send it back to me, okay?
Andy Cohen: Please do. I want to know f—ing everything!
Madonna: Skip over all the parts about who I have crushes on and things like that.
Andy Cohen: Oh my God. There’s no way I’m skipping that part. Well, now I want to know, do you have a crush on any of your dancers at this current moment in time?
Madonna: I mean. I always do. You have to. I call them my “stage baes”.
Andy Cohen: Perfect.
Madonna: But that’s it, it’s just on the stage.
Andy Cohen: You keep it on the stage. That would be messy, right?
Madonna: Yeah, of course, and that actually makes it more electric, you know?
Andy Cohen: When was the last time you saw your 1991 doc Truth or Dare?
Madonna: Jeez, I don’t know. Several years ago. I’ve seen bits and pieces from it. I sort of gag when I watch it, ’cause I’m like, “Oh my God, I can’t” It’s hard to watch myself do anything. I can’t even stand to watch myself in concert, like my last tour.
Andy Cohen: Really? Why?
Madonna: I just don’t like to watch it. But I think maybe Truth or Dare, I could possibly revisit it right now.
Andy Cohen: Can you call me when you do that, please?
Madonna: Let’s watch it together.
Andy Cohen: I want to film you watching Truth or Dare and release that.
Madonna: Me just going, “I can’t believe I said that. Oh my God, I can’t believe I did that.” The arrogance…
Andy Cohen: Well, the arrogance was brilliant. The shade, the arrogance…
Madonna: The shade was thrown! I’m afraid to watch it. I just think I was a horrible brat, that’s what I’m afraid of.
Andy Cohen: As a student of yours, it seems like you’re having more fun on stage recently. Am I right? Maybe just that you smile more.
Madonna: That could be it. I don’t know. I’m very invested in having a good time with this show. You know, not beating myself up if I make a mistake.
Andy Cohen: So… grill or no grill on stage?
Madonna: It’s really hard to sing with a grill in your mouth. You end up lisping, and putting your teeth together is actually essential to singing well. So as much as I love a grill, it probably won’t be in my mouth when I’m singing.
Andy Cohen: I will be there both nights of Madison Square Garden. I cannot wait.
Madonna: Thank you so much. Make yourself noticeable in the audience so I can bump and grind you.
Entertainment Weekly

Madonna, Devil Pray: dj compra inserzione sul Los Angeles Times per chiedere l'approvazione del suo remix

Un diciottenne dj ha inserito un'inserzione sul Los Angeles Times per attirare l'attenzione di Madonna.
Devil Pray è un brano inserito nell'ultimo album di Madonna, Rebel Heart. Il pezzo è tra i più amati dai fan e proprio uno di questi, Nick Deboni, dj 18enne, ha deciso di creare un remix della canzone e di tentare l'approvazione della diretta interessata. E se Twitter, Facebook e i social network più disparati non funzionano, allora perché non comprare un piccolo spazio sul Los Angeles Times e sperare, almeno così, di avere una risposta -magari positiva- dal suo idolo?
Ed ecco quindi l'idea -con relativi dati Facebook e Soundcloud- per mirare a miss Ciccone e avere la benedizione per il remix.
"I published this ad to reach you Madonna and ask you, please, to approve my remix."
Dopo l'annuncio sul quotidiano -con relativa attenzione da parte di Billboard- gli ascolti del suo remix di Devil Pray sono saliti a oltre 80.000.
Ma adesso tutti attendono una risposta da Madonna: pollice su o giù?
http://www.soundsblog.it/post/408855/madonna-devil-pray-remix-dj-nick-deboni-inserzione

E’ morta Bel, la più vecchia orsa d’Europa

Il parco faunistico di Spormaggiore ha perso la più storica delle sue attrazioni: venerdì 7 agosto 2015 è morta l’orsa Bel, che con i suoi 49 anni di età era considerata l’orsa più vecchia d’Europa. L’orsa era ospitata da vent’anni.
“Era un’orsa mansueta che non ha mai dato nessun problema al personale del parco e non ha mai mostrato segni di aggressività o violenza”, sottolinea il presidente del Parco faunistico di Spormaggiore, Andrea Marcolla. Bel verrà ora imbalsamata e non è escluso che possa essere ospitata all’ingresso del Museo delle scienze (Muse) di Trento.
Testimone di un’epoca in cui gli orsi nella nostra zona esistevano solo in cattività e quindi destinata per decenni a soddisfare la curiosità di generazioni di ragazzini. Il parco faunistico di Spormaggiore era nato con lei, e quasi si potrebbe dire per lei. Quando dopo decenni di vita in gabbia al parco di Sardagna, si era pensato di darle una vita più simile a quella dei suoi simili in libertà, creando quel grande recinto che sarebbe diventato la sua casa. Lì è stata poi raggiunta da altre due orse molto più giovani, Cora e Cleo, entrambe di 19 anni, in arrivo da San Romedio. Ma non ha mai deposto lo scettro: fino a poche settimane fa era lei a ricoprire il ruolo di animale dominante, esprimendo la sua supremazia sia nelle scelte territoriali che sul cibo.
Poi, qualche settimana fa, ha iniziato a manifestare difficoltà sempre più evidenti. Fino a mettersi immobile in un angolo del recinto, lo stesso dove pochi giorni dopo sarebbe morta. Inutili gli sforzi dei veterinari: 49 anni sono una età eccezionale per un orso, anche in cattività. Più del doppio della vita media in natura. Nello stesso parco in questi giorni sono morti anche due dei tre lupacchiotti dati alla luce da una delle due lupe ospiti della struttura. Si è salvato solo il maschietto, che sembra anzi in ottima salute. Pur non essendoci certezze, sembra che i due cuccioli siano stati uccisi dalla madre. Cosa tutt’altro che rara per i lupi in cattività.
http://www.improntaunika.it/2015/08/e-morta-bel-la-piu-vecchia-orsa-deuropa/

James Franco si dà al porno

L'attore sarà protagonista di The Deuce, serie Hbo sull'ascesa dell'industria del porno. Ambientata nella New York di fine anni Settanta, vedrà Franco nei panni di due gemelli, leggende dell'hard a Times Square. Il pubblico femminile già freme...
Basterebbe utilizzare gli slogan più in voga degli ultimi anni per descrivere al meglio l’avventura professionale in cui James Franco si è imbarcato la scorsa settimana. L’attore, reduce da esperienze altalenanti, ha deciso nei giorni passati di unire il proprio nome a quello dell’emittente che, mesi fa, diede scandalo con uno spot parodia.
«It’s not porn, it’s Hbo», recitava un video ancora rintracciabile su Youtube, mentre la tv via cavo americana faceva sfoggio della propria audacia e, perché no?, del proprio progressismo in materia televisiva. E darle torto pareva impossibile allora come ora. Perché la Hbo, dopo aver dato prova della propria natura avanguardistica, è pronta oggi a dare alla luce The Deuce.
La serie, in cui James Franco interpreterà non uno ma due dei protagonisti, è l’ultimo lavoro ordito dalla mente geniale di David Simon – uno che al tubo catodico ha regalato perle quali The Wire. Senza però esaurire un estro che va ben oltre la politica. The Deuce, infatti, si guarderà bene dal raccontare i più oscuri anfratti della società moderna, limitandosi ad esplorare i magici anni Settanta. Quegli anni in cui, nell’America ancora bigotta, l’industria del porno andava espandendosi.
Tra legalizzazione e successiva ascesa dell’universo hard, si inserirà la narrazione di The Deuce, il cui nome è dovuto alla 42esima strada di Manhattan. Del quartiere newyorchese la serie racconterà, infatti, vita e sregolatezza: cocaina e criminalità, promiscuità pre-HIV e turbolenze, fino ad abbracciare la storia dei personaggi legati a Franco. L’attore, nuovo al porno ma non alla televisione, dovrà vestire i panni di due gemelli.
Leggende del porno in una Time Square anni Ottanta, i due volti di Franco saranno ispirati a personaggi realmente esistiti, tristemente noti alle cronache per il tentativo (riuscito) di creare una connessione tra il mondo a luci rosse e il sottobosco criminale. Se Franco poi sarà chiamato a spogliarsi ancora non è chiaro. Quel che è certo, però, è che il suo nome basta da sé ad attrarre un variegato pubblico – femminile e non.
http://www.vanityfair.it/show/tv/15/08/12/james-franco-si-da-al-porno-arriva-the-deuce-serie-tv-hbo

Beetlejuice 2, Winona Ryder conferma la propria presenza - video

Anche Winona Ryder prenderà parte a Beetlejuice 2

43 anni all'anagrafe, Winona Ryder ha rilasciato un'interessante intervista al 'Late Night with Seth Meyers', annunciando di fatto al mondo che anche lei, come Michael Keaton e Tim Burton, prenderà parte a Beetlejuice 2. Negli ultimi 15 anni quasi del tutto sparita dalla Hollywood che conta, a causa di quell'arresto del 2001 per cleptomania che le ha stroncato la carriera, la Ryder ha inizialmente tentennato dinanzi alla domanda del conduttore sul sequel di Spiritello Porcello, per poi cedere: "Umh, penso di poterlo confermare, perche Tim Burton lo ha detto. Era tutto top secret e poi lui ha fatto qualche intervista per 'Big Eyes' e in un'intervista ha detto 'Sì, lo faremo e Wynona farà parte del cast' e io ero davvero sorpresa".
Tra il serio e il faceto la Ryder si è poi detto superstiziosa, chiedendo quindi di non parlare di "Beetlejuice" per 3 volte. Girato nel 1988, Beetlejuice - Spiritello porcello fu il 3° film girato da una giovanissima Winona, che ritroverà in seguito Burton in Edward mani di forbice e in Frankenweenie, in qualità di doppiatrice. Lo scorso anno anche Keaton, rilanciato alla grande da Birdman di Inarritu, confessò il sequel in arrivo di Beetlejuice: "Ho scritto a Tim un paio di volte, parlato con un autore un paio di volte, ma è tutto nelle fasi preliminari. Ho sempre detto che sarebbe una delle cose che mi piacerebbe fare di nuovo. Ma dipende da Tim capire se sarò coinvolto in un modo o nell'altro".
Nel mese di dicembre, poi, lo stesso regista ha ammesso di avere uno script tra le mani, tanto da poter ipotizzare un Beetlejuice 2 come sua prossima fatica dopo l'uscita in sala de La Casa per bambini speciali di Miss Peregrine, al cinema dal 4 marzo del 2016. Anche se Tim, non dimentichiamolo, dovrà metter mano al Dumbo in live-action Disney.
http://www.cineblog.it/post/645791/beetlejuice-2-winona-ryder-conferma-la-propria-presenza-video

Björk annulla il tour e scrive ai fan: «Ho bisogno di ricominciare»

La cantante ha parlato dell'esigenza di creare nuova musica e iniziare un nuovo percorso
Pochi giorni fa l’annuncio della cancellazione di tutte le date del tour europeo (che erano state inizialmente solo rinviate) e ora Bjork è tornata a scrivere ai fan, spiegando l’esigenza di passare alla lavorazione del nuovo disco.
«Voglio ringraziare tutti per il concerto di ieri sera! Ho dei fan e una squadra di lavoro fantastici. Cantare per voi questo album è stato intenso e i tempi sono stati molto diversi dal solito. Dal leak improvviso dell’album fino alla cancellazione del tour per motivi indipendenti dalla mia volontà. Ma spero di aver guadagnato abbastanza punti karma in questi anni per farmi perdonare e sostenere da tutti voi».
E ancora: «Ho iniziato a scrivere nuove canzoni. Penso che il modo migliore per andare avanti sia far seguire alla “bestia” il corso naturale delle cose. Per ricominciare».
L’ultimo lavoro di Björk, Vulnicura, è una sincera cronaca della sua separazione dall’artista Matthew Barney, dopo 13 anni. Un lavoro definito da lei stessa «un’operazione chirurgica a cuore aperto, come dei coltelli che ti si conficcano dentro».
http://www.rollingstone.it/musica/news-musica/bjork-ho-bisogno-di-ricominciare-da-capo/2015-08-11/

High by the beach, il nuovo singolo di Lana Del Rey

Il 10 agosto è prevista l'uscita del nuovo singolo di Lana Del Rey, "High by the beach" che, assieme a "Honeymoon", rappresenta l'anticipazione del nuovo album, in uscita il prossimo autunno.
Lana Del Rey, la cantautrice statunitense che in pochi anni ha riscosso un notevole successo tra i giovani, e non solo, di tutto il mondo, ha annunciato sui social network l’uscita di un nuovo brano, “High by the beach“.
Il brano, estratto dal nuovo album, “Honeymoon“, la cui uscita è prevista il prossimo autunno, sarà disponibile dal 10 agosto in digitale ed uscirà nelle radio italiane il 28 agosto.
Parlando di Honeymoon, la cantautrice ha affermato: “Sarà molto differente rispetto all’ultimo album e simile ai primi due, “Born to die” e “Paradise”.”
Visto il successo riscosso dall’artista grazie alle sue canzoni, i fans sono certi di non restare delusi dal nuovo album, anche grazie all’ottimismo delle parole della stessa Lana Del Rey: “Ne sta uscendo qualcosa che davvero mi piace molto”, ha dichiarato alla rivista statunitense Billboard dall’Italia dove, al momento, sta trascorrendo le vacanze estive. “Mi dà gusto sprofondare in queste sensazioni ancora più noir dei precedenti”.
Esattamente un anno dopo l’uscita dell’album “Ultraviolence“, che ha riscosso un notevole successo, tanto da essere definito “bestseller”, la cantautrice ha dato l’annuncio dell’uscita del nuovo album pubblicando sul web un assaggio di quello che attende i fans il prossimo autunno. L’omonimo brano “Honeymoon“, letteralmente “luna di miele”, ha riscosso un grande successo sulla rete in pochissimo tempo, rendendo gli appassionati del genere ancora più ansiosi di avere tra le mani il quinto ed ultimo album della cantautrice.
Nel frattempo, ai fans non resta che aspettare, consolandosi con l’ascolto dell’ultimo brano “Honeymoon” ed ammirando la copertina del singolo in uscita nei prossimi giorni, raffigurante la cantante con i capelli sciolti mossi dal vento, un semplice abito estivo sullo sfondo di un mare calmo e profondo.
http://www.befan.it/high-by-the-beach-il-nuovo-singolo-di-lana-del-rey/

Un mucchio di clip e un nuovo trailer di Ricki and the Flash

In calce potete trovare il nuovo trailer e alcune clip di Ricki and the Flash, il film della Sony Pictures con Meryl Streep nei panni di una rockstar.
La pellicola è scritta da Diablo Cody (Juno) e diretta da Jonathan Demme (Philadelphia).










Ecco anche la playlist della colonna sonora:

1. American Girl – Ricki And The Flash
2. Keep Playing That Rock & Roll – Ricki And The Flash
3. Wooly Bully – Ricki And The Flash
4. Drift Away – Ricki And The Flash
5. My Love Will Not Let You Down – Ricki and the Flash
6. Cold One – Ricki And The Flash
7. Let’s Work Together – Ricki And The Flash
8. I Still Haven’t Found What I’m Looking For – Ricki And The Flash
9. Bad Romance – Ricki And The Flash
10. Get The Party Started – Ricki And The Flash
11. Walk On – Lucinda Williams
12. Here I Am – Emmylou Harris
13. For The Turnstiles – Henry Wolfe
14. Paint It Black – The Feelies

Nel film, la Streep interpreta una rocker in difficoltà che cerca di riconciliarsi con i suoi figli. La storia è stata ispirata, almeno in parte, dalla vita della suocera di Diablo Cody e madre di Dan Maurio, la quale ha capeggiato per anni una band di un bar nel New Jersey. Tra le varie cover che la Streep canterà nel film figurano anche opere di Tom Perry, Bruce Springsteen e Lady Gaga.
Nel cast anche Mamie Gummer (vera figlia della Streep), Kevin Kline (che interpreta suo marito), Sebastian Stan, Audra McDonald e Rick Springfield.
La release è fissata al 7 agosto negli Stati Uniti.
http://www.badtaste.it/2015/08/03/un-mucchio-di-clip-e-un-nuovo-trailer-di-ricki-and-the-flash/137911/

La fragile luce di Björk

Live. La cantante islandese nell'unica tappa italiana del tour in uno show incentrato principalmente sul nuovo lavoro Vulnicura
Sette anni fa la sua ultima appa­ri­zione sui pal­chi ita­liani. Per Björk — l’artista islan­dese ex voca­list degli Sugar­cu­bes, il gruppo che in qual­che modo ha aperto le porte a una scena che oggi vanta alcuni dei nomi più in voga in ambito «alter­na­tive», come, ad esem­pio, i Sigur Rós – sono stati anni di cam­bia­mento, a tutti i livelli. A livello pro­fes­sio­nale e, soprat­tutto, a livello per­so­nale, dopo la fine della rela­zione con Mat­thew Bar­ney, una sepa­ra­zione dolo­rosa da cui è sca­tu­rito il suo ultimo album, Vul­ni­cura, lavoro che ha por­tato davanti al pub­blico della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, a Roma, per l’unica data ita­liana del suo tour.
Un’ora e mezza, o poco più, di musica con­tem­pla­tiva, quin­dici brani tratti dalla sua più recente pro­du­zione – nean­che un accenno alle sue hit più note, da Emo­tio­nal Rescue a All is Full of Love, da It’s Oh so Quiet a Army of Me – affi­dati a un’orchestra d’archi di quin­dici ele­menti, a un per­cus­sio­ni­sta e ai live elec­tro­nics di Arca, il pro­dut­tore vene­zue­lano che si cela die­tro al suono di Vul­ni­cura; tutti vestiti rigo­ro­sa­mente in bianco, in modo da far risal­tare il rosso della mise di Björk, un lungo abito ele­gan­tis­simo abbi­nato a una maschera e a un velo, quasi a celarne il volto.
Die­tro la band uno schermo di dimen­sioni «rag­guar­de­voli» rimanda video e fil­mati, molti dei quali a ricor­darci il senso della vita, altri com­pu­te­riz­zati e sin­cro­niz­zati per­fet­ta­mente con i ritmi «sin­te­tici» scan­diti dal per­cus­sio­ni­sta e dal lavoro di Arca, e con i fuo­chi di arti­fi­cio, che già prima del gran finale hanno fatto la loro com­parsa, giu­sto per dare un tocco di spet­ta­co­la­rità in più. Il bruco si fa far­falla – come in uno dei fil­mati di cui sopra -, e il pub­blico, ovvia­mente, sem­bra gra­dire molto, lascian­dosi andare a ova­zioni a scena aperta, quasi a ogni accenno di danza o di «saluto» della can­tante, con quelle sue movenze a metà strada tra una star del cinema muto, una ancella e una divi­nità.
Ed è pro­prio un culto quello che pro­voca in molte delle 3500 per­sone accorse da tutta Ita­lia (ma abbiamo sen­tito anche molti idiomi stra­nieri) per vederla all’opera (i biglietti sono andati esau­riti, nono­stante i costi non certo «light», nel giro di poche set­ti­mane già molti mesi prima della data), e come dei fedeli in totale sim­biosi e in balìa della loro dea accet­tano il loro destino, come un karma. Per­ché se è vero che lo spet­ta­colo è stato inec­ce­pi­bile, in ter­mini tec­nici, è però altret­tanto vero che l’anima e il pathos non sono gli ingre­dienti prin­ci­pali di que­sta pie­tanza nordica.
Un con­certo fin troppo per­fetto, ogni momento stu­diato pre­ci­sa­mente a tavo­lino (ormai una costante nelle grandi pro­du­zioni inter­na­zio­nali); nulla viene lasciato al caso o all’estemporaneità, non una parola, non un accenno melo­dico variato a discre­zione dell’artista, tutto deve scor­rere come da pro­gramma, ed è que­sta la vera pecca – oltre alla con­sueta rilut­tanza di Björk all’interazione con l’audience e a uno stri­min­zito e rapido bis con i fan non più seduti reli­gio­sa­mente, come da richie­sta dell’artista, richie­sta abbi­nata, ma da molti igno­rata, a non uti­liz­zare cel­lu­lari per riprese e foto­gra­fie, ma accal­cati sotto il palco in attesa di un gesto, di un tocco o anche solo di uno sguardo da parte della loro sacerdotessa.
Gesti, toc­chi e sguardi che non arri­ve­ranno, per­ché lei, la diva è, ammet­tia­molo, fredda come la terra delle sue ori­gini, e non bastano i fuo­chi d’artificio per scal­dare il tutto. Ma se all’uscita cogliamo la per­ples­sità in qual­che espres­sione e com­mento, il resto porta sul volto il segno inde­le­bile di chi ha visto la luce, una luce chia­mata Björk.
http://ilmanifesto.info/la-fragile-luce-di-bjork/