Tony Gatlif torna in Romania. Musica, mistero, terra, personaggi che cercano una stabilità e al contempo la fuggono. Questo è l'universo cinematografico del regista gitano.
Zingarina non è una vera gitana quanto piuttosto una ribelle. Arriva in Transilvania alla ricerca di un musicista che l'ha amata e messa incinta. Lo trova per scoprire di essere stata definitivamente abbandonata ma si innamora dei luoghi e di Tchangalo, un tenebroso mercante.Gatlif torna in Romania (ricordate Gadjo Dilo?), una terra che lo attrae per la vena di mistero e di follia che la percorre. Ancora una volta è la musica a fare da motore del suo cinema. Una musica concitata e dolorosa, pronta a fuggire per farsi inseguire come un po' tutti i personaggi del suo cinema errante, alla ricerca di una stabilità da perdere il più presto possibile una volta trovata. Il rischio della ripetività è presente ma ciò che ogni volta lascia sorpresi è la composizione di uno sguardo che si rinnova a ogni prova. In questo caso grazie anche all'ottima prestazione di Asia Argento grezza e sensibile al contempo e di Birol Unel la cui fisicità ricca di sfumature avevamo già imparato ad apprezzare ne La sposa turca.