Intervista ad Elio Germano e Filippo Timi

I protagonisti di Come Dio Comanda si raccontano a ruota libera. Una coppia tutta nuova per il cinema italiano da tenere d'occhio
Elio, sono rimasto impressionato dalla tua interpretazione. Vorrei sapere da te prima di tutto qualcosa di più sulla costruzione del personaggio Quattroformaggi.Credo che la scelta fosse quella di non presentare un personaggio che portasse in sé le caratteristiche di un mostro da cui ti apsetti già quello che potrebbe fare, quindi abbiamo lavorato in un’altra direzione. Appena lo vedi il personaggio è tutto tranne quello che poi accadrà.Non ci siamo preoccupati di raccontare la follia. Abbiamo deciso di fare un racconto libero, di fantasia, che passasse per altre cose, con un rapporto liberatorio. Un personaggio così fa paura, me ne ha fatta e continua a farmela. Ho deciso di affrontarlo prestando il fianco a eventuali critiche, senza guscio, anche perché era nel gioco.So che sul set hai anche inventato alcuni pezzi dell'incredibile casa di Quattroformaggi...E.G.: Ho costruito la macchina erotica televisiva con le braccia con la scenografa. Il cinema dovrebbe essere sempre un mestiere piacevole perché puoi collaborare con diversi settori, ma spesso non è così. Invece questa volta c’è stato un rapporto vero, umano, tra le persone e quindi anche una collaborazione che viene raccontata dalla scenografia, dai costumi, dalle cose che si vedono sullo schermo. Anche le pizze erano un modo per me di prepararmi al lavoro, lo stesso presepe, io ero sempre lì insieme a loro.La fisicità delle vostre interpretazioni è molto importante. Credo che sia stato molto utile per calarvi nei ruoli, ma credo che sia stato anche difficile uscirne…F.T.: È vero che è stato un film faticoso, ma stai pur sempre facendo un film che ti piace, con un regista che ti piace, se devi stare ore nel fango ci stai. E poi c’è gioia nel farlo, anche nelle difficoltà del set c’era uno spirito d’insieme molto forte, eravamo tutti nella difficoltà, anche i collaboratori. È questo che ha permesso a me ed Elio di essere senza guscio, perché questi non sono personaggi che puoi rappresentare, sono corpi che devono agire, che devono permettersi di essere feriti, c’è una materia più viva della rappresentazione. Se non presti il fianco il gioco non vale la candela. Come approccio attoriale c’è proprio una carica umana. Non esiste un compenso monetario che ti possa ripagare di quei pozzi di sentimenti, emozioni e dolori che i ruoli ti chiedono. Ne parlavamo anche con Niccolò, ti trovi finalmente a dare voce a dei personaggi che non avrebbero avuto una storia se non ci fossero stati uno scrittore ed un regista. C’è un qualcosa che va oltre al baraccone del cinema e delle presentazioni. È un documento umano. Immagino che sia questo che abbia stimolato la vostra creatività. Elio per esempio ha fatto un dettagliatissimo diario del personaggio. Verrà mai pubblicato?E.G.: No, ne sono uscite due estratti su Ciak quasi contro la mia volontà. Non mi piace pubblicizzare il lavoro di backstage. Questa è la parte più creativa del nostro mestiere, è la parte che ti rimane, è la dedizione, lo studio di una cosa. Poi la vedi dappertutto, in quello che leggi e in quello che fai. Per me fare un film interpretando il personaggio più bello che mi sia stato offerto sulla carta, con Filippo che stimo moltissimo, con Gabriele, è già stimolante; poi la preparazione ti aiuta a non sragionare troppo, perché traduci in manuale qualcosa che poi ti resta addosso. Così non impazzisci tra i dubbi, ma vivi una cosa che ti rimane e la macchina la coglie involontariamente, prima che tu possa pensare a come dire una battuta.F.T.: Io non ho fatto tanti film. Normalmente tu hai un campo di inquadratura, quindi sai che il tuo corpo ha un range. In questo caso è impossibile, perché c’era la macchina a trecentossessanta gradi e non sapevi quando e come poteva coglierti. Inoltre Gabriele ci ha sempre fatto fare le scene dall’inizio alla fine. Attorialmente è molto più coinvolgente, anche se estenuante, perché devi essere del tutto nel ruolo e nella situazione, devi togliere il saper far cinema, affidarti al lasciarti cogliere, senza avere il guscio dell’esperienza. E la macchina ti coglie, mi sono visto da angolazioni da cui non mi ero mai visto primo.Sparisce l’attore…F.T.: Una delle ipotesi è appunto questa. Che sparisca l’attore e rimanga il personaggio, ma questo non possiamo dirle noi.Siete due attori bravi e profondamente diversi. Cosa avete imparato l’uno dall’altro da questa sintonia che si è creata?E.G.: Il nostro lavoro non è come andare in bottega da un falegname e imparare delle tecniche. Noi lavoriamo con il nostro corpo. Io ho lavorato con un attore che appartiene alla mia mitologia, ma non so dire cosa ho imparato. Di certo abbiamo tutti e due un amore profondo per questo lavoro e anche un’ossessione, una dedizione quasi mistica. Ci siamo ritrovati con i libri, a darci i consigli, ci siamo capiti, non sempre è così.F.T.: Il coraggio di essere senza il guscio pochi lo hanno. Io mi ero innamorato del tempo cinematografico di Elio, che uno ha o non ha. Se indugi troppo diventi una statuina, se lo corri troppo si perde tutto. È un tempo trasversale. Non l’ho imparato perché non si impara, ma puoi goderne. Sono arrivato sul set con una fiducia gratis. E poi è raro il non tirarsela, senza attriti tra attori. Elio non ha conflitti col proprio ego, è pratico, è concreto e anch'io sono concreto. Siamo come due cinghiali! È stato tutto teso a costruire, senza tensioni.E.G.: Abbiamo iniziato subito a giocare a Quattroformaggi e RinoF.T.: E giù scappellotti…eravamo già quella cosa lì. Con tutto il cast.E.G.: Tra tutti gli attori non c’è nessuno che lavora per sé.F.T.: Gabriele senza nessun attrito riesce a tenere le redini in mano, ma senza frusta. Tutti esprimiamo il suo immaginario e questo è sintomo di un regista che è davvero autore. Tutti e tutto esprimono quel colore lì, è un risultato veramente armonico. Questo è molto raro, anche perché un film è fatto da milardi di cose.E.G.: Anche perché non è una modalità coercitiva.
Alessandro De Simone - alphabetcity.it