I nudi di Jackie e la storia di John John con Madonna

Un libro verità racconta i retroscena della "famiglia reale" americana per eccellenza, i Kennedy: in "The God Son: JFK Jr. and the Mother He Loved", lo scrittore e giornalista americano specializzato in biografie Christopher Andersen svela dei dettagli curiosi - alcuni davvero spiazzanti - riguardanti proprio Jacqueline Kennedy e il figlio John-John.
Un aneddoto su tutti fa sobbalzare sulla sedia e riguarda il clamoroso servizio fotografico rubato di Jackie Kennedy mentre prende il sole sulla spiaggia dell'isola greca di Skorpios. Siamo nel 1972, la vedova Kennedy e Aristotele Onassis sono sposati da quattro anni, ma lui aveva occhi e cuore solo per Maria Callas, la soprano con cui aveva intrecciato una relazione tira e molla.
Per liberarsi della consorte, definita ormai da lui «la mia finta moglie», l'armatore greco architettò un piano: consegnò ad alcuni paparazzi una cartina di Skorpios e le indicazioni su dove potessero trovare Jackie O. mentre prendeva il sole senza vestiti. Il resto è storia: le foto della vedova Kennedy in topless fecero il giro del mondo, lei chiese di portare i fotografi in tribunale e lui, per tutta risposta, le consegnò le carte per il divorzio e 4 milioni di dollari. A distanza di 42 anni, si scopre perché (almeno secondo lo scrittore): fu appunto lui ad organizzare tutto.
Nel libro di Andersen, un altro aneddoto riguarda John-John, il rampollo della famiglia, e di una frequentazione che non andò molto giù a mamma Jackie O. Siamo a metà degli anni Ottanta e John Jr., donnaiolo incallito, colleziona bionde su bionde: da Daryl Hannah, la bella «Sirena a Manhattan», a Sarah Jessica Parker, anche il bell'avvocato e giornalista faceva parte di quella schiera di uomini "che preferiscono le bionde".
Tra le sue conquiste si annovera anche Madonna, all'epoca all'apice del successo con la canzone "Material Girl", nel cui videoclip, la scatenata popstar era agghindata come Marilyn Monroe: dev'essere stato troppo per Jacqueline, a cui non era mai andato giù il tradimento del marito John Fitzgerald con la famosa attrice.
Dopo qualche incontro e una fredda stretta di mano, mamma Jacqueline ordinò a John-John di dire goodbye a Madonna. Lui non potè fare altrimenti, ma agli amici rivelò: «A letto, Madonna è una dinamo sessuale».
http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2014/10/27/ARkbzJOC-madonna_storia_jackie.shtml

Björk: il 25 Novembre il concerto multidimensionale ‘Biophilia Live’

Dopo il successo mondiale della proiezione cinematografica (solo in Italia è stato proiettato ieri sera in 36 sale), il 25 novembre esce l’acclamato concerto multidimensionale relativo all’ottavo album da studio di Björk, ‘Biophilia‘. ‘Biophilia live’ sarà disponibile nella versione cd+dvd e vinile e conterrà anche contenuti extra registrati al Miraikan Museum di Tokio.
Si tratta del live che Björk ha tenuto nel 2013 all’Alaxandra Palace (ultima tappa del suo tour) di Londra. In Italia il progetto esce per Carosello Records.
In questo live la poliedrica artista islandese è stata accompagnata da elementi visuali innovativi prodotti da creativi di tutto il mondo.
Presentato in anteprima al Tribeca Film Festival di New York, ‘Biophilia Live‘ è considerato dalla critica “Stupefacente” ed elogiato come “uno spettacolo accattivante di un’artista in continua evoluzione”.
La cantante nel live è affiancata da un coro femminile islandese e una varietà di strumenti che permetteranno di vivere un’esperienza al di sopra della realtà, immersi in una natura abbagliante.
‘Biophilia live’, il culmine del lavoro nell’infinito viaggio della creatività che rappresenta uno dei progetti musicali più originali di una generazione.
Diretto da Nick Fenton e Peter Strickland e prodotto da Jacqueline Edenbrow/Gloria Films, il film vede la presenza di video tratti da archivi storici di scienza e natura che sono strettamente pertinenti al concetto chiave dell’album ‘Biophilia’, cosi come tutte le animazioni.
http://www.cubemagazine.it/bjork-il-25-novembre-il-concerto-multidimensionale-biophilia-live/

Dai Radiohead a Tony Blair: ecco perché il Britpop è finito

Secondo alcuni (il giornalista John Harris, per esempio, e Graham Coxon), il Britpop ebbe inizio nel 1992 con i singoli Popscene dei Blur e The drowners degli Suede. Tuttavia, è innegabile che l’apice (almeno in termini di popolarità) di quella che, nelle sue prime propaggini, era stata definita “la scena che celebra se stessa” è rappresentato da Definitely maybe, il disco di debutto degli Oasis. Da allora sono passati vent’anni, e già da un po’ il Britpop non c’è più. Il declino, in effetti, era iniziato nel 1997: fu in quell’anno che la fortuna degli epigoni di Beatles, Kinks, Who e altri fenomeni della British invasion dei ’60 (senza dimenticare Bowie e gli Smiths) cominciò a mostrare segni di cedimento.
Approfittiamo allora del ventennale della release di Definitely maybe (e di Parklife dei Blur, altro disco-simbolo della scena) per raccontarvi perché il Britpop è finito, attraverso una serie di parole-chiave: "Radiohead", "droghe", "ego", "ambizione", "soldi", "Cool Britannia".
Radiohead
Nel 1997, gli Oasis pubblicarono Be here now, il loro album più controverso. Il disco sfoggiava una produzione ancor più chiassosa ed ipertrofica rispetto ai precedenti, un mood più lisergico e, complessivamente, una vena più sperimentale. L'album è abitualmente considerato il simbolo della crisi del Britpop, incalzato anche dall’emergere di un altro fenomeno: i Radiohead. Nel 1997 arrivò nei negozi Ok computer, il primo capolavoro della band di Thom Yorke, che con pezzi come Paranoid android, Let down e Exit music for a film, segnò uno stacco rispetto a Oasis, Suede e Blur, esplorando lo spettro emotivo della rabbia e dell’alienazione. Di fatto, è l’album che rappresenta il trionfo della vulgata indie-rock, che dominerà il decennio seguente.

Droghe
Anche in questo, i fratelli Gallagher sono un ottimo punto di partenza. Nel 1996, Liam Gallagher fu arrestato per possesso di cocaina, e in seguito anche il fratello Noel ha ammesso di averne fatto uso. Alan McGee, titolare della Creation Records, la label degli Oasis, ha raccontato che durante le session di Be here now la droga scorreva a fiumi: “Owen [Morris, il produttore del disco] era fuori controllo, e lui era al comando. Il volume della musica era fottutamente alto”. Di recente, sull’argomento ha offerto uno spunto (per qualcuno, polemico) Damon Albarn, che ha dichiarato come la sua dipendenza dall’eroina, negli anni ’90, l’abbia reso estremamente creativo e produttivo. Anche Jarvis Cocker, all'epoca di This is hardcore, il capolavoro dei Pulp (1998), era schiavo della droga: per lui, come per gli Oasis, il problema era la polvere bianca.

Ego
Il rock da sempre è inflazionato di ego giganteschi, ma nel caso del Britpop l’eccessiva concentrazione di prime donne sembra essere stata particolarmente dannosa. Le lotte tra i due fratelli Gallagher sono ormai leggendarie (Noel lasciò la band nel 2009 dopo un violento scontro, con tanto di chitarre sfasciate). Anche i Blur hanno sofferto i contrasti tra Damon Albarn e Graham Coxon (di recente, i due ci hanno messo una pietra sopra con una reunion). Idem per gli Suede, con il chitarrista e autore Bernard Butler che lasciò la band dopo due album a causa dei contrasti con il frontman, Brett Anderson.

Ambizione
L’ambizione, soprattutto nell’arte, non è certo un difetto, anzi. Una delle cause della fine del Britpop è il desiderio di musicisti come Noel Gallagher, Damon Albarn e Jarvis Cocker di espandere i confini del proprio sound. Fu così che nacquero Be here now, con le sue stratificazioni di chitarre e le lunghe code strumentali, Blur, con cui Albarn e soci si avvicinarono a sonorità lo-fi e indie, e This is hardcore, il più “dark” e inquieto dei dischi dei Pulp.

Soldi
L’industria musicale andò a nozze con il fenomeno del Britpop. “Un giorno eri alla fermata dell’autobus accanto ad un tipo che portava una chitarra, e tre settimane dopo te lo trovavi sulla copertina del NME”, ha raccontato Justin Welch degli Elastica, una delle meteore della scena (Welch aveva fatto parte anche di una prima incarnazione degli Suede).
L’industria britannica all’epoca investiva grandi quantità di denaro e molto rapidamente: le band nascevano e sparivano in un battito di ciglia, quanto bastava per piazzare qualche hit. L’enorme giro d’affari riguardava anche i live: nel 1996, gli Oasis (ancora loro) si esibirono a Knebworth davanti a 125mila fan. Furono oltre due milioni e mezzo le persone che lottarono per accaparrarsi un biglietto.
Fu anche per questa sovresposizione che la miniera d’oro si esaurì. Ed “esaurire” è il termine corretto, giacché soldi e popolarità non giovarono a personaggi come Jarvis Cocker, che, schiacciato dalla popolarità, scivolò nell’incubo della cocaina.

Cool Britannia
Gli anni ’90 britannici furono all’insegna di un grande ottimismo e di un rinnovato slancio. Anche in politica: nel 1997, l’avvento di Tony Blair, il più giovane Primo Ministro dal 1812, portò una ventata di novità in parlamento, sorpattutto tra le file dei laburisti  Sempre nello stesso anno, Vanity Fair dedicò il numero alla Cool Britannia (questa l’espressione che catturava lo Zeitgeist dell’epoca), con in copertina Liam Gallagher e la sua fidanzata dell’epoca, Patsy Kensit: “London swings! Again!”, recitava il titolo. Nel frattempo, però, le protagoniste della scena musicale erano diventate le Spice Girls, che macinavano hit su hit e polverizzavano ogni record.
Gli entusiasmi, incrinati già dalla morte di un simbolo nazionale come la principessa Diana (nel 1997), si spensero via via che ci si addentrava nei 2000, complici anche l’11 settembre e la sciagurata guerra in Iraq in cui rimase impantanato anche Tony Blair.
http://www.labottegadihamlin.it/articoli/10946-dai-radiohead-a-tony-blair-ecco-perch-il-britpop--finito.html

La sfida di Antony: "In scena il mio manifesto transgender per un nuovo femminismo"

Esce il 10 novembre in dvd il documentario sullo spettacolo "Turning" che il cantante allestì nel 2004 con la sua "community"
ROMA. LE PAROLE gli escono a fatica, come se ogni frase affondasse la lama in un dolore antico e ancora vivo. Oggi Antony Hegarty, 43 anni, fa parte dell'eccellenza della musica  -  una voce diversa che ha conquistato il mondo con collaborazioni preziose (da Lou Reed a Franco Battiato; da Björk a Marina Abramoviæ) e i trionfi delle performance di Antony and the Johnsons, che nel 2005 si aggiudicarono il prestigioso Mercury Prize con l'album I am a bird now  -  ma il percorso di artista transgender è stato lungo e non sempre glorioso. Quando nel 1990 approdò New York, la città non era generosa con la scena alternativa come ai tempi dei Velvet Underground. "È stato solo grazie alla mia perseveranza se sono arrivato fin qui", mormora. "Cantavo, cantavo ogni giorno, avevo un disperato bisogno di esprimermi, per reagire agli anni in cui ero costretto a nascondere la mia sensibilità, una qualità femminile che mio padre, devoto al culto della virilità, disapprovava; in casa mia intuito ed emotività erano considerati le più infime manifestazioni dell'essere umano".
Sul potere femminino Antony ha costruito un'ideologia (il manifesto Future Feminism) e una carriera; aveva già una solida reputazione quando mise in moto il primo tour mondiale, iniziato in sordina a Manhattan nel 2004 e terminato due anni dopo nei grandi teatri d'Europa. Per affermare l'identità del transgender, Antony e il regista Charles Atlas organizzarono un visual show in cui alle canzoni si accompagnavano le performance di tredici modelle che ruotavano in scena mute ma fortemente caratterizzate da immagini proiettate sul grande schermo. Le scene dei concerti europei tenuti nel 2006 a Londra, Roma, Parigi e Madrid  -  con l'aggiunta di speech rivelatori, commoventi e a volte scioccanti  -  furono montate in un documentario, Turning, che il 10 novembre sarà disponibile in dvd+cd.
"Riguardandolo oggi lo vedo come l'incrocio del trans-femminismo con quello che ormai da un po' di tempo chiamo future-feminism ", spiega Antony. "Sono ritratti di personaggi che fanno parte della mia community di Manhattan immersi nella musica di Antony and the Johnsons. La pièce, che fu presentata per la prima volta nel 2004 a New York nella Biennale del Whitney Museum, è un omaggio a coloro che fanno parte del mio universo creativo, un progetto nato da un'idea di Johanna Constantine che poi ho sottoposto a Charles Atlas; volevamo esibire questi personaggi in una sorta di immobilità che riuscisse a esprimere in maniera prepotente la loro identità".
Come fu viaggiare per l'Europa con la sua community?
"Quando quel progetto prese piede io ero ancora un artista semisconosciuto, fu dopo il Mercury Prize che le cose cambiarono radicalmente. Turning è stato l'ambasciatore del mio pensiero, la chiave d'accesso all'Europa. Fino a quel momento non pensavo di poter arrivare a un pubblico vasto come quello del Barbican di Londra o dell'Auditorium di Roma".
Fu l'inizio di una love story con l'Italia che è culminata con l'esibizione all'ultimo Sanremo, il massimo del mainstream.
"Non solo la risposta della platea fu entusiastica, ma lo show continuava dietro le quinte e ovunque ci spostassimo: i ragazzi volevano incontrarci, parlare, capire. Ci facevano un'infinità di domande per capirne di più, per cercare di scoprire quale fosse la nostra sessualità, donne diventate uomini? Uomini diventati donne? Le informazioni sui trangender erano ancora poche".
All'epoca scrissero che Turning era una sorta di manifesto transgender, a lei però la definizione non piacque.
"È riduttiva, non tutte le protagoniste sono transgender anche se hanno lottato e sofferto per affermare un'identità al di là il genere; è dunque più appropriato parlare di transfemminilità. Alcune, come Johanna Constantine e Kembra Pfahler, sono artiste visionarie con le quali condivido l'idea del femminino nell'arte represso, violato e brutalizzato dalla cultura maschilista. Il manifesto Future Feminism va ben al di là di morbose connotazioni sessuali, ma riflette sul potenziale ecologico del femminino. Le ultime scene di Turning sono state girate nel 2006, il film fu presentato in anteprima all'Olympia di Parigi tre anni dopo, quando le modelle transgender stavano già diventando un fenomeno globale  -  una sorta di trans-revolution dilagata nell'arte, nella moda, persino in pubblicità. Per evitare che diventassero dei simboli sessuali decidemmo di farle volteggiare come dervisci e di mostrarne solo i volti. L'idea di questo cerchio di femminilità avrebbe ispirato tutta la mia carriera, l'inizio del pensiero espresso da Future Feminism: è tempo che i poteri politici vengano affidati alle donne organizzate in un sistema di governance circolare".
Quando si è reso conto come artista del potere del femminino nella società?
"Come transgender è stata un'inclinazione naturale. Sono nato in un'epoca in cui non ci era dato partecipare alla discussione tra i generi. Cultura e religione ci hanno impedito di esprimere quanto profonda sia la connessione del nostro essere al pianeta e quanto la biologia del nostro corpo sia in sintonia con esso. Per i transgender non esiste altro modo di liberarsi da questa schiavitù se non quello di connettersi direttamente con madre natura. Che è anche un'opportunità per ristabilire il contatto con la propria essenza. Al di là del genere".
http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/10/25/news/la_sfida_di_antony_in_scena_il_mio_manifesto_transgender_per_un_nuovo_femminismo-98962122/

Sebastian Stan insieme a Meryl Streep e Matt Damon in Ricki and the Flash e The Martian

Dopo aver partecipato a Captain America: The Winter Soldier  la carriera di Sebastian Stan è decollata: dopo aver annunciato la sua partecipazione alla nuova pellicola di Ridley Scott The Martian al fianco di Matt Damon, dove interpreterà lo scienziato della NASA Chris Beck, è pronto a condividere il set con Meryl Streep nel prossimo progetto di Jonathan Demme dal titolo Ricki and the Flash, dove interpreterà suo figlio Joshua. Scritto da Diablo Cody (Juno) il film è già in produzione, con Kevin Kline e Mamie Gummer (la vera figlia della Streep nella realtà) come co- protagonisti. La data di uscita è prevista per il 26 Giugno 2015.
Successivamente, Stan tornerà ad indossare i panni del Soldato d’Inverno nel prossimo capitolo di Capitan America, il terzo, previsto per Maggio 2016.
In questi giorni ha, inoltre, finito di girare l’ultimo film dei fratelli Duplass, intitolato The Bronze.
http://www.cinefilos.it/cinema-news/2014b/sebastian-stan-insieme-meryl-streep-matt-damon-in-ricki-and-the-flash-the-martian-166736

Sir: giudizio su suor Cristina nostro, Madonna strumentalizza

La definizione di "operazione spericolata" riferita alla scelta di Suor Cristina di cantare "Like a virgin" di Madonna è del Sir ( Servizio informazione religiosa) e non dei vescovi. Lo chiarisce il direttore del Sir, Domenico Delle Foglie: "Adesso circolano in rete le immagini di suor Cristina accostata a Madonna. Basta solo guardarle per capire come sia facile la strumentalizzazione"
ROMA - Il direttore del Sir (Servizio informazione religiosa) precisa che il giudizio critico indirizzato a suor Cristina per aver scelto di cantare "Like a virgin" di Madonna è della stessa agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana (Cei), e non dei vescovi, come erroneamente riportato da alcuni mass media, ribadisce nel merito le proprie perplessità e sottolinea che la stessa Madonna ha subito «cavalcato» strumentalmente la vicenda.
La responsabilità del giudizio critico nei confronti della vincitrice di The Voice of Italy «è nostra, solo nostra. Siccome molti giornali attribuiscono la cosa direttamente ai vescovi, francamente ci siamo stupiti anche noi».I vescovi criticano suor Cristina? "No, l'agenzia dei vescovi, diretta da me, fa delle critiche fra le righe». Noi, spiega, «sosteniamo che è difficile, uso un'espressione renziana, 'cambiare verso' all'interpretazione di un testo. Bisogna leggere quel testo, capirlo, sapere anche che ormai quel testo nel mondo globale è assolutamente riconducibile all'interpretazione che ne dà Madonna, e sapere che anche cambiando il contesto 'il verso non lo cambia'».Dunque, spiega il direttore del Sir, "sostanzialmente diciamo alla nostra suor Cristina di starci un po' attenta perché è un'operazione spericolata che può dare il destro a qualche interpretazione».
«E' un po' - aggiunge il direttore del Sir, Domenico Delle Foglie - quello che accade con la strumentalizzazione che ha fatto immediatamente Madonna, che l'ha cavalcata. Adesso circolano in rete le immagini di suor Cristina accostata a Madonna. Basta solo guardarle per capire come sia facile la strumentalizzazione».
Delle Foglie precisa: "Noi abbiamo espresso questo giudizio e un grande media come Avvenire le ha dedicato una bella intervista» in cui suor Cristina spiega i motivi della scelta della cover. Delle Foglie porta l'esempio del Sinodo: "Vescovi e cardinali si sono divisi, hanno discusso animatamente, hanno espresso opinioni. E ci si meraviglia se cattolici possono avere opinioni diverse su questo disco? Ma via, siamo un po' più laici, lo dico anche a tutti i media laici. Imparate a guardarci con occhi laici. La laicità è anche questo: che possiamo esprimere un'opinione, anche un po' sofisticata come la nostra. Giudicateci per le argomentazioni, non come anatema dei vescovi: per carità, siamo un po' più seri tutti quanti». (Hihihi...)
http://isr.diariodelweb.it/isr/articolo/?nid=20141024_322470

Zeroville: tanti attori nel cast del nuovo film di James Franco

Screen Daily rivela i nomi degli attori che compongono il cast di Zeroville, il nuovo film diretto ed interpretato da James Franco. Ci saranno Seth Rogen, Jacki Weaver, Megan Fox, Will Ferrell, Danny McBride, Dave Franco, Craig Robinson, Joey King e Horatio Sanz. 
Basata sul romanzo di Steve Erickson, la pellicola è incentrata su Ike Jerome, un architetto ossessionato dai film che arriva nella Hollywood degli anni sessanta e viene scambiato per uno degli autori degli omicidi di Charles Manson. Durante il suo viaggio incontrerà numerose figure importanti dell'epoca come George Lucas, Brian De Palma, Steven Spielberg e Paul Schrader.
http://www.everyeye.it/cinema/notizia/zeroville-tanti-attori-nel-cast-del-nuovo-film-di-james-franco_207492

Conferma dai Muse: lavorano col produttore degli AC/DC, Robert 'Mutt' Lange

Che i Muse fossero al lavoro in studio era cosa appurata. Ma ora giunge, dalla band stessa, la notizia che con loro, in sala d'incisione, c'è nientemeno che il produttore di due dischi mitici degli AC/DC: Robert "Mutt" Lange.
La comunicazione è arrivata tramite la pagina Instagram dei Muse, che hanno condiviso una vecchia foto di Lange con gli AC/DC accompagnata dalla didascalia: "Siamo onorati di fare il nostro prossimo album con questo produttore leggendario. #backinblack".
Ovviamente l'hashtag #backinblack cita l'iconico e omonimo album degli AC/DC "Back in black": uscito nel 1980, fu il primo col nuovo cantante Brian Johnson, entrato in formazione dopo la morte di Bon Scott - deceduto il 19 febbraio dello stesso anno a soli 33 anni.
Lange ha prodotto, per gli AC/DC, "Back in black" e il disco seguente, "For those about to rock, we salute you"; ma nel suo medagliere figurano molte perle, tra cui "Hysteria" dei Def Leppard, "Heat treatment" di Graham Parker - e collaborazioni con Bryan Adams, Boomtown Rats, Maroon 5, Foreigner, Cars, Michael Bolton...
Lange è stato anche il marito di Shania Twain e per lei ha prodotto diversi album.
Il nuovo disco dei Muse - il loro settimo - è atteso per il 2015. La band, peraltro, è fra le favorite, sulla carta, per essere inclusa nella rosa degli headliner del festival di Glastonbury del 2015.
http://www.rockol.it/news-638413/muse-al-lavoro-con-produttore-degli-ac-dc-robert-mutt-lange

Charlotte Gainsbourg: "Mi piace farmi sfruttare"

“Do fiducia ai registi che mi permettono di spingermi sempre più in là” dice la protagonista di Tre Cuori, in cui è una donna inafferrabile, un concentrato di pura passione. Perché in amore “non si può che essere estremisti”.
L'intrigo è perfetto, quasi magico. La malinconia - per le occasioni perdute, per la fatale mancanza di sincronia - distribuita a profusione. Lei è “inafferrabile”. Merce rara l’evanescenza, Charlotte Gainsbourg dovrebbe metterla come prima voce del curriculum. In Tre cuori, melodramma di Benoît Jacquot in cui divide la scena - il triangolo - con Chiara Mastroianni e Benoît Poelvoorde, è la donna che suscita la passione. Basta un unico incontro, naturalmente fatale, tra l’uomo che ha perso l’ultimo treno e lei, oggetto di molti futuri palpiti, perché il meccanismo implacabile del destino si metta in moto. Gli amanti si perdono, un ritardo, il cuore che fa cilecca, i numeri di telefono mai scambiati, lei parte e lui incontra un’altra donna, si placa, la sposa. Ma le due donne, la moglie e l’oggetto del desiderio, sono sorelle. 
Gainsbourg che, hanno scritto “irradia emozioni come un filamento incandescente”, appare e scompare, quasi un fantasma. E anche adesso che è seduta qui, composta sul divanetto scomodo, mentre beve tè verde e sussurra le risposte, le gambe lunghe e nude, i tacchi vertiginosi, i capelli spettinati, vien da pensare che se c’è una creatura perfetta per il melodramma, quel luogo in cui si fanno solo scelte radicali («Ti lascio, parto, torno, ti amo, mi uccido»), di solito tra molti sospiri, quella è lei: «Non si può che essere estremisti in amore» chiosa. 
Benoît Jacquot dice di lei che «scivola via, occupa lo spazio e il tempo in un modo speciale, quasi un’apparizione». Si sente davvero così fantasmatica? 
Mi sento sempre fuori posto. Anche qui, adesso. C’è un abisso tra me e un’attrice vera come Meryl Streep. Lei comanda il suo talento. Io non lo so fare, né mi piacerebbe. Non è che mi lasci trasportare dalle cose, ma c’è molta fragilità nella mia vita. Basta un nulla perché tutto cambi direzione. E non lo dico per umilità, è che proprio non so dove sono. 
Però non sbaglia un colpo. E tiene duro in situazioni dove altri abbandonano. È l’unica ad aver fatto tre film con Lars Von Trier. Le sue colleghe scappano… 
Le mie scelte non sono mai state professionali. È sempre stato tutto molto sentimentale. E prima del piacere che mi dà il lavoro, c’è sempre stato il desiderio di far parte di una famiglia. Ora è diverso, perché ho una famiglia mia e mi sono costruita come persona, ma da adolescente per me ogni film portava con sé una nuova comunità di adozione, un mondo in cui esistevo, in cui ero io. Tutti i figli d’attori hanno questo problema quando decidono di essere attori a loro volta, hanno bisogno di distogliere lo sguardo degli altri dai propri genitori per attirarlo su di sé. Questo, all’inizio, mi rendeva triste perché poi loro passavano ad altro, mi dimenticavano. Poi ho capito che non c’era falsità, i loro sentimenti erano veri, solo che avevano imparato ad accenderli e spegnerli.
Si dice fragile, eppure non sembra che abbia paura di esporsi. Ha pubblicato un disco dal titolo Irm (in francese l’acronimo per Tac) in cui parlava dell’emorragia cerebrale che l’ha colpita nel 2007, un evento che deve averle provocato dolore e paura.
Molta paura. Ma la musica e il cinema sono due universi separati in me. Non ho problemi a parlare di cose intime in musica. Non lo faccio mai al cinema, lì sono al sicuro dietro una maschera. L’intimità c’è, ma è solo con l’autore: i registi conoscono tutto di me, più di chiunque altro al mondo. 
Ha due personalità che mette in gioco e alterna? 
Quello che mi dispiace è che nella musica io non ho una personalità da mettere in gioco, sono solo io. E mi turba, perché non è gran cosa: ho solo la mia voce. Nei film invece sono usata, sfruttata da un regista, ma mi piace farmi sfruttare. 
Le piace... In che senso? 
Io mi fido. È tutto lì. Se ti lasci prendere dalla paura, non ti viene voglia di dare niente. Io mi fido e ho voglia di spingermi sempre più in là. 
In Tre cuori lavorava con una famiglia vera: Catherine Deneuve interpreta la madre sua e di Chiara. Come si è sentita? 
Ho fatto il mio primo film con Catherine, anche allora interpretava mia madre. Era molto amica di mio padre, l’ho vista spesso durante l’infanzia, con Chiara ogni tanto ci si incrociava. Non è come essere parenti, forse... vicini di casa. 
Suo marito è attore e regista, avete tre figli: crede seguiranno le vostre orme? 
È orribile decretare che qualcuno sia predestinato a un certo destino. Ma io intravedo già il loro desiderio. Mia madre lo vedeva in me ben prima che io ne fossi consapevole. Spero che i miei figli intuiscano, guardandomi, il piacere che può dare questo mestiere. 
Sarebbe la quarta generazione. 
La quinta. In realtà anche il mio bisnonno era attore. Sono contenta di avere iniziato giovane quando ancora non mi rendevo conto del fardello dell’eredità. 
Crescere a Parigi con due genitori celebrity non deve essere stato facile. 
Per me sono sempre stati solo i miei genitori. La loro sola stranezza era la vita notturna: passavano la notte nei locali e arrivavano a casa la mattina quando per me era ora di uscire. A parte quello erano persone dai gusti semplici. Solo molto dopo ho compreso che mio padre era un genio. 
Quando l’ha capito? 
È morto quando avevo 19 anni, e a lungo ho pensato che avrei potuto lavorare solo con lui, attraverso le sue parole, le sue poesie, le sue canzoni. Poi, quasi senza accorgermene, sono diventata una persona indipendente.
http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/charlotte-gainsbourg-intervista-5073844481.shtml

Beatles, Madonna e Jeff Bluckey beatboxano grazie a Vania Heyman

Ricordate il video interattivo di "Like a Rolling Stone" di un anno fa?
Se vi era piaciuto quello, figuriamoci cosa penserete del nuovo lavoro della regista israeliana Vania Heymann per l'artista Roy Kafri.
Nella clip di "Mayokero", Heymann ha animato le copertine di alcuni degli album più famosi della storia della musica, consentendo così a leggende della musica come Bob Dylan, David Bowie, i Beatles, Madonna e Michael Jackson di fare sfoggio di un sorprendente talento da beatboxers.
Al termine del video, una probabile ammonizione: non separatevi dai vostri dischi, lasciateli suonare ancora.
http://www.comingsoon.it/news/?source=music&key=37309

American Horror Story Freak Show: Jessica Lange canterà Lana Del Rey

Nel prossimo episodio di American Horror Story Freak Show, Jessica Lange canterà "Gods & Monsters" di Lana Del Rey.
Il terzo episodio di American Horror Story Freak Show andrà in onda questa sera in America sul canale FX e grazie ad un video estratto dal primo episodio dedicato a Halloween sappiamo che Jessica Lange canterà "Gods & Monsters" di Lana Del Rey, canzone estratta dall'EP Paradise. Per American Horror Story Freak Show non si tratta dell’unica cover: nel primo episodio abbiamo visto infatti la talentuosissima Jessica Lange cantare "Life On Mars" di David Bowie e la scorsa settimana Sarah Pulson ci ha incantati con “Criminal” di Fiona Apple. Ma le cover non finiscono qua: Ryan Murphy ha confermato infatti che ce ne saranno molte altre e non mancherà neppure una canzone dei Nirvana, celebre gruppo che ha segnato l’era grunge degli anni ’90 capitanato da Kurt Cobain. Senza niente togliere alla bravissima Sarah Pulson, c’è da dire che l’esibizione di "Life On Mars" di Jessica Lange, con tanto di vestiario alla Bowie, ha stregato tutti i telespettatori che non vedono l’ora di assistere ad un’altra strepitosa esibizione dell’attrice. Il video estratto dal prossimo episodio dura solo pochi secondi ma si intuisce subito che si tratta di un’altra esibizione da brivido! Appuntamento dunque a questa notte per seguire la diretta di American Horror Story Freak Show.
Halloween si avvicina e American Horror Story Freak Show non poteva non rendere omaggio alla festa più terrificante dell’anno con ben due episodi. Gli episodi dedicati a Halloween andranno in onda mercoledì 22 ottobre e mercoledì 29 ottobre e in queste due occasioni faremo la conoscenza di un inquietante personaggio: Edward Mordrake. Il nuovo personaggio di Edward Mordrake sarà interpretato da Wes Bentley e secondo quanto narra la leggenda, era un uomo che viveva nel XIX secolo nato con una rarissima malformazione. La leggenda narra anche che i medici si rifiutarono di operarlo e che per questo motivo Mordrake si suicidò all’età di 23 anni. Data questa piccola anteprima, non è quindi un caso che Jessica Lange canterà proprio "Gods & Monsters" di Lana Del Rey.
http://www.melty.it/american-horror-story-freak-show-jessica-lange-cantera-lana-del-rey-video-a136438.html

All’asta gli abiti che Madonna ha indossato in “Material Girl”

Vestiti, oggetti e  premi che hanno fatto parte della vita personale ed artistica di Madonna, saranno messi all’asta per beneficenza.
Il 7 e l’8 novembre, la nota casa d’aste Julien, terrà un’asta firmata Madonna.
Tra i capi più popolari, i vestiti indossati da Madonna nei video di alcuni grandi successi come Material Girl, Music e American Pie, oltre a più di trenta capi d’abbigliamento indossati durante la realizzazione del film musicale Evita.
Oltre a vestiti, borsette e oggetti di scena, Madonna ha messo a disposizione anche alcuni importanti riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera. Tra i più significativi, secondo quanto riferito da un portavoce della casa d’aste, un MTV Video Music Award e un American Music Award ed anche numerosi testi scritti di suo pugno da Madonna, un diario datato 1988 con riferimenti e riflessioni, addirittura alcuni assegni firmati e un annuario del 1972. Una piccola collezione di tutto ciò che  ha a che fare con il mondo di Louise Veronica Ciccone,  un must per gli appassionati ed i fan dell’artista, o almeno per chi potrà permettersi di spendere cifre folli.
Insomma, cimeli più che significativi per la vita professionale dell’artista italoamericana, ma anche altri che appartengono alla sfera più  personale, quasi alla vita quotidiana.
Dalla vendita ci si attendono ricavi tra gli 1,2 e 1,8 milioni di dollari, parte dei quali verranno destinati in beneficenza.
L’asta avrà luogo durante la Icons & Idols: Rock n’ Roll auction di Beverly Hills, in cui saranno battuti all’asta cimeli e memorabili a di altri grandi personaggi della musica di ogni tempo.
http://www.donnaglamour.it/allasta-gli-abiti-madonna/fashion/

Meryl Streep e Hugh Grant in Florence di Stephen Frears

Stephen Frears ama i film biografici, ed è così che dopo il drammatico Philomena e il biopic ancora senza titolo su Lance Armstrong, ne ha già scelto un altro, intitolato Florence e dedicato a Florence Foster Jenkins, una ricca ereditiera e donna dell'alta società americana animata da una passione infinita per l'Opera lirica.
Convinta di avere una splendida voce da soprano, era in realtà piuttosto stonata e non aveva estensione musicale, ma il pubblico accorreva a vedere le sue esibizioni per divertirsi alle sue spalle. Nonostante questo, Florence non si fece mai scoraggiare e amava dire “La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato” Il suo compagno, l'aristocratico attore St. Clair Bayfield, organizzò per lei un concerto alla Carnegie Hall nel 1944. I biglietti andarono esauriti e la Jenkins morì, a 76 anni, appena un mese dopo.
A interpretare l'eccentrica signora in Florence sarà nientemeno che Meryl Streep, mentre Hugh Grant sarà il suo paziente compagno.
La sceneggiatura è opera di Nicholas Martin e Frears inizierà a lavorare al film non appena avrà completato il suo film su Lance Armstrong.
http://www.comingsoon.it/news/?source=cinema&key=37224

Lady Gaga: "Madonna è senz'anima"

Un'intervista all'edizione greca di People, la popstar americana torna a scagliarsi contro la regina del pop
Gaga contro Madonna, la saga contina.. In comune hanno uno straordinario talento e un’innata capacità di non passare mai inosservate, ma, rivalità a parte, a Madonna Gaga non è mai piaciuta. Nonostante Gaga abbia più volte ostentato rispetto e ammirazione per la Queen Of Pop, gli scontri tra Miss Ciccone e Lady Germanotta sono ciclici, da quando nel 2011 Madonna fece capire a mezzo mondo che Gaga proprio no, non le andava a genio . L’ultimo attacco lo ha scagliato Gaga durante un’insolita intervista all’edizione greca di People realizzata da Themis Gerogantas.
Madonna “senz’anima”. In questa chiacchierata di Lady Gaga, attualmente impegnata nelle tappe europee del suo “artRave- The ARTPOP Ball Tour” (lo show sbarcherà a Milano il 4 novembre), la Mother Monster ha risposto a una domanda suoi propri riferimenti musicali citando David Bowie, i Queen e Michael Jackson. Poi, ha chiamato in causa Madonna, sulla quale ha detto: “Vorrei dire anche Madonna, ma lasciami dire una cosa: se io fossi un’artista tanto acclamata, mi piacerebbe aiutare i nuovi artisti”. I maligni direbbero che Gaga non ha ancora digerito le (diverse) accuse di aver scopiazzato lo stile, e pure qualche successo, della regina del pop, sollevate da una parte di pubblico e media.
http://www.105.net/musicbiz/news/tipo/magazine/titolo/lady-gaga-madonna-e-senzanima

GHOST STORIES LIVE 2014 OUT 24 NOVEMBER

Hello again. We're pleased to announce the 24 November release of a new concert film and live album, Ghost Stories Live 2014, on DVD/CD, Blu-ray/CD and digital formats. Watch the official trailer by clicking here
The release is available to pre-order via the Coldplay Store and from iTunesnow. Anyone pre-ordering the audio album from iTunes will immediately receive Ink (Live) and an alternate live video of Always In My Head.Ghost Stories Live 2014 documents the band’s unique performance of the Ghost Stories album to a small handful of fans in March 2014, two months prior to the album’s release. Shot in a custom-built amphitheatre at Sony Studios, Los Angeles, the ground-breaking production sets the band’s performance against stunning 360-degree and overhead imagery.
The release also contains an exclusive Ghost Stories live album, with audio recorded at the band’s rapturously-received shows in London, Sydney, Paris, Cologne, New York and Los Angeles between April and July 2014. 
The package is completed by eight music videos from the Ghost Stories era, including two never-before-seen films for B-sides All Your Friends and Ghost Story plus the exclusive Extended Director’s Cut of the Magic video (with a brand new cameo from Peter Fonda).
For more information and the full track listing, click here.
http://view.e.wmg.com/?j=fe9215787c64027974&m=fe9512727767077973&ls=fe3117717762007c711578&l=fef217767c6003&s=fe5c1072726c05787215&jb=ffcf14&ju=fe52157773600275701c&eml=2014October20/1890641/6223346&r=0

Suor Cristina: "Ecco perchè ho cantato Like A Virgin di Madonna"

Come le è venuto in mente di cantare “Like a Virgin” di Madonna?
"L’ho scelta io. Senza nessuna volontà di provocare o di scandalizzare. Leggendo il testo, senza farsi influenzare dai precedenti, si scopre che è una canzone sulla capacità dell’amore di fare nuove le persone. Di riscattarle dal loro passato. Ed è così che io ho voluto interpretarla. Per questo l’abbiamo trasformata dal brano popdance che era, in una ballata romantica un po’ alla Amos Lee. Cioè a qualcosa di più simile a una preghiera laica che a un brano pop".
Un album che esce in tutto il mondo… significa anche guadagni importanti. Il suo ordine tra i voti prevede anche la povertà. Chi gestirà e con quali obiettivi i soldi che arriveranno?
"Per ora, dopo The Voice, non ne sono arrivati. Se e quando arriveranno, non avrò dubbi: li useremo per sovvenzionare i progetti benefici della congregazione. Per la nostra casa in Brasile, ma anche per un progetto nella mia Sicilia, dove non manca la povertà.
Mi piacerebbe aiutare anche altre associazioni.In ogni caso, qualunque scelta, la farò insieme a tutta la congregazione".
Ha mai incontrato o sentito, magari al telefono, papa Francesco?
"No, ma non vedo l’ora di incontrarlo. Vorrei che mi desse la sua benedizione e una sorta di 'mandato' ufficiale ad andare in tutto il mondo a cantare".
Scusi se insisto. Ma chi gliel’ha fatto fare di incidere “Like a Virgin”? L’ha obbligata la casa discografica?
"No. Sono stata libera nelle scelte che ho fatto. Certo, come in tutte le collaborazioni, ci siamo venuti incontro. Ma su questo brano ho deciso io. E sono contenta sia di come suona sia del videoclip che abbiamo girato a Venezia [come fece la popstar Madonna per la sua 'Like a Virgin', ndr]. Volevamo trasmettere serenità e poesia. Credo proprio che ci siamo riusciti".
http://www.rockol.it/news-638240/suor-cristina-alcuni-estratti-dall-intervista-di-avvenire

Il bacio in bocca tra Madonna e Britney Spears ai VMA? Ecco come nacque

Il manager di Britney Spears Larry Rudolph ha spiegato a Billboard come nacque il bacio tra Madonna e la sua assistita durante gli MTV VMA del 2003. Un bacio in bocca che fece molto scandalo ma che "valse la pensa" come disse la stessa Ciccone alla fine dell'esibizione.
Il bacio sulle labbra di Madonna e Britney Spears è una di quelle cose che rimarranno negli annali degli Mtv VMA. Quando nel 2003, infatti, Lady Ciccone baciò la collega sul palco il mondo esplose e per giorni non si parlò d’altro. Non importa che Madonna baciò anche Cristina Aguilera, fu quello con la Spears e la reazione sconcertata di Justin TImberlake, all’epoca compagno della cantante di “Toxic” a tenere banco per i giorni a seguire. Madonna era sempre la star provocatoria che è tutt’oggi e la Spears era nel pieno della propria carriera artistica ed è normale che una cosa del genere avrebbe fatto scalpore, come ammette oggi il manager della Spears Larry Rudolph che per Billboard ha ripercorso quei giorni di contatti continui con Madonna, spiegando come avvenne quel bacio.
Il bacio e quel “Ne è valsa la pena”
Rudolph racconta come Madonna fosse rigidissima riguardo le prove e gli chiese, senza mai chiamarlo per nome, di portare, puntualissimo, la Spears alle 10 là: “Lei diceva a me e Britney, ogni giorno, ‘State qua alle 10′. Non si rivolse mai a me col mio nome, diceva solo: ‘Accertati che Britney sia qui domani alle 10′” e così fu. Il manager fece sì che l’appuntamento previsto fosse perfetto e questa precisione fu ripagata con un’esposizione mediatica incredibile. Dopo l’esibizione, racconta, Rudolph era vicino all’ascensore quando Madonna, scesa dal palco gli andò incontro, lo abbraccio e gli si rivolse chiamandolo per nome: “Mi mise una mano attorno alla vita, mi diede un grosso bacio sulle labbra e disse: ‘Hai visto Larry, ne è valsa la pena”.
http://music.fanpage.it/il-bacio-in-bocca-tra-madonna-e-britney-spears-ai-vma-ecco-come-nacque/

Torna Bjork, la cantante islandese e il suo documentario

Milano, 17 ott. (TMNews) – Ad anni di distanza dal suo ultimo lavoro, Bjork torna con uno dei progetti musicali più originali degli ultimi anni: “Bjork: Biophilia Live”, un documentario visionario che The Space Cinema porterà in esclusiva sui grandi schermi il 23 ottobre.
Presentato al Tribeca Film Festival e considerato dalla critica “stupefacente”, Biophilia Live è stato definito “uno spettacolo accattivante di un’artista in continua evoluzione”. Registrazione live della performance realizzata nel 2013 all’Alexandra Palace di Londra, il film guida lo spettatore in un viaggio multidimensionale che ripercorre le dieci tracce dell’ottavo disco di Björk pubblicato nel 2011.
Un progetto d’avanguardia in cui la “poetessa dei ghiacci” porta il pubblico in un mondo “altro”, attraverso un’esperienza al di sopra della realtà dove lo sguardo è rivolto alle molteplici sensazioni che possono scaturire dal connubio tra natura, musica e tecnologia. A fare da cornice un’atmosfera insolita realizzata attraverso effetti speciali, colori, immagini animate realizzate dai migliori designer del mondo sotto la direzione di Nick Fenton e Peter Strickland.
I biglietti sono in prevendita alle casse di ogni cinema, al numero 892.111 e online sul sito